Uragano Matthew ad Haiti: 3 mesi dopo

4 Gennaio 2017

L’uragano Matthew colpisce Haiti

Dal 3 al 5 ottobre 2016, esattamente tre mesi fa, Haiti è stata colpita dall’uragano Matthew, che ha spazzato il paese con venti fino a 265 km orari. Matthew è considerata una delle più grandi tempeste mai registrate nella regione caraibica e ha avuto un impatto devastante sulla popolazione dell’isola, in particolar modo sulla parte sud orientale, su cui si è concentrato l’”occhio” dell’uragano che ha spazzato via coltivazioni e animali, principali fonti di sussistenza per l’80% degli abitanti di questa zona.

In un paese che non si è mai completamente ripreso dal devastante terremoto che la colpì esattamente sei anni fa, le cui macerie sono purtroppo ancora visibili nella capitale Port au Prince, Matthew ha lasciato 1.4 milioni di persone (il 12% della popolazione) bisognose di assistenza umanitaria.

L’uragano ha colpito direttamente più di mezzo milione di persone, provocando più di 500 vittime.
170.000 persone hanno trovato rifugio in 224 campi per sfollati, sono state almeno 300 le scuole danneggiate e ancora oggi 11.300 persone sono ospitate all’interno di edifici scolastici, con il risultato che 16.000 ragazzi non possono andare a scuola.

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L’intervento di Oxfam ad Haiti dopo l’uragano Matthew

Al lavoro per prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua sporca o contaminataIl personale di Oxfam presente nel paese è intervenuto già nelle prime 48 ore per prestare i primi soccorsi alle comunità colpite. Oltre alle cisterne, ai bucket e ai kit igienici già presenti nei magazzini di Port au Prince, non appena è stato possibile abbiamo spedito nuovi aiuti dai nostri magazzini in Spagna, aiuti che hanno raggiunto le comunità più colpite in barca, con gli elicotteri o grazie a interi giorni di cammino. Una delle principali sfide che abbiamo dovuto affrontare infatti è stata raggiungere le zone del Sud, in cui le infrastrutture, già scarse, sono state fortemente danneggiate, con intere comunità completamente isolate. Abbiamo quindi lavorato principalmente nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, i più colpiti, ma anche a Cité-Soleil, uno slum di Port-Au-Prince, e Anse Rouge, nella parte nord occidentale del paese.

Durante questi tre mesi, il nostro staff ha lavorato incessantemente nelle regioni più colpite del paese, concentrandosi sul salvare vite e prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua sporca o contaminata, aiutando 76.414 persone.

In particolare, abbiamo distribuito kit igienico sanitari a 11.320 persone, oltre a 855.000 metri cubi di pastiglie potabilizzanti, altrettanti di acqua potabile, 49.788 saponette antibatteriche, 4.494 kit igienici, 103 buckets, 30.520 sacchi di cibo (che includevano alimenti quali riso, lenticchie, olio) così come coperte, lampade solari, materassini. Sono state poi installate 9 latrine, e tre municipalità sono state incluse in uno speciale programma di cash transfer, prediligendo le famiglie indicate dai rappresentanti delle comunità stesse.

Ci siamo concentrati particolarmente nel prestare aiuto alle donne, le prime vittime di un’emergenza di questo tipo, in modo che potessero ricevere la migliore assistenza possibile, ed essere protette dai pericoli – purtroppo numerosi nei campi per sfollati.

Una delle principali sfide che abbiamo dovuto affrontare è stata raggiungere le zone più colpite, in cui le infrastrutture, già scarse, sono state fortemente danneggiate: alcune di queste infatti erano accessibili solo in barca o con l’elicottero. Abbiamo quindi lavorato principalmente nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, i più colpiti, ma anche a Cité-Soleil, uno slum di Port-Au-Prince, e Anse Rouge, nella parte nord occidentale del paese.

Le prossime sfide per aiutare la popolazione colpita

Dopo l'uragano Matthew c'è ancora bisogno di materiale per rifugi e di migliorare l’accesso all’acqua potabile.A oggi, c’è ancora bisogno di materiale per rifugi e di migliorare l’accesso all’acqua potabile. Dal passaggio dell’uragano sono stati riportati più di 5.800 sospetti casi di colera; un numero che, comunque, non rappresenta un aumento drammatico rispetto agli anni precedenti (il colera è purtroppo endemico nel paese) ma che necessita comunque di un’azione specifica, in particolar modo nel rivedere l’efficacia della campagna di vaccinazione messa a punto a novembre e le misure di prevenzione.

Il nostro obiettivo è di aiutare 150.000 persone entro dicembre 2017, principalmente attraverso attività volte a garantire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari, ripristinando la rete idrica e distribuendo acqua e kit igienici, a sostegno di attività generatrici di reddito, grazie a voucher, assistenza tecnica e cash transfer, e ad aumentare la resilienza in vista di future emergenze.

Il problema fame

Purtroppo, a fianco del problema sanitario, si è aggiunto un preoccupante aumento dei casi di malnutrizione acuta nel paese, che riguarda 890.000 persone. Centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini rischieranno la fame se governi, donatori e organizzazioni umanitarie non prenderanno provvedimenti in questo senso. Il fondo delle Nazioni Unite, stanziato per aiutare la popolazione a riprendersi dall’uragano, è purtroppo scoperto per un 38%. Le comunità nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, nella penisola sud del paese, sono particolarmente a rischio. Per gennaio e febbraio sono previsti raccolti particolarmente scarsi, dal momento che Matthew ha spazzato via l’80% dei raccolti, ucciso la maggior parte del bestiame e distrutto infrastrutture vitali, inclusi i granai e i depositi di semi. Questo laddove l’80% delle persone incentra la propria sopravvivenza sull’agricoltura, per sfamarsi e vivere.

Ancora prima di Matthew, le comunità rurali hanno dovuto lottare contro una grave siccità, causata da El Nino, che ha devastato i raccolti. Matthew le ha colpite proprio quando erano pronte a raccogliere quel poco che erano riusciti a produrre.

Damien Berrendorf, country director di Oxfam ad Haiti: “L’uragano Matthew ha attraversato Haiti in poche ore, ma ha creato una catastrofe di lungo termine, da cui il paese avrà bisogno di anni per riprendersi. Il governo haitiano, i donatori e gli attori umanitari devono intervenire tempestivamente dando priorità alla sicurezza alimentare nei prossimi tre – sei mesi, per impedirr alla gente di morire di fame”. 806.000 persone soffrono di insicurezza alimentare, e circa 750.000 non hanno acqua pulita per bere, cucinare e lavarsi.

Facciamo appello alla comunità internazionale, ai donatori e a ciascuno di voi per continuare ad aiutare la popolazione di Haiti, in modo che possa ricominciare a sperare.