Diamo i numeri

Tanzania. Christine Mandalu ha raccolto l'acqua dalla pompa installata da Oxfam. Credits: Amy Vitale/Oxfam

Specchiamoci nelle nostre abitudini

In media, una persona che vive nei paesi in via di sviluppo utilizza 10 litri di acqua ogni giorno per bere, lavarsi e cucinare. Mentre nel nostro paese ciascuno di noi consuma in media, per le sole necessità domestiche, 213 litri di acqua ogni giorno.

Il peso dell’acqua che le donne in Africa e in Asia trasportano sulle loro teste si aggira intorno ai 20 kg, tanto quanto il bagaglio accettato dalle maggiori compagnie aree del mondo. Sono 40 miliardi le ore lavorative impiegate ogni anno in Africa per il trasporto dell’acqua.

Sono 443 milioni i giorni di scuola persi a causa di malattie connesse all’uso dell’acqua. Quando sono disponibili servizi sanitari adeguati, l’11% in più delle bambine e delle ragazze possono frequentare la scuola.

Dati che fanno riflettere. Pensiamo anche che, nelle prossime 24 ore, 5mila bambini moriranno di malattie causate da acqua sporca e scarsi servizi sanitari. In molti di questi casi, sarebbe possibile prevenire o almeno curare queste malattie:  se attuati insieme, gli interventi per fornire acqua potabile, servizi sanitari e condizioni igieniche adeguate, potrebbero ridurre il numero dei morti a causa della diarrea del 65%.


Le buone notizie

I progetti di Oxfam per fornire acqua potabile, servizi sanitari e attività di formazione in sull’igiene hanno un costo medio pro capite di 45 dollari.

Oxfam Italia rafforza le capacità delle istituzioni e delle comunità locali di programmare, realizzare e gestire in maniera appropriata servizi idrici di qualità e non discriminanti, realizzando servizi e infrastrutture e promuovendo campagne e iniziative di sensibilizzazione sull’acqua bene comune.

Chiede alla comunità internazionale, al governo italiano e a quello dei paesi del Sud dove opera di rispettare gli impegni assunti, contribuendo a garantire l’accesso all’acqua potabile.