Tanzania. Christine Mandalu ha raccolto l'acqua dalla pompa installata da Oxfam. Credits: Amy Vitale/Oxfam

Specchiamoci nelle nostre abitudini

Il tempo delle soluzioni. Questo il tema del sesto Forum Mondiale sull’Acqua che si svolge a Marsiglia questa settimana,  e al quale partecipano molti attori pubblici e privati assai diversi tra loro –  Stati, organizzazioni internazionali, autorità locali, imprese, società civile.


La notizia del raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo del Millennio sull’acqua non è sufficiente a far gioire i numerosi partecipanti al Forum: molto resta ancora da fare per trovare soluzioni concrete a tematiche non facili. Come garantire la tutela dell’acqua come bene comune? Quali strumenti adottare per una gestione condivisa di questa risorsa attraverso le frontiere, tra nazioni e all’interno delle nazioni? Come garantire e far ulteriormente avanzare il diritto universale all’accesso all’acqua e ai servizi igienico sanitari, in un mondo nel quale c’è una scarsità soprattutto economica – e non fisica d’acqua?


Per tentare di rispondere a queste domande sono molte le proposte sul tavolo. L’Unione Europea prima di tutto: la Francia, paese ospitante del Forum, si è distinta per aver voluto stimolare – per la prima volta da quando esiste il Forum – una riflessione sull’acqua e sulla sicurezza alimentare, nella consapevolezza di quanto i due temi – insieme al tema dell’energia – debbano essere trattati in maniera integrata. Una strada seguita anche dalla Germania, che ha lanciato pubblicamente a Marsiglia la piattaforma Nexus “Water, Energy, Food” con la quale raccogliere contributi in vista di Rio + 20. Il contributo di Oxfam a questa iniziativa si trova qui.


Un ruolo preminente lo hanno anche le organizzazioni internazionali. L’OCSE (Organizzaizone perla cooperazione e lo sviluppo economico)  ha presentato il proprio rapporto “Meeting the Water Reform Challenge” che insiste molto sulla necessità di trovare soluzioni “miste” di finanziamento della risorsa idrica che non stimolino il consumo, ma piuttosto il risparmio d’acqua. Anche Le Nazioni Unite hanno presentato il World Water Assessment Programme, che sottolinea come sia necessario sia aumentare gli investimenti per la tutela e la promozione del diritto all’acqua, sia trovare nuove forme di governance, anche internazionale.


Per raggiungere questi obiettivi insomma tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. E colpisce molto il ruolo degli enti locali, come quelli francesi: dal 2005 la legge Oudin-Santini permette agli enti locali e alle agenzie idriche di consacrare fino all’1% del proprio budget nel settore idrico ad iniziative di cooperazione internazionale sull’acqua nel Sud del Mondo. Un esempio seguito anche in Italia dalla Toscana ma che non si appoggia su un quadro normativo favorevole a differenza di quanto accade Oltralpe. Ci auguriamo che, in un momento nel quale l’acqua è al centro di molti dibattiti e di un rinnovato interesse dei cittadini, anche l’Italia possa adottare una “soluzione concreta” che si è già dimostrata cruciale nel migliorare la situazione dei miliardi di persone sprovviste di accesso ai più semplici servizi igienici.

Elisa Bacciotti, Oxfam Italia