Dal 7 ottobre 2023 il riconoscimento dello Stato di Palestina è tornato al centro del dibattito politico e diplomatico internazionale. Non si tratta di una questione nuova, ma di un tema che riemerge ciclicamente ogni volta che il conflitto israelo-palestinese conosce una nuova escalation di violenza e una crisi umanitaria di vasta portata. In questo scenario, le iniziative parlamentari che chiedono il riconoscimento formale della Palestina come Stato assumono un significato che va oltre il perimetro della politica interna.
Parlare di riconoscimento significa interrogarsi sul ruolo degli Stati, sul valore del diritto internazionale e sulla capacità della comunità internazionale di dare risposte credibili a conflitti che durano da decenni. Significa anche confrontarsi con un equilibrio fragile, in cui le scelte diplomatiche vengono lette come prese di posizione politiche, simboliche e morali, spesso oggetto di forti polarizzazioni.
Nel contesto italiano, la discussione su una mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina si inserisce in un quadro globale segnato da tensioni crescenti, violazioni dei diritti umani e da un acceso confronto sul futuro della pace in Medio Oriente. Al tempo stesso, solleva domande più ampie sul senso e sull’efficacia degli strumenti politici a disposizione degli Stati, sulla coerenza tra dichiarazioni e azioni concrete, e sul rapporto tra diplomazia, tutela dei civili e diritto all’autodeterminazione dei popoli. Emerge, quindi, la necessità di andare oltre slogan e semplificazioni per leggere con maggiore consapevolezza il dibattito pubblico.

Che cos’è la mozione e cosa chiede
La mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina in Italia è un documento parlamentare che impegna il Governo a valutare il riconoscimento formale della Palestina come Stato sovrano. Nel testo si parte dal presupposto che il popolo palestinese attende da decenni tale riconoscimento da parte della comunità internazionale, e propone misure di politica estera per imprimere “una svolta positiva” verso una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese sulla base del principio dei due Stati.
Nel 2025, una mozione avanzata da gruppi come Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico invitava anche le amministrazioni locali, come sindaci e giunte comunali, a verificare e interrompere eventuali collaborazioni con lo Stato di Israele o aziende coinvolte in attività militari fino al riconoscimento e alla cessazione delle ostilità. In Aula, poi, iniziative analoghe sono state discusse e in alcuni casi respinte o riadattate dal Governo e dalla maggioranza parlamentare, che condizionano il riconoscimento alla liberazione degli ostaggi e all’esclusione di Hamas da ogni ruolo governativo nel futuro Stato palestinese.
I precedenti in Europa e nel mondo
Il riconoscimento della Palestina non è un concetto astratto, né una novità: la Palestina è riconosciuta come Stato sovrano da gran parte della comunità internazionale. Ad oggi oltre 157 Paesi su 193 membri delle Nazioni Unite riconoscono formalmente lo Stato di Palestina come soggetto internazionale indipendente, con una storia di riconoscimenti a partire dalla dichiarazione di indipendenza del 1988 e la successiva acquisizione dello status di osservatore non membro all’ONU nel 2012.
Nel corso del 2025, in Europa si sono avuti significativi passi diplomatici: Francia, Spagna, Irlanda e altri Stati hanno ufficializzato il riconoscimento, allineando la loro politica estera a una pressione crescente per una soluzione negoziata del conflitto nel quadro di una strategia multilaterale di pace. Questo movimento riflette un cambiamento della postura europea, dove molti governi finora esitanti stanno compiendo passi concreti, pur mantenendo divisioni su tempi e modi del riconoscimento.

Il contesto attuale del conflitto israelo-palestinese
La mozione italiana si inserisce in un contesto di tensione internazionale molto elevata, segnato dall’occupazione e da un genocidio a Gaza che ha provocato gravi violazioni dei diritti umani e un impasse negoziale prolungato. Mentre le principali potenze mondiali sono divise su come affrontare la crisi, la discussione sul riconoscimento statuale della Palestina ha assunto un significato simbolico e pratico: da una parte serve a riaffermare la legittimità politica della causa palestinese, dall’altra può incidere sugli equilibri diplomatici e sulla percezione internazionale della pace.
All’ONU, l’argomento del riconoscimento è tornato centrale grazie alla crescente adesione di Stati membri e all’attenzione mediatica sulle condizioni di vita nelle aree occupate. La soluzione dei due Stati, che contempla uno Stato palestinese accanto a Israele, resta indicata da molte istituzioni come il quadro più realistico per raggiungere una pace duratura, anche se la strada è complicata da fattori geopolitici, sociali e di sicurezza.

Le implicazioni del riconoscimento per la pace e la diplomazia
Il riconoscimento formale dello Stato di Palestina da parte di un Paese come l’Italia è più di un gesto simbolico che dal punto di vista diplomatico:
- rafforza il profilo internazionale della Palestina come soggetto di diritto internazionale, con potenziali effetti su partecipazione a organismi multilaterali e su accordi bilaterali;
- segnala una presa di posizione rispetto alla soluzione dei due Stati, ribadendo che la pace duratura richiede il rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli.
La comunità internazionale non concorda sempre sui tempi o sulle condizioni del riconoscimento. Alcuni analisti sottolineano che tale atto può rappresentare principalmente un segno politico piuttosto che un cambiamento immediato delle relazioni sul terreno, evidenziando che senza un processo negoziale serio, i riconoscimenti potrebbero rimanere parte di una “diplomazia simbolica” piuttosto che generare progressi sostanziali nel conflitto stesso.
Il lavoro di Oxfam nei Territori Occupati Palestinesi
Per Oxfam, la questione del riconoscimento è intimamente legata sicuramente alla responsabilità internazionali legate alla fornitura di armamenti ad Israele. E poi c’è un legame concreto con la quotidianità delle persone nei Territori Occupati Palestinesi. Oxfam opera da anni sul campo per garantire diritti umani fondamentali: accesso ad acqua pulita, sicurezza alimentare, protezione delle comunità vulnerabili, programmi di sviluppo sostenibile e assistenza umanitaria nei momenti di crisi.
In questo contesto, il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina non è un fine in sé, ma può rafforzare il quadro di tutela dei diritti umani e la legittimazione delle iniziative di cooperazione e protezione internazionale. Un riconoscimento formale da parte di uno Stato membro dell’Unione Europea come l’Italia può contribuire a sostenere l’azione umanitaria, a dare visibilità alle condizioni sul terreno e a incoraggiare un maggiore impegno diplomatico collettivo per una pace giusta e duratura.
Anche tu puoi fare la differenza per Gaza e quindi per la Palestina.







