Siamo abituati a misurare l’impatto di una guerra contando le vittime e gli edifici distrutti. Ma c’è una devastazione più profonda, meno visibile, che entra nella vita quotidiana delle persone e trasforma l’emergenza in normalità.
Le mura familiari di casa diventano teli di una tenda. Le giornate, prima fatta di lavoro, scuola, faccende domestiche all’improvviso vengono dedicate a un’unica priorità: reperire cibo, acqua, medicine, il minimo necessario per la sopravvivenza. Quando una guerra priva le persone dei loro diritti fondamentali, anche il gesto più semplice, come andare in bagno, richiede fatica.

Gli effetti reali dello sfollamento
Per Rania, madre di cinque figli con due lauree, lo sfollamento ha significato perdere tutto ciò che rende una casa tale, ma soprattutto non poter più avere uno spazio che sia solo suo.
“Ho iniziato a sentirmi come se vivessi per strada”, racconta. I bagni erano condivisi, procurarsi l’acqua era una fatica continua e le malattie della pelle si diffondevano rapidamente tra i bambini. Sopra le tende, il rumore costante dei droni ricordava che la guerra non era mai davvero lontana.

Nabil: vivere con una disabilità in un campo per sfollati
Anche per Nabil la guerra ha cambiato radicalmente il significato della quotidianità. Prima coltivava la terra e viveva con la sua famiglia nella propria casa. Poi sono arrivati i bombardamenti, la fame e lo sfollamento. Nel tentativo di recuperare gli aiuti umanitari lanciati dagli aerei, è rimasto gravemente ferito e ha perso una gamba.
Da quel momento anche andare in bagno è diventato un ostacolo quasi insormontabile.
Nel campo per sfollati, i servizi igienici erano condivisi e non accessibili alle persone con disabilità. Sua moglie era costretta ad accompagnarlo ogni volta, aiutandolo a percorrere strade dissestate, spesso rese impraticabili dal fango, e ad assisterlo all’interno dei bagni, senza alcuna privacy.
“Il peso su mia moglie è diventato enorme”, racconta Nabil. Per lei, oltre alla fatica fisica, c’era anche il disagio di doversi occupare del marito in spazi condivisi, circondata da estranei.

Acqua, igiene e protezione: interventi essenziali per gli sfollati a Gaza
Insieme ai nostri partner palestinesi abbiamo realizzato diversi interventi che hanno migliorato concretamente la vita delle famiglie sfollate:
- riparazione delle reti idriche
- distribuzione di acqua e kit per l’igiene
- rimozione dei rifiuti solidi
- svuotamento delle fosse settiche
- fornitura di carburante per mantenere in funzione i pozzi
- attività di promozione dell’igiene.
Accanto a questi interventi sono stati organizzati incontri di sensibilizzazione sui rischi legati agli ordigni inesplosi e percorsi di supporto psicosociale per aiutare le persone ad affrontare paura, ansia e stress.

Recuperare la dignità dei gesti quotidiani
Per Rania questi interventi hanno significato poter disporre di acqua con maggiore continuità e avere finalmente un bagno all’interno della tenda. “Ha fatto un’enorme differenza per me e per le mie figlie, sia in termini di igiene che di privacy”, racconta.
Anche la famiglia di Nabil ha ricevuto un bagno accessibile all’interno della tenda. Per lui ha significato recuperare una parte dell’autonomia perduta. Per sua moglie, non doverlo più accompagnare ogni volta ai servizi condivisi. Per le loro figlie, poter utilizzare il bagno in sicurezza anche durante la notte.

“Le nostre vite torneranno normali quando inizierà la ricostruzione”
Sono cambiamenti concreti, che restituiscono sicurezza e riducono i rischi per la salute. Ma non possono essere considerati una soluzione definitiva.
“Le nostre vite torneranno normali quando inizierà la ricostruzione, quando la guerra finirà davvero e la paura lascerà spazio alla sicurezza”, dice Rania.
Il desiderio di Nabil è altrettanto semplice: “Spero solo che la guerra non torni mai più. Vogliamo vivere in sicurezza. Almeno questo: vivere con dignità.”
Per migliaia di famiglie di Gaza, gli aiuti umanitari rappresentano oggi un sostegno indispensabile. Ma senza un cessate il fuoco permanente, la possibilità di ricostruire le proprie case e il diritto di tornare a vivere in pace, le loro vite continuano a restare sospese nell’incertezza.

Difendere i diritti del popolo palestinese riguarda tutti
Le storie di Rania e Nabil mostrano il volto quotidiano di una crisi che non è il risultato inevitabile della guerra, ma delle continue violazioni del diritto internazionale e dei diritti del popolo palestinese. Milioni di persone sono state costrette allo sfollamento, private delle proprie case, dei servizi essenziali e della possibilità di vivere in sicurezza e con dignità.
Quelle che il governo israeliano continua a portare avanti non sono strategie militari, sono crimini di guerra e contro l’umanità. Tollerare o giustificare violazioni così gravi, significa aprire la strada a nuove violazioni, ovunque.
Scopri la campagna ©Palestina, Tutti i Diritti Riservati e unisciti alla mobilitazione! Chiedi il rispetto dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale.







