I diritti umani sono universali, non possono essere concessi, sospesi o negoziati. Eppure, è esattamente quello che succede da più di mezzo secolo in Palestina.
Dopo più di 50 anni di occupazione, oggi, il disegno israeliano di annessione e cancellazione del Territorio palestinese non è mai stato più chiaro.
Centinaia di migliaia di civili sono stati uccisi e continuano a essere uccisi. L’acqua e il cibo vengono regolarmente usati come armi di guerra, le strutture sanitarie vengono deliberatamente rase al suolo, gli aiuti umanitari vengono ostacolati in ogni modo. Queste non sono strategie militari, sono crimini di guerra e quando violazioni così gravi vengono tollerate o giustificate, si abbassa la soglia di ciò che è considerato ammissibile. Accettare l’inaccettabile significa indebolire il diritto internazionale e aprire la strada a nuove violazioni, ovunque.
Per questo, a due anni dalla pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità dell’occupazione israeliana, abbiamo scelto di lanciare la Campagna ©Palestina / tutti i diritti riservati.
Una chiamata all’azione collettiva, per ribadire che i diritti del popolo palestinese non sono favori o concessioni da negoziare. Per ricordare a tutte e tutti noi che quando dignità, giustizia, sicurezza e libertà vengono negate – in qualsiasi luogo avvenga – i principi che proteggono ogni individuo si indeboliscono, ovunque.
La campagna
©Palestina / Tutti i diritti riservati è una campagna che vuole affermare una verità semplice: il popolo palestinese è il legittimo e unico titolare dei propri diritti.
Il simbolo del copyright non è ironia. È una dichiarazione: ciò che appartiene diritto non può essere sottratto.
Quando Israele, in quanto potenza occupante, e i leader della comunità internazionale ignorano i principi universali del diritto e prendono decisioni unilaterali sulla vita e sul futuro del popolo palestinese, stanno violando i loro diritti fondamentali e mettendo a rischio quelli di tutte e tutti noi.
Il diritto di decidere della propria terra, del proprio governo, del proprio lavoro, delle proprie risorse naturali, del proprio domani, è riservato solo ai palestinesi.
Qualunque decisione imposta sulle loro vite e sul loro futuro, senza la loro voce, senza la loro presenza è una violazione dei loro diritti.

Perché ora?
A Gaza la violenza non si è mai fermata. In due anni e mezzo di conflitto brutale oltre 73 mila persone sono state uccise, 1.000 dal cessate il fuoco di ottobre scorso. Il genocidio continua attraverso lo sfollamento forzato di centinaia di migliaia di persone, la distruzione sistematica di case, ospedali, scuole e infrastrutture essenziali, e il blocco degli aiuti umanitari che priva la popolazione di acqua, cibo e medicinali.
Anche in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, la situazione continua a peggiorare. L’espansione degli insediamenti illegali, l’aumento delle violenze da parte dei coloni, gli sfollamenti forzati e le sempre più severe restrizioni alla libertà di movimento stanno frammentando il territorio palestinese e rendendo impossibile una vita dignitosa. Intere comunità vivono sotto la costante minaccia di perdere la propria casa, mentre arresti arbitrari e continui ostacoli agli spostamenti limitano l’accesso ai servizi essenziali e impediscono anche alle organizzazioni umanitarie di raggiungere chi ha più bisogno.

Questa crisi non è il risultato di un’emergenza temporanea, ma delle politiche israeliane che negano da anni i diritti fondamentali del popolo palestinese e che continuano a compromettere il loro diritto all’autodeterminazione, attraverso l’occupazione illegale, l’accelerazione dell’annessione di fatto, gli sfollamenti forzati, lo sfruttamento delle risorse naturali palestinesi, le restrizioni alla libertà di movimento, l’espansione degli insediamenti illegali e un contesto di coercizione che configura un processo di pulizia etnica.
Cosa chiediamo
La campagna si fonda su cinque richieste, strettamente legate tra loro e inseparabili:
- porre fine all’occupazione illegale del Territorio Palestinese da parte di Israele;
- garantire al popolo palestinese l’accesso alle proprie risorse naturali, compreso il diritto all’acqua, ai servizi igienico-sanitari e all’igiene, condizioni essenziali per restituire sicurezza e autonomia alle comunità;
- assicurare la piena sovranità palestinese, riconoscendo ai palestinesi la guida della governance e della ricostruzione del proprio territorio;
- porre fine alla complicità dell’Italia con l’occupazione illegale, interrompendo il commercio con gli insediamenti illegali e fermando il trasferimento di armi a Israele che possono essere utilizzate per commettere crimini di guerra;
- garantire l’accertamento delle responsabilità, chiedendo la sospensione dell’Accordo di Associazione tra Unione europea e Israele.
Perché riguarda tutti noi?
Difendere i diritti del popolo palestinese non significa sostenere una singola causa. Significa difendere un principio universale: che i diritti umani valgono per tutti, non possono essere applicati in modo selettivo e che la giustizia, una volta riconosciuta, deve appartenere a ogni persona.
Tacere di fronte a un genocidio, a chiare strategie di pulizia etnica, agli sfollamenti di massa, all’annessione di gran parte di uno Stato, significa lasciare che le violazioni continuino, senza che nessuno sia chiamato a renderne conto.
Il silenzio protegge solo chi opprime.
Scopri come fare per entrare a far parte di una comunità che difende i diritti umani e chiede giustizia per il popolo palestinese.







