Etiopia. Due giorni di cammino solo per raccogliere l’acqua necessaria a dissetare la propria famiglia e i propri animali, che spesso sono l’unica fonte di reddito e sostentamento. E’ quanto ogni giorno milioni di persone in alcune regioni del nord, dell’est e del sud dell’Etiopia sono costrette ad affrontare a causa della peggiore siccità che ha colpito il paese negli ultimi 30 anni, effetto di El Niño.

Habodo è una di loro, una mamma sola di 50 anni, che è costretta, ogni giorno, a fare i conti con la fame e la sete.
Habodo vive con un piccolo gruppo di persone (sei adulti con i loro bambini) a un miglio dalla comunità di Bisle e dal campo per sfollati. Habodo ha sette figli, cinque dei quali abitano con lei in una piccola capanna di legno, con alcune coperte e pelli per proteggere il tetto. Habodo e la sua famiglia dormono sopra ai sacchi vuoti di mais. Fuori, in un piccolo recinto ci sono tre caprette. Il campo, e la cisterna installata da Oxfam, si trovano a venti minuti di cammino. Habodo aveva 60 mucche, ma solo una è sopravvissuta. E’ molto magra e le si vedono le costole; cerca invano di ripararsi dal sole cocente sotto un esile alberello. Il paesaggio arido e polveroso è punteggiato da cespugli verdi, conosciuti come “alberi sempreverdi”. Si tratta in realtà di una pianta spinosa estremamente invasiva e pericolosa: se un asino ne mangia quantità eccessive infatti può anche morire.

Fino ad ora, la siccità ha colpito soprattutto gli animali. Oggi invece riguarda anche noi. Questo mi spaventa. Non abbiamo abbastanza da mangiare adesso. Riceviamo aiuto, e cerchiamo di fare il possibile per farcela da soli. È la siccità la causa di tutti i nostri problemi. Il peggiore è la mancanza di cibo e acqua, quello di cui abbiamo più bisogno. Sono una sfollata. Ci siamo fermati qui perché intorno non c’è più acqua. Prima avevamo un cammello, e spostarsi era molto più facile. Da Settembre, ci siamo spostati circa 6 o 7 volte. Più forti sono i tuoi asini, più alte sono le possibilità di riuscire a sopravvivere. Questo è tutto quello che siamo riusciti a portare con noi.

Siamo qui da due mesi e mezzo. Ci sono voluti due giorni per arrivare qui a piedi. Non è un bel periodo per il bestiame questo. Siamo pastori nomadi, quindi ci spostiamo sempre. Prima in giro si potevano vedere molte case. C’erano iene dappertutto, ma nessuna macchina. Io ho sette bambini, e hanno molta paura delle macchine. Non sono abituati, non avevano mai visto gente di pelle bianca prima d’ora. Il sole ci dà molto fastidio. Non abbiamo coperte, non abbiamo nemmeno una tanica di plastica per raccogliere l’acqua, usiamo contenitori fatti con le pelli di capra. Dicono che se una mucca mostra le costole allora sta per morire. Asini e cammelli sono i più resistenti, mentre le mucche sono le più vulnerabili. Avevo 30 capi grandi e 30 piccoli: ora mi resta solo questa mucca, e dividiamo il cibo con lei. È malata, si vede quando le guardi le zampe. Due anni fa, prima della siccità, avevo mucche, pecore, capre, asini e un cammello. La siccità li ha uccisi tutti, anche il cammello, il più importante tra tutti i miei animali. Durante il viaggio per cercare l’acqua si è rotto una zampa, e siamo stati costretti ad abbatterlo, prima che le iene lo uccidessero.

La differenza tra prima e dopo la siccità è enorme. Adesso dipendiamo totalmente dagli aiuti. E’ la sfida più grande che abbia mai dovuto affrontare. L’unico mio bene adesso è questa mucca. Ho anche 14 maialini da latte, ma non hanno mercato. Sono molto magri e non darebbero abbastanza carne. Prima avrebbero mangiato l’erba e sarebbero ingrassati. Li avremmo portati al mercato e venduti.

