Mladic è stato arrestato a 80km da Belgrado.

Il generale Mladic, accusato di genocidio.

Ore 13.30 del 26 maggio 2011. Boris e Daria dalla nostra sede di Sarajevo ci stanno raccontando che dal maxischermo di un centro commerciale nel cuore della città viene annunciata la notizia in diretta: il presidente serbo Tadić conferma che l’uomo arrestato in Serbia è l’ex generale Ratko Mladić, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina durante la guerra del 1992-95.  Chiara segue la stessa diretta dalla sede di Firenze.
Latitante dal 1996, Mladić è incriminato dal Tribunale dell’Aja dal luglio 1995, per crimini di guerra, genocidio e complicità in genocidio, oltre che di violazione delle leggi e usanze di guerra. I fatti di Srebrenica, in cui furono uccise nell’arco di pochi giorni circa 8.000 persone e la cui responsabilità grava tra le accuse contro il generale, è un evento divenuto tragico simbolo della guerra in Bosnia Erzegovina.
I passanti si fermano qualche istante, poi proseguono increduli.
L’arresto avviene qualche giorno dopo le scuse ufficiali del nuovo consiglio direttivo della TV nazionale serba RTS per i toni utilizzati nel corso degli anni ‘90 che “hanno più volte offeso i sentimenti, l’integrità morale e la dignità dei cittadini serbi, degli intellettuali umanisti, dei membri dell’opposizione, dei giornalisti critici, di alcune minoranze, delle comunità religiose e dei popoli e paesi confinanti” .  Un altro segnale di distensione della Serbia nei confronti dei paesi vicini che fa seguito agli incontri tenutisi negli ultimi mesi tra i capi stato firmatari degli accordi di Dayton.


Ma come sarà accolta la notizia dell’arresto di Mladić è ancora da capire. Il presidente Tadić ha intimato “il processo per chiunque cercherà di creare instabilità politica”. Eppure un sondaggio realizzato a maggio in Serbia dal “National Council for Cooperation with the Hague Tribunal” e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha rilevato che il 51% dei cittadini serbi sarebbe contrario all’estradizione di Mladić in caso di arresto, e che il 39% lo considera un eroe . Chi lavora nei Balcani, come Oxfam Italia, infatti, è consapevole della difficoltà a dare una lettura univoca degli avvenimenti politici.
Certo è che l’arresto di Ratko Mladić aggiunge un tassello importante alla ricostruzione delle responsabilità degli eventi bellici del 1992-95 che negli ultimi anni ha visto la condanna in primo grado del generale croato Ante Gotovina , per l’operazione tempesta che ha portato all’espulsione di più di 200.000 serbi dalla Krajina, e l’arresto e il processo, ancora in corso, di Radovan Karadžić, incriminato per genocidio e crimini di guerra.
Processi che non hanno contribuito a superare le tensioni del passato, ma che anzi spesso le hanno rinfocolate, soprattutto tra le comunità della Bosnia Erzegovina che è ancora alla ricerca di una sua stabilità politica.  Per contribuire al percorso di riconciliazione tra le comunità locali, isolate e marginalizzate a causa della guerra, l’ONG Oxfam Italia dal 2003 lavora nei Balcani, e in particolare in Bosnia Erzegovina  , con diversi soggetti istituzionali e della società civile. Attraverso molti interventi che valorizzano le risorse territoriali, Oxfam Italia favorisce la ricostruzione dei legami e il dialogo tra le diverse comunità e supporta il percorso di integrazione europea.

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