Oggi il Sud Sudan si trova ad affrontare una crisi umanitaria complessa fatta di sfollamenti di massa, conflitti interni, shock climatici e mancanza di risorse.
Nelle aree del Paese al confine con il Sudan, centinaia di persone continuano ad arrivare ogni giorno in fuga da violenza e fame. Dall’inizio della guerra in Sudan nel 2023 oltre 1,3 milioni di persone hanno cercato rifugio nel Paese, mettendo sotto pressione infrastrutture già estremamente fragili. I centri di accoglienza sono sovraffollati e chi arriva spesso non ha accesso neanche ai beni più essenziali: manca l’acqua potabile, manca il cibo, mancano addirittura i teli di plastica per costruire rifugi di fortuna.

Nello Stato di Jonglei, intanto, l’escalation dei combattimenti nelle ultime settimane sta aggravando ulteriormente la crisi nel Paese: l’avanzare delle violenze e i continui ordini di evacuazione stanno costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire ripetutamente, senza mezzi di sussistenza, accesso al cibo e servizi essenziali.
La situazione alimentare in tutto il Sud Sudan è sempre più critica: quasi 6 milioni di persone soffrono di malnutrizione acuta, e tra queste 1,3 milioni sono in condizioni estremamente gravi.
Si stima che oltre 10 milioni di persone – circa due terzi della popolazione – avranno bisogno di assistenza umanitaria nel 2026.
Renk: città di frontiera sotto pressione
La contea di Renk continua a ricevere tra le 4.500 e 5.500 persone a settimana dai principali punti di accesso lungo il confine con il Sudan.
Le condizioni di vita per chi arriva sono estremamente difficili: le scorte d’acqua sono insufficienti, i servizi igienici limitati e il rischio di diffusione di malattie come colera ed epatite è in forte aumento. Le strutture sanitarie operano spesso solo parzialmente, mentre il sovraffollamento nei centri di transito supera di gran lunga la capacità prevista.
A febbraio, il Centro di Transito di Renk ospitava oltre 8 mila persone, un numero ben superiore alla capacità del centro, concepito per ospitare circa 5 mila individui. Molte delle famiglie, inoltre, non proseguono il loro viaggio una volta arrivate in Sud Sudan, ma si fermano nei centri di transito, trasformando spazi temporanei in insediamenti di fatto, con una crescente pressione su servizi essenziali come acqua, igiene e protezione.
A tutto questo si aggiungono gravi rischi per la protezione: violenza armata, separazione familiare, sfruttamento, violenza di genere e mancanza di documentazione rendono i nuovi arrivati estremamente vulnerabili.

Jonglei: in migliaia in fuga dalla violenza
Dallo scorso dicembre, lo Stato di Jonglei è teatro di violenti combattimenti tra le forze governative e quelle dell’opposizione. I combattimenti hanno causato oltre 280.000 sfollati negli ultimi mesi, con il 75% composto da donne e bambini.
Le persone sono fuggite lasciando indietro beni, scorte alimentari e bestiame. Molte hanno trovato riparo tra la vegetazione o in scuole e chiese sovraffollate, dove i servizi sono minimi o del tutto assenti.
Famiglie già gravemente colpite da insicurezza alimentare e malnutrizione stanno riducendo ulteriormente i pasti per nutrire i parenti sfollati. Già prima degli ultimi scontri, infatti, oltre 700.000 persone nelle contee di Jonglei vivevano livelli di fame classificati come crisi o emergenza, tra cui più di 11.000 in condizioni catastrofiche.
“Le famiglie vengono sfollate con la forza verso aree dove le condizioni sono già drammatiche”, ha dichiarato Shabnam Baloch, direttrice di Oxfam in Sud Sudan. “Alcune sono ferite e riescono a malapena a muoversi. Molte rischiano la fame e sono costrette a bere acqua contaminata da fiumi e paludi. La situazione è oltre la disperazione.”
Acqua contaminata, colera e rischio sanitario crescente
Lo sfollamento della popolazione, l’uso di acqua non sicura e la mancanza di prodotti igienici stanno aggiungendo un ulteriore livello di emergenza. In alcune aree, il 100% della popolazione dipende da acqua contaminata, e l’assenza di servizi igienici favorisce la diffusione di malattie.
Nel solo mese di gennaio sono stati registrati oltre 400 casi di colera, e la situazione rischia di peggiorare con nuovi spostamenti di massa.

L’ordine di evacuazione di Akobo Est aggrava condizioni catastrofiche
Circa 280.000 sfollati provenienti da Uror, Nyirol e Akobo West, avevano inizialmente trovato rifugio ad Akobo Est; ma a inizio marzo un ordine di evacuazione ha costretto civili e operatori umanitari a lasciare l’area, interrompendo completamente gli aiuti per oltre 200 mila persone.
Migliaia di famiglie ora stanno affrontando uno sfollamento secondario, spesso senza più alcuna risorsa. Più della metà sono donne e bambini, che a causa dei ripetuti spostamenti sono ancora più esposti al rischio di violenza sessuale, rapimenti e matrimoni precoci.
Lo sfollamento verso l’Etiopia
La maggior parte della popolazione sfollata è fuggita verso Tergol, un importante punto di attraversamento per i rifugiati sudsudanesi diretti in Etiopia, mentre circa 37.000 persone hanno già attraversato la frontiera verso la regione di Gambella, aggiungendosi alle circa 78.000 arrivate nei mesi precedenti. Questo nuovo afflusso sta mettendo sotto enorme pressione un’area che già ospita oltre 450.000 rifugiati sudsudanesi.
Anche in Etiopia, tuttavia, la risposta umanitaria è limitata da fondi insufficienti e crisi interne, rendendo sempre più difficile garantire assistenza adeguata ai nuovi arrivati.

Il nostro sostegno alla popolazione sudanese e sudsudanese
Nonostante le gravi limitazioni operative causate dall’insicurezza nel Paese e i forti tagli ai finanziamenti umanitari, Oxfam continua a lavorare per garantire interventi salvavita alla popolazione sudanese e sudsudanese.
A Renk, garantiamo acqua potabile alla popolazione sudanese rifugiata, attraverso sistemi di distribuzione e riabilitazione di bacini idrici, costruiamo e manuteniamo servizi igienico-sanitari e promuoviamo le buone pratiche igieniche per prevenire epidemie come il colera. Parallelamente, svolgiamo attività di protezione rivolte alle persone più a rischio – in particolare donne, ragazze e persone con disabilità – attraverso la distribuzione di kit per la cura personale e assistenza economica mirata.
Nello Stato di Jonglei, interveniamo con distribuzioni alimentari, attività di sensibilizzazione su nutrizione e salute, e interventi immediati in risposta a emergenze sanitarie come i focolai di colera, lavorando in coordinamento con partner locali e internazionali.
Sosteniamo la popolazione sudsudanese anche in Etiopia, a Gambella, dove dal 2014 lavoriamo per migliorare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari per la popolazione rifugiata e per quella ospitante, manutenendo i sistemi idrici, costruendo servizi igienici e promuovendo le corrette pratiche igieniche.
Il TUO AIUTO è fondamentale
È urgente garantire l’accesso all’acqua pulita, potenziare i servizi sanitari per prevenire l’insorgere di malattie e ricostruire i mezzi di sussistenza.
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