Ai commercianti interessa il peso dell’animale. Adesso li guardo e mi chiedo, cosa mangeranno? Sono come morti viventi. In pratica non ho più nulla. Prima dovevo solo accudire gli animali. Avevamo latte da bere. Adesso ho molto lavoro, devo andare presto al mattino a cercare qualche foglia per loro nei cespugli sempreverdi, e dargliele io stessa. Sono troppo deboli per sfamarsi da soli. Cerco anche i semi, e purtroppo devo pensare a come divider quello che trovo tra loro e i miei figli. Se perdo gli animali, non sarò in grado di provvedere a loro. Per noi, gli animali sono importanti tanto quanto gli esseri umani. Certe volte mangiamo appena, così che gli animali possano avere cibo e avere qualche possibilità di sopravvivere. Speriamo che piova.

Cerchiamo solo di sopravvivere. Chi non ha più nulla è andato in città. Noi siamo qui perché abbiamo ancora qualcosa. Quando verrà la pioggia so che vivremo, ma ci vorranno anni per ricominciare. Andare in città vuol dire più soldi e più tempo per abituarsi. Se non hai casa, puoi scordarti le città più grandi. Non abbiamo soldi per sopravvivere in città. Qui al limite possiamo mangiare le foglie, in città servono i soldi.

Gli adulti possono stare qualche tempo senza mangiare e andare avanti con poco cibo. Ma i bambini soffrono la fame e si ammalano. Quando hanno fame mangiano troppe foglie, che fanno male allo stomaco e li fanno stare male per giorni. Il mais che abbiamo non è abbastanza. Possiamo resistere la massimo due giorni senza mangiare. Adesso abbiamo cibo sufficiente per mangiare una volta al giorno, così che quello che abbiamo dura di più. Quando la fame è tanta, mangiamo anche cose che non mangiavamo prima. Abbiamo provato con le radici, ma non hanno sapore e comunque non fanno passare la fame. Ci sentiamo impotenti e paralizzati. Quando si ha così tanta fame non ci si può muovere, non si può nemmeno andare a prendere l’acqua. Guardatemi. Non dormo più. Non possiamo dormire fuori, ci sono iene e volpi e i bambini hanno paura. Mi metto di traverso alla porta così i bambini se si svegliano non possono uscire. Se dovessero allontanarsi… prima le iene mangiavano il bestiame, ma ora che il bestiame non c’è più attaccano uomini e asini. La paura uccide ogni altro mio sentimento. E quando hai paura sei responsabile.

Prima della siccità eravamo felici. Mungivamo le mucche, avevamo sempre latte fresco, facevamo il burro e lo vendevamo al mercato. Non dipendevamo dal governo. Ogni pasto era fonte di gioia. Quando piove l’erba cresce e diventa pascolo. Quando gli animali mangiano, tutti noi ci svegliamo. L’acqua riempie la terra. I bambini erano belli, sani, felici. Portavano gli animali al pascolo, giocavano, andavano a scuola. Vederli insieme agli animali era una visione felice. Le nostre canzoni parlavano di questo: felicità, pioggia, pascoli e latte.

Adesso i bambini non giocano più. Chiedono cibo alle macchine che passano. Cercano l’ombra per ripararsi. Non c’è più latte e non c’è più forza per giocare.
Quando riesco a mangiare qualcosa ho anche il latte per il mio bambino. Se non mangio piange e sono costretta ad attaccarlo al seno per farlo ciucciare, anche se non esce niente.

I nostri figli ci chiedono perché Dio ci sta facendo questo. Spieghiamo loro che non è colpa nostra. Non capiscono.
Siamo gente che condivide. Se abbiamo più degli altri, dividiamo. Crediamo che quello che si da oggi lo si riceva indietro domani. Se non fosse per Oxfam non avremmo l’acqua. Avere l’acqua così vicino significa risparmiarsi ore di cammino. Persino gli asini si stancavano, quando dovevamo recarci al pozzo. Usavamo un piccolo recipiente e scavavamo sempre più a fondo, perché l’acqua era poca. Ci alzavamo alle sei e tornavamo a casa a mezzogiorno. Quest’acqua ci salva anche dalle iene. Crediamo che ogni aiuto porti ancora più aiuto.“.