Crisi alimentare in Kenya

Si è concluso il G20 di Cannes: la tassa sulle transazioni finanziarie ottiene il sostegno di tutti i leader, ma sulla lotta alla fame vi sono pochi passi concreti.
In un G20 monopolizzato dalle discussioni sulla Grecia e dal caso Italia, il crescente consenso sull’adozione della tassa sulle transazioni finanziarie (o Robin Hood Tax) è l’unica nota positiva di un vertice deludente sul piano della lotta alla povertà.


La Robin Hood Tax ha mosso i primi passi a Cannes. Francia, Spagna e Germania sono i suoi più decisi sostenitori, seguiti da Brasile, Argentina. Etiopia e Sudafrica, che affermano di volerne utilizzare il ricavato per favorire la lotta alla povertà globale. Gli Stati uniti hanno superato la precedente opposizione alla proposta, maturata in ambito UE, di istituire una tassa sulle transazioni finanziarie nell’Eurozona.

La tassa sulle transazioni finanziarie può rappresentare davvero una soluzione concreta per raccogliere risorse a beneficio della spesa sociale, nel Nord e nel Sud del Mondo. Il prossimo passo è realizzarla il prima possibile, a partire dall’Eurozona”, afferma Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia. “Per questo ci auguriamo che l’Italia, paese che a Cannes ha preso impegni precisi in ambito economico-finanziario, possa comprendere appieno le potenzialità di questo strumento per la lotta alla povertà e schierarsi presto a fianco degli altri paesi europei che promuovono l’adozione della tassa”.


Novità positive anche sul fronte della finanza innovativa per la lotta al cambiamento climatico: il G20 ha gettato le basi per un accordo su un’equa tassazione delle emissioni di carbonio dei trasporti marittimi. Al G20 Francia, Germania e Sudafrica hanno sostenuto la proposta, mentre altri paesi l’hanno appoggiata per la prima volta.  E’ ora compito dei negoziati Onu sul clima, in programma Durban a fine novembre, concludere l’accordo.


Delusione invece per le misure a sostegno della lotta alla fame: il G20 ha fatto un primo passo per migliorare la trasparenza dei mercati e sperimentare la costituzione di riserve alimentari regionali per diminuire la volatilità dei prezzi. I leader hanno espresso un sì condizionale alla proposta di una migliore regolazione dei derivati su merci o materie prime, ma hanno affrontato in primis le conseguenze degli alti prezzi, non le cause. Come per esempio l’eccessiva speculazione e le politiche di sostegno ai biocarburanti che trasformano enormi quantità di cibo in carburante.

I grandi sconfitti di questo G20 rimangono le persone affamate – poco meno di un miliardo – che questo vertice avrebbe potuto aiutare riformando il sistema alimentare al collasso. La tavola del summit era imbandita con misure pratiche per controllare i prezzi alimentari fuori controllo, ma i leader non le hanno messe sul loro piatto”, dichiara Luc Lampriere, portavoce di Oxfam International.