Storie dalla Siria. Badria, sentirsi fortunati per avere almeno una casa

11 Marzo 2020
Badria, 43, Tripoli, Libano del nord

Badria siede sul pavimento della sua casa a Tripoli mentre ci offre un tè. Indossa ancora la sua fede nuziale. Crediti: Oxfam/Sahar el-Bachir

Mi manca la nostra casa a Ma’ret al-Nohman. Era piccola, ma aveva un giardino con tre olivi, erbe e verdure che avevo piantato io. Vivevamo bene e soprattutto non dovevamo mai preoccuparci di restare senza acqua ed elettricità, come dobbiamo fare oggi in Libano.

Quando il nostro quartiere in Siria è stato bombardato, mio marito ha deciso di fuggire: eravamo in 25. Ci dicevano che il Libano era più sicuro, ma non sapevamo che la nostra vita sarebbe cambiata radicalmente di lì a poco.

Pensavamo che saremmo rimasti per appena un mese, ma nel frattempo sono passati otto anni. Mio figlio, che aveva 12 anni, è stato costretto a interrompere gli studi per aiutare la nostra famiglia, lavorava in un ristorante per molte ore al giorno. Una vita stravolta, come quella dei suoi fratelli. I primi mesi sono stati molto duri. Vivevamo nel nord del Paese, raccogliendo olive in cambio di un tetto. Non era molto, ma almeno eravamo al sicuro ed eravamo insieme. Tutto questo però è durato solo il tempo di una “stagione”. Finito il raccolto, mio marito se ne è andato con la sua terza moglie, lasciandomi con la sua prima moglie e i nostri figli.

Abbiamo deciso quindi di spostarci in città sperando di avere più fortuna. Ma oggi, io e i miei quattro figli cuciniamo, mangiamo e dormiamo nella stessa stanza, perché non possiamo permetterci un posto tutto nostro. E la nostra vita non è certo migliorata.

Il mio figlio più piccolo vende fazzoletti e gomme in strada: lui e i suoi fratelli hanno smesso definitivamente di andare a scuola. Non riusciamo a far fronte alle spese di tutti i giorni, ma almeno abbiamo una casa. Quando sento dei nostri fratelli e sorelle siriane senza un tetto, costretti a vivere in alloggi di fortuna, ringrazio Dio per quello che abbiamo. Questa è stata la nostra vita negli ultimi 9 anni. Siamo esausti. La nostra casa in Siria è stata distrutta e molti dei nostri amici e parenti sono fuggiti”.

Badria, 43, Tripoli, Libano del nord