G7 agricoltura: investiamo sulle donne

13 Ottobre 2017

La chiave per sconfiggere la fame, donne e piccoli produttori

Le donne agricoltrici vincono la fame

Alla vigilia del G7 agricoltura un appello ai leader europei perché investano nel sostenere i piccoli agricoltori, soprattutto donne, nell’affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Tutti i dati nel rapporto Finanziare le donne in campo.

Chi produce più cibo?

L’80% del cibo a livello mondiale è prodotto da aziende a conduzione familiare e l’agricoltura di piccola scala rappresenta un elemento chiave delle economie dei paesi in via di sviluppo. Ma questi piccoli agricoltori sono anche i più esposti agli affetti dei cambiamenti climatici.

Cambiamento climatico e fame

Eventi climatici estremi quali siccità o alluvioni hanno una conseguenza diretta sull’aumento della fame nel mondo, che nel 2016 ha colpito 38 milioni di persone in più, per la prima volta dopo 10 anni. Non solo mettono direttamente in pericolo la vita, ma distruggendo terre e raccolti contribuiscono all’aumento dei prezzi del cibo, minando ogni forma di sostentamento.

Cosa bisogna fare per eliminare la fame?

Per realizzare l’obiettivo di eliminare la fame entro il 2030, a livello globale – così come definito dalle Nazioni Unite – i paesi poveri e i paesi donatori avranno bisogno di aggiungere alla loro spesa pubblica, 11 miliardi di dollari in più all’anno. Per questo occorre:

  • Finanziare i piccoli agricoltori. L’accordo sui cambiamenti climatici di Parigi stabilisce che gli stanziamenti dei paesi donatori dovrebbero raggiungere i 100 miliardi entro il 2020.  Ma i finanziamenti e gli aiuti sono ancora insufficienti per consentire agli agricoltori di piccola scala di adattarsi e resistere al clima che cambia.
  • Investire sulla lotta ai cambiamenti climatici. Per l’adattamento ai cambiamenti climatici, i paesi in via di sviluppo potrebbero dover affrontare, entro il 2030, costi che oscillano tra i 140 e i 300 miliardi di dollari all’anno. Ad oggi però i finanziamenti multilaterali stanziati negli ultimi anni ammontano a soli 345 milioni di dollari.
  • Investire sulle donne. Investire sulle piccole agricoltrici può ridurre la fame del 17%. Le donne producono il 20-30% in meno e con salari più bassi, seppur il loro lavoro in agricoltura rappresenti il 43% della produzione nei paesi in via di sviluppo. Eppure se questo divario venisse riequilibrato, si potrebbe generare un aumento sostanziale della produzione agricola, riducendo la fame a livello globale del 17%. Garantendo così un adeguato accesso al cibo a 150 milioni di persone in più.

Elinuru, una donna speciale al G7 di Bergamo 

Al G7 di Bergamo ci sarà anche Elinuru Palangyo, piccola produttrice agricola della Tanzania, che parteciperà alla conferenza di apertura come nostra ambasciatrice, in rappresentanza di milioni di donne contadine che, in gran parte dei paesi poveri, a partire dall’Africa, sono costrette ogni giorno ad affrontare difficoltà enormi per la mancanza di accesso al mercato, alla terra, al credito e alla formazione e che oggi più che mai meritano il sostegno dei grandi attori internazionali a partire dai Paesi del G7.

Oggi Elinuru è presidente un gruppo di donne della sua comunità ad Arusha, che si batte per rafforzare il ruolo delle imprenditrici e agricoltrici di piccola scala e gira molti Paesi africani per condividere la propria esperienza.

Appello di Elinuru ai leader del G7 di Bergamo

Faccio appello ai leader mondiali e dei paesi G7 affinché non si dimentichino di noi, perché dare nuove opportunità a milioni di donne in tanti paesi come il mio, credo possa essere il primo passo sulla strada per il riscatto di un intero continente. E’ perciò prima di tutto indispensabile un aumento dei finanziamenti che permettano di resistere all’impatto di eventi climatici sempre intensi, alle tantissime comunità che devono la propria crescita economica e occupazionale all’agricoltura di piccola scala”.

Il nostro appello

Chiediamo ai governi dei Paesi donatori a partire dai 7 Grandi di rispettare in primis gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. 

Chiediamo inoltre ai Governi dei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa, di aumentare i finanziamenti a sostegno delle piccole agricoltrici.