Bring back our Girls Photo: Michael Angelo / Wonderland

Bring back our Girls

L’attenzione dei media internazionali è puntata sulla storia delle oltre 270 studentesse rapite a  Chibok, Nigeria, dal gruppo militante Boko Haram a metà dell’aprile scorso.


Il rapimento delle ragazze nigeriane ci porta a riflettere sul ruolo delle donne, e sulle loro capacità di tenere insieme la società e costruire la pace, anche in tempo di guerra. Affidiamo queste considerazioni a Leymah Gbowee. Gbowee, Premio Nobel per la pace nel 2011, è un’attivista pacifista liberiana, promotrice dei diritti delle donne. E’ fondatrice e presidente della Gbowee Peace Foundation Africa, a Monrovia.

Leymah Gbowee vuole che si sappia che dal momento che le ragazze sono state rapite, le donne nigeriane sono scese in campo, attivandosi per la loro liberazione: “E’ per merito di queste donne coraggiose che oggi il mondo guarda alla Nigeria” ha detto Gbowee alla CNN. Gbowee ha fortemente condannato “questa nuova ondata di usare le donne e le bambine come schiave del sesso per i militari.  “La copertura mediatica ci propone sempre uomini che imbracciano un fucile, mai le donne e i bambini, se non come vittime”, ha evidenziato  in una intervista rilasciata a marzo, sottolineando come la copertura mediatica dei conflitti troppo spesso ignora gli sforzi delle donne per costruire la pace.
Alla CNN, Gbowee ha descritto le azioni spontanee intraprese dalle donne, preoccupate della sicurezza delle ragazze in tutta la Nigeria. “Tre settimane più tardi, tutto il mondo sta protestando al loro fianco”

I processi di soluzione dei conflitti a lungo termine, specialmente quelli portati avanti dalle donne, sono più complessi da comprendere e da raccontare. Le storie riguardanti le donne sono quindi messe da parte, preferendo gli aspetti più eclatanti, drammatici e attuali.
Sono sorpresa di come i media tendano a trascurare l’abilità delle donne di tenere insieme la società, di tenere insieme la comunità, di tenere insieme la loro famiglia, anche nel bel mezzo di una guerra… questo solo raramente cattura l’attenzione dei media”, ha spiegato Gbowee a Marzo.

L’autrice e giornalista indiana Ammu Joseph ha ribadito il ruolo delle donne durante i conflitti. “Se le donne sostengono la metà del cielo in tempo di pace, questo è ancor più vero in tempo di guerra. Questo è sicuramente un dato di fatto che i media hanno la responsabilità di riconoscere e segnalare”, scrive. “Un modo per iniziare è riconoscere le donne quali legittime e vitali fonti di informazione, così come di capacità di analisi, anche nel contesto di guerra, manifestazione ultima del machismo”.

Leymah Gbowee ha visto che è la donna a portare il fardello più grande nei conflitti prolungati, quando la guerra civile ha devastato il suo paese d’origine, la Liberia. Ha iniziato organizzando donne cristiane e musulmane perché dimostrassero insieme, promuovendo proteste e uno sciopero del sesso. Il ruolo di Gbowee nel contribuire a cacciare Charles Taylor è stato descritto nel documentario Pregate che il Diavolo torni all’inferno.

Quando ho intervistato Gbowee a Marzo, era appena tornata dalla Repubblica Democratica del Congo.  “Anche se la narrativa dei media globali è che la Repubblica Democratica del Congo è la capitale mondiale dello stupro, l’ho lasciata dicendomi che, da tutte le storie che ho sentito, la Repubblica Democratica del Congo dovