Terremoto ad Haiti

28 Gennaio 2015

Terremoto ad Haiti


Il kit include una bacinella, un secchio, 8 saponette, asciugamani e vasino. Credits: OxfamGB

Distribuzione di kit igienici

Il 12 gennaio 2010 un terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito l’isola di Haiti causando 222.570 morti, 300.000 feriti e oltre 2 milioni di sfollati.


Quasi tutte le strutture nazionali sono rimaste inutilizzabili a seguito del terremoto e la popolazione colpita si è trasferita immediatamente fuori dalle città pesantemente danneggiate. Ad oggi ancora numerose famiglie sono ancora sfollate mentre dal punto di vista economico la situazione è ancora drammatica. Già prima del terremoto, Haiti era già uno dei paesi più poveri al mondo.


Cosa ha fatto Oxfam Italia


Oxfam Italia è intervenuta immediatamente all’indomani del terremoto, per garantire accesso all’acqua e servizi igienici a 1.650 persone e assicurando assistenza medica e psicologica a 10.000 persone residenti a Leogane tra cui molti bambini ospitati negli orfanotrofi.

Nell’area di Les Cayes a 282 famiglie sono stati distribuiti attrezzature agricole e sementi per riprendere la produzione, 2.207 produttori hanno beneficiato di assistenza tecnica e progetti formativi e 15 rappresentati di cooperative hanno  partecipato ad una formazione sulla prevenzione della diffusione colera. Scarica il rapporto delle attività.


Cosa ha fatto la confederazione Oxfam


L’emergenza di Haiti è stata una delle più complesse a cui Oxfam si è trovata a rispondere. Nonostante questo, sono state oltre 1.2 milioni le persone aiutate nel primo anno, in cui l’azione si è concentrata nel fornire acqua e servizi igienici e sanitari.
Rifugi di emergenza, secchi, pale, pompe per l’acqua, kit medici e sanitari sono stati spediti con voli speciali dai magazzini di emergenza in Gran Bretagna a Santo Domingo per poi proseguire via terra verso i luoghi di destinazione.

Oltre 500.000 mila persone nel primo anno nelle zone di Port-au-Prince, Gressier, Petit Goave, Grand-Goave e Léogane hanno ricevuto acqua potabile, cibo, servizi igienico sanitari, materiale per costruire rifugi, strumenti per la purificazione e lo stoccaggio dell’acqua. Nelle stesse comunità sono state portate avanti attività per prevenire la diffusione del colera raggiungendo 700.000 persone.