L’Italia ogni anno importa oltre 1 miliardo di beni e servizi da Israele, alimentando l’occupazione illegale della Cisgiordania tra sfollamenti, espropri, demolizioni, uccisioni: depositata alla Camera una proposta di legge per vietare importazione e pubblicizzazione di beni e servizi dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato.
IL PERCHÉ DELLA PROPOSTA
Arrivare a un impegno dell’Italia, sull’esempio di altri Paesi europei, per vietare l’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato e fermare una sistematica violazione di diritti che colpisce comunità e economia palestinese, tra espropri, sfollamenti, demolizioni e violenza.
Con questo obiettivo è stata depositata alla Camera una nuova proposta di legge, con primi firmatari i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein. L’iniziativa nasce dall’impegno di una coalizione di oltre 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”.
LA PROPOSTA: DIVIETO REALE DEGLI SCAMBI CON GLI INSEDIAMENTI
Gli scambi sono illegali secondo il diritto internazionale e hanno un costo enorme: miliardi di dollari l’anno per l’economia palestinese, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture:
“Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare – in Italia e negli stati dell’Unione europea – all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). Scambi illegali secondo il diritto internazionale che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture. – spiega Paolo Pezzati, coordinatore della campagna e nostro portavoce per le crisi umanitarie – Paesi come Spagna e Slovenia hanno già adottato legislazioni analoghe, mentre sono vicini a fare altrettanto Olanda, Irlanda e Belgio. Segnali decisivi per una svolta a livello comunitario”.
“È fondamentale che il Governo italiano accolga questa proposta a livello nazionale, allineandosi con quanto richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia. – continua Pezzati – E contemporaneamente cambi posizione a favore della sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, fino a quando non saranno rispettati i diritti umani. Del resto la proposta franco-svedese di un aumento delle tariffe sulle importazioni delle merci da Israele nel mercato Ue – su cui il Ministro degli Esteri Tajani ha dimostrato apertura – sarebbe priva di efficacia. La misura verrebbe infatti immediatamente compensata da nuove sovvenzioni del Governo israeliano alle aziende che operano negli insediamenti illegali”.

L’IMPATTO DISTRUTTIVO DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA IN CISGIORDANIA
Nel 2024 il valore delle importazioni in Italia di beni e servizi da Israele è stato di circa 1 miliardo di euro, principalmente di prodotti agricoli e manifatturieri, di servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza digitale.
Impossibile stabilire quanta parte di questi scambi sia ascrivibile ad aziende che operano nel Territorio occupato, data la possibilità di aggirare le politiche europee di etichettatura e differenziazione territoriale, mentre più che evidenti sono le conseguenze per l’economia e per la popolazione palestinese: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un aumento del tasso di povertà dal 12% al 28% negli ultimi 2 anni, disoccupazione raddoppiata da ottobre 2023 e arrivata al 35%.
Stiamo inoltre assistendo a un’accelerazione degli espropri di aree sempre più vaste, demolizioni, sfollamenti forzati che compromettono l’esistenza stessa delle comunità palestinesi e finiscono per svuotare vaste aree di territorio prontamente occupate dai coloni più violenti.
Solo a marzo una brusca e organizzata escalation della violenza dei coloni israeliani, sostenuti dalle forze militari in tutta la Cisgiordania, ha causato perdite agricole per oltre 4,2 milioni di dollari, dovute alla distruzione di più di 8.000 ulivi, al furto e all’abbattimento di oltre 686 capi di bestiame e alla confisca di oltre 3.441 dunum di terra (pari a 344 ettari).
Nel corso del 2025 sono state inoltre demolite oltre 1.600 strutture, causando migliaia di sfollamenti nelle comunità palestinesi e altre centinaia di abitazioni sono state distrutte da gennaio. Sempre l’anno scorso si sono registrate 240 vittime, di cui 55 minori. Nel 2026 si sono già verificati oltre 700 attacchi che hanno provocato 44 morti, di cui 11 bambini.
Alla luce di tutto questo è evidente come l’esito del Consiglio degli Affari Esteri di lunedì scorso, pur riconoscendo la rilevanza delle organizzazioni israeliane colpite dalle sanzioni, non scalfisca il quadro di illegalità generale. Il tema infatti non è colpire solamente i coloni violenti, ma smettere di sostenere dal punto di vista economico e finanziario l’intero progetto coloniale di Israele.
I PUNTI CHIAVE DELLA PROPOSTA
La proposta di legge chiede quindi in sintesi:
- di vietare l’importazione e la pubblicizzazione in Italia di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato (sia le merci prodotte interamente o parzialmente negli insediamenti, ovvero che lì hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione significativa; che qualsiasi servizio, derivante da attività svolte in tutto o in parte negli insediamenti);
- di definire l’applicazione del divieto attraverso un decreto del Ministro degli Esteri che, in accordo con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, stabilisca i criteri e le modalità di verifica dell’origine dei prodotti importati da Israele per identificare quelli provenienti dagli insediamenti;
- di dare mandato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di vigilare sul rispetto del divieto e di verificare l’origine delle merci;
- che siano gli esportatori israeliani a dimostrare che i loro beni non sono prodotti nel Territorio Palestinese Occupato, contrariamente a quanto avviene ora, prevedendo la possibilita’ di sequestrare e confiscare i beni in caso di false dichiarazioni.
Le associazioni italiane aderenti alla campagna:
ACLI, ACS-NGO, Amnesty International Italia, ANPI, AOI, ARCI, CISS, CNCA, COSPE, CRIC, Emmaus Italia, First Social Life, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Gruppo Abele, Libera, Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, Oxfam Italia, Pax Christi, Rete HUMUS, Rete Italiana Pace e Disarmo, Un Ponte Per, Vento di Terra.
Ora il Governo deve agire!
La proposta di legge è un passo importante ma perché diventi realtà è necessario che il Governo agisca. Con la tua firma puoi chiedere al Governo italiano di interrompere ogni relazione commerciale con gli insediamenti illegali di Israele. Un primo passo concreto per porre fine all’occupazione e alle conseguenti violazioni dei diritti umani dei palestinesi.







