Liberia, lo spirito di una volontaria contro Ebola

26 Novembre 2014
Liberia, lo spirito di una volontaria contro Ebola
Liberia. Agnes compila i dati di una famiglia a cui ha fatto visita. Credits: Oxfam

Agnes al lavoro

I modi alla buona di Agnes Nyantie, volontaria di salute, nascondono uno spirito che si sta rivelando fondamentale contro  l’epidemia di Ebola che ha colpito la Liberia.


Agnes, 42 anni e 5 figli, ogni giorno va di porta in porta nei vicoli malsani di West Point, uno dei quartieri più poveri di Monrovia, per offrire consigli su come prevenire il virus e come trattare i casi sospetti. In questa zona Oxfam ha fornito a 2mila famiglie kit igienici, sufficienti per 14mila persone e anche se l’energica commissaria di salute, Miatta Flowers, ne è chiaramente grata, dichiara che avrebbero bisogno di molto di più. La sua preoccupazione è che il materiale sia insufficiente per questa zona così densamente popolata, e che questo possa creare tensione.


A chilometri di distanza dalla stretta strada del quartiere, con i suoi mercati e negozi brulicanti ai lati delle vie, in cui si può trovare di tutto, Agnes offre con calma i suoi consigli contro l’Ebola alle famiglie. La donna è uno dei 100 membri dell’energica squadra di volontari di salute comunitari che sono in prima linea nella battaglia contro l’ebola. Agnes è volontaria da tre anni, prima si occupava di violenza sulle donne, ora invece 6 giorni alla settimana è impegnata nella prevenzione del virus, visitando 20 famiglie al giorno.


Spiegare che cosa sia questa malattia mortale alle famiglie di West Point non è facile. Agnes solleva le mani agli occhi e dice “Mi dicono che non possono vederla. Non sanno come l’ebola arrivi e vogliono che se ne vada. Anche se ora sta diminuendo, non è più come prima”.


Lo spettro del virus si è diffuso attraverso West Point qualche settimana fa, tanto che il governo ha deciso di mettere in quarantena 80mila persone per 21 giorni, scatenando reazioni di rabbia, per cui dopo 10 giorni la quarantena è stata sospesa.


Agnes compila meticolosamente i formulari da riempire durante le visite, raccogliendo i commenti delle persone. Nei tre che ha raccolto nella mattinata c’è scritto che l’epidemia sta diminuendo, che le persone si sentono bene ora, ma che vogliono più dottori e medicine. Lavarsi le mani regolarmente è importante e fuori da ogni negozio e attraverso tutto il sovraffollato quartiere, con le sue pozzanghere di acqua stagnante alimentate dalle recenti piogge, ci sono secchi con rubinetti d’acqua per farlo. La gente li usa regolarmente e Agnes fa in modo di ricordarglielo nelle sue visite quotidiane.


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi di ebola stanno diminuendo in Liberia. Agnes dice che a West Point il suono delle ambulanze, che erano solite sfrecciare attraverso la strada principale non è più così frequente. Il tempo ci dirà se questa diminuzione sarà regolare. Qualunque sia il caso, è chiaro che a West Point gli aiuti a disposizione non sono sufficienti.


Tuttavia, mentre i nostri volontari se vanno, con l’impressione che ci siano i segni  che l’epidemia di ebola nel quartiere possa dirsi quasi finita, passa di fronte a loro un gruppo di ambulanze e pickup che trasportano cadaveri.