Bill Clinton, Yitzhak Rabin, Yasser Arafat davanti alla Casa Bianca, 13 - 9 - 1993

Rabin e Arafat con Bill Clinton

In occasione del 20° anniversario degli Accordi di pace di Oslo, Oxfam denuncia che per milioni di palestinesi le condizioni di vita sono peggiorate rispetto a venti anni fa, avendo il Governo di Israele moltiplicato gli insediamenti nei territori occupati e aumentato il controllo sulla terra e le vite dei palestinesi.


Dal 1993, Israele ha raddoppiato il numero di coloni da 260.000 a più di 520.000 ed aumentato l’area controllata dagli insediamenti fino a più del 42% della terra palestinese. Un sistema di checkpoints e altre restrizioni sulla mobilità  e le attività commerciali dei palestinesi hanno diviso le famiglie e distrutto l’economia.

Un modello di questo tipo emerge ancora dagli attuali negoziati di pace. Nelle passate 6 settimane Israele ha approvato la costruzioni di almeno 3.600 nuove case per coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est e demolito 36 case palestinesi. Negli ultimi 20 anni, Israele ha demolito 15.000 edifici palestinesi, incluse abitazioni e infrastrutture idriche ed agricole.

Le speranze che il processo di Oslo ha suscitato sono crollate dopo due decenni di ostacoli e promesse non mantenute. Mentre le parti stanno negoziando la pace, le azioni sul campo stanno rendendo le vite della popolazione civile palestinese perfino più difficili, mettendo a rischio la possibilità di raggiungere una soluzione. Un processo di pace richiede a tutte le parti di dare e ricevere, ma è la popolazione civile palestinese che in maniera preponderante paga senza avere nulla in cambio” ha detto Nishant Pandey, a capo di Oxfam nei Territori Palestinesi Occupati ed Israele.

Le azioni nei passati 20 anni hanno bloccato l’economia palestinese con un costo di centinaia di milioni di dollari per anno. La sola economia di Gaza ha perso circa 76 milioni di dollari all’anno perché fino al 35% della sua terra agricola non può essere coltivato, e il governo di Israele ha ridotto le acque disponibili ai pescatori palestinesi dalle 20 miglia nautiche concordate ad Oslo fino alle solo 6 miglia di oggi. Le esportazioni da Gaza si sono ridotte del 97% dal blocco economico messo in atto dal 2007.

Il collasso degli Accordi di Oslo ha creato il terreno per la Seconda Intifada, che ha visto l’uccisione di migliaia di persone, in maggioranza palestinesi. Gli scontri tra militanti palestinesi a Gaza e le forze armate israeliane continuano ad uccidere  e minacciare i civili di entrambe le parti.
Il processo di Oslo ha diviso il territorio palestinese in Aree A, B e C per un periodo di 5 anni. Venti anni dopo, Israele, mantiene il pieno controllo dell’area C, che costituisce fino al 61% della Cisgiordania. Meno dell’1% di quest’area è disponibile per lo sviluppo della Palestina e più del 94% delle richieste di permesso di costruzione da parte di palestinesi è stato rifiutato negli anni recenti.

“E’ una buona notizia che i negoziati siano ripresi, ed ogni sforzo deve essere fatto perché essi riescano, ma il mondo deve essere attento a non ripetere gli errori degli ultimi venti anni. I cittadini israeliani e palestinesi si meritano allo stesso modo una possibilità di vivere in pace. Il solo modo per assicurare sicurezza e prosperità per ognuno è un giusto e duraturo accordo di pace che garantisca diretti umani per tutti”, ha concluso Pandey.

Qui è possibile scaricare  uno studio di Oxfam che delinea come la vita dei palestinesi nella Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme Est è peggiorata da quando il processo di pace di Oslo è iniziato.

Il processo di pace di Oslo aveva l’obiettivo di condurre ad un accordo definitivo, negoziato fra le parti nell’arco di cinque anni. Questioni controverse come lo status di Gerusalemme, gli insediamenti israeliani, le disposizioni in tema di sicurezza, i confini internazionali e i diritti dei rifugiati palestinesi furono lasciate da risolvere durante questo periodo. Inoltre gli Accordi di Oslo portarono alla creazione di un’Autorità Palestinese (AP) responsabile dell’amministrazione del territorio sotto il suo controllo. Nel 1995, la Cisgiordania fu divisa in Aree A, B e C, frammentando la Cisgiordania e  limitando la sovranità palestinese. Nell’Area A l’Autorità Palestinese ha il pieno controllo  per questioni civili e di sicurezza; nell’Area B ha il controllo civile, ma la sicurezza è mantenuta dal governo di Israele. Nell’Area C, oltre il 60% del territorio della Cisgiordania e l’unica Area contigua, il governo di Israele mantiene il completo controllo civile e militare.