18 Luglio 2022

Minori stranieri: in Italia 1 milione è ancora senza cittadinanza

 

Il diritto alla cittadinanza per i minori stranieri

Insieme destra e sinistra diano una risposta a minori che sono italiani in tutto e per tutto e che continuano a non esserlo soltanto per il nostro ordinamento

di Alessandro Bechini, responsabile dei programmi in Italia di Oxfam

Uno degli argomenti più divisivi nel dibattito politico degli ultimi anni è quello della cittadinanza. In particolare quella concessa ai bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati da piccolissimi.

Ogni volta che si tenta di affrontare l’argomento con proposte di legge o semplicemente con articoli o riflessioni, parte la grancassa della propaganda. E chi le propone viene accusato di benaltrismo (“non sono queste le priorità dei cittadini”), di ingenuità (“se facciamo così ci troviamo invasi dagli immigrati che faranno la fila per venire a fare figli in Italia”) o di sostegno al complotto mondiale (“se approviamo la cittadinanza facile, supportiamo il disegno di sostituzione etnica”).

L’ultima proposta di legge che ha suscitato lo stesso perenne dibattito è quello dello Ius Scholae: il minore che ha completato un ciclo di studi può chiedere la cittadinanza italiana.

Come funziona oggi per i minori stranieri?

La prima domanda a cui varrebbe la pena di rispondere è: perché serve una legge per dare la cittadinanza ai minori stranieri? E come funziona adesso?

I minori nati in Italia da genitori stranieri sono oltre un milione. Sono i bambini che siedono nel banco accanto ai nostri figli, che giocano con loro, che parlano il nostro stesso dialetto.

Con le leggi attuali possono al momento chiedere la cittadinanza solo al compimento del diciottesimo anno e prima di aver compiuto il diciannovesimo. Solo se hanno soggiornato in Italia legalmente e ininterrottamente. Per quelli che invece sono nati all’estero valgono le stesse norme degli adulti: si ottiene la cittadinanza per residenza o per matrimonio.

Una situazione di eterna precarietà per centinaia di migliaia di bambini

La seconda domanda è: che cosa comporta questa situazione di “non-cittadinanza italiana” per questi minori?

Intanto la necessità di rinnovare il permesso di soggiorno nelle stesse scadenze dei genitori, rimanendo in un limbo tra un rinnovo e l’altro. Non poter svolgere attività sportiva agonistica, non poter usufruire di una borsa di studio all’estero, perché verrebbe meno la continuità di presenza sul territorio italiano. Non si può accedere ai concorsi pubblici. Insomma una situazione di precarietà potenzialmente perenne.

La proposta sullo Ius Scholae

Cosa propone invece lo Ius Scholae? Una cosa semplice, forse davvero il minimo sindacale. Chi è arrivato in Italia prima dei 12 anni di età e ha completato un ciclo scolastico di 5 anni può chiedere la cittadinanza italiana.

In effetti, un vero scandalo allentare il patriottico principio dello Ius Sanguinis. Una misura che consente ai discendenti di emigranti italiani che vivono all’estero da sempre e che l’Italia l’hanno vista a Geo&Geo di poter votare e decidere il governo dell’Italia, ma nega questa possibilità a chi è in Italia dalla nascita.

Speculare sui diritti per un calcolo elettorale

Eppure sta proprio qui il nodo: non nell’invasione, non nel complotto della grande finanza, nella sostituzione etnica. La vera domanda è: per chi votano i nuovi cittadini?

Chi alimenta il dibattito politico e pubblico che vuole negare la cittadinanza ai figli degli stranieri che sono nati in Italia, non lo fa per chissà quale nobile ragione di difesa della cultura italiana. Sempre che possa essere definito nobile  il tipo di cultura che taluni vogliono difendere. Agisce così solo perché presume che i voti di questi nuovi italiani vadano a quella parte politica che si è spesa di più per la loro inclusione.

Ecco, invece di arrampicarsi sugli specchi di un’improbabile e antistorica difesa della razza italica, si cerchi, insieme destra e sinistra, di dare una risposta a un milione di minori. Bambine e bambini che sono italiani in tutto e per tutto e che continuano a non esserlo soltanto per il nostro ordinamento e si lasci da parte l’italico orgoglio della nobile discendenza. Anche Enea, dal quale tutti omericamente discendiamo era, in fondo, un neo-residente…

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