
Mohammed ha 41 anni e viene dalla Striscia di Gaza. Da quando era adolescente si dedica ai bambini con disabilità: ha iniziato come volontario a soli 17 anni in organizzazioni che si occupavano di bambini con sindrome di Down e autismo, e da allora non ha mai smesso. Nel tempo è diventato presidente di un’associazione che sostiene i bambini con disabilità nella Striscia.
È un lavoro che mi accompagna da tutta la vita. In questo campo sono cresciuto.

Dopo il 7 ottobre 2023, la sede della sua associazione è stata danneggiata dalle forze di occupazione. Nonostante questo, lui e il suo team hanno continuato a fornire servizi nel sud della Striscia, all’interno dei campi per sfollati.
La situazione a Gaza è catastrofica: c’è fame, sete, e una grave carenza dei servizi di assistenza che garantivamo prima del 2023.
Con la guerra, molti bambini seguiti dall’associazione sono scomparsi: “Abbiamo perso i contatti con almeno 18 di loro. Non sappiamo se siano dispersi o se siano rimasti uccisi.”
Una famiglia ferita dalla guerra
Anche la famiglia di Mohammed ha subito conseguenze gravi. I suoi figli — Anas, Samira e Mennah — sono stati feriti negli attacchi della fine del 2023. Sono stati trasferiti in Egitto per ricevere cure.
Anas e mia moglie Wafaa sono riusciti a partire per primi. Trasferire Samira è stato molto difficile: al confine la sua richiesta è stata respinta.
Alla fine, Mohammed è riuscito ad affidarla alla Croce Rossa. “Era il suo primo viaggio da sola, aveva solo 14 anni.”
A settembre 2024 è arrivato in Italia, dopo sei mesi trascorsi in Egitto. “A giugno 2024 ho ottenuto il permesso di entrare in Italia. Ero felice, ma nello stesso periodo ho saputo che mio fratello era stato ucciso a Khan Younis.”

La fatica dell’integrazione e la distanza dalla famiglia
Una volta arrivato, Mohammed ha trovato nel progetto SAI un punto di riferimento. “Mi hanno trattato da subito come parte della loro famiglia.”
La persona con cui è rimasto più in contatto è David:
Mi sostiene nel far sentire la mia voce e nell’aiutare i bambini di Gaza da qui. È sempre stato disponibile e presente.

Nonostante l’accoglienza ricevuta, Mohammed ammette che non riesce ancora a sentirsi completamente sereno:
Penso sempre alla mia famiglia a Gaza: ai miei fratelli, ai loro figli. Sono costantemente preoccupato per loro.
Il sogno di ricominciare
Oggi Mohammed spera di poter continuare ad aiutare i suoi figli e i bambini di cui si occupava nella Striscia.
Il mio sogno è sostenerli, proteggerli, e continuare il lavoro che facevo con loro.
Ricorda con chiarezza il momento in cui è stato annunciato il cessate il fuoco: “Ci siamo sentiti sollevati e felici. La mia famiglia ha ricominciato a respirare. Anch’io sono sceso in strada per respirare a pieni polmoni.”
Ma quella speranza è durata poco: “Dopo una settimana ho scoperto che altri nove membri della mia famiglia erano stati uccisi.”
Oggi il suo desiderio è semplice:
Voglio che la sicurezza torni per il nostro popolo e per i bambini di Gaza. Solo così potremo tornare davvero a respirare. Le nostre vite restano radicate lì.








