Gaza senz’acqua

22 Marzo 2017
Un camion carico d’acqua a Gaza.

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua abbiamo pubblicato il rapporto Gaza senz’acqua per denunciare che a due anni e mezzo dal conflitto del 2014, oltre 1,8 milioni di abitanti hanno un limitatissimo accesso all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari.

L’emergenza idrica a Gaza

Il sistema straordinario disegnato dalla comunità internazionale per la ricostruzione post-bellica (il cosiddetto Gaza Reconstruction Mechanism-GRM) non riesce ancora a rispondere ai bisogni dei quasi 2 milioni di abitanti della Striscia “intrappolati” in una delle zone più densamente popolate del mondo.

Il 95% della popolazione – anche solo per bere e cucinare –  dipende dall’acqua marina desalinizzata fornita dalle autocisterne private. A questo si aggiunge un sistema fognario del tutto inadeguato con oltre un terzo delle famiglie che non è connesso al sistema delle acque reflue. Una situazione di carenza idrica di cui fanno le spese soprattutto donne e bambini, che in molti casi sono costretti a lavarsi, bere e cucinare con acqua contaminata e si trovano esposti così al rischio di diarrea, vomito e disidratazione.

Una situazione drammatica, aggravata degli effetti del decennale blocco di Israele sulla Striscia.

Il blocco di Israele sulla Striscia di Gaza

Siamo di fronte a una situazione di “stallo”, nel processo di ricostruzione, considerando che:

  • una lista di ben 2.950 materiali necessari per ricostruire le infrastrutture essenziali per la fornitura di acqua e di servizi igienico sanitari ancora è in attesa di approvazione per poter entrare nella Striscia;
  • solo il 16% dei materiali destinati a progetti di ricostruzione di infrastrutture idriche, sottoposti all’approvazione dell’attuale sistema, hanno passato il blocco imposto dalle autorità israeliane;
  • per la maggior parte dei materiali necessari per le infrastrutture idriche –  che sono ritenuti utilizzabili sia per scopi civili che militari dalla autorità israeliane- si deve attendere tra i 61 e i 100 giorni per il responso di idoneità e poter entrare a Gaza;
  • meno della metà dei progetti per la ricostruzione delle infrastrutture idriche e per l’erogazione dei servizi igienici essenziali, previsti dall’attuale sistema di ricostruzione, sono stati completati.

Cosa chiediamo al governo di Israele:

  • di porre fine immediatamente al blocco sulla Strscia
  • di aprire tutti i valichi da e verso Gaza
  • di rimuovere con urgenza dalla “dual use list” materiali fondamentali per progetti umanitari e di sviluppo.

Cosa chiediamo all’Autorità palestinese e le autorità politiche che de facto controllano Gaza:

  • di dare priorità alla riconciliazione
  • di favorire la comunicazione e il coordinamento tra Gaza e la Cisgiordania
  • di assumere un ruolo di leadership più forte nella ricostruzione e nello sviluppo.
Sostieni l’intervento di Oxfam a fianco della popolazione di Gaza, attraverso la campagna #Savinglives

Fame e sangue a Gaza

2 milioni di abitanti intrappolati nella Striscia di Gaza, in maggioranza rifugiati, sono ormai allo stremo. Quasi la metà della popolazione non ha cibo a sufficienza. Oxfam al momento sta aiutando 258.000 persone fornendo cibo, acqua e servizi igienici vitali, ma la situazione umanitaria è disperata.

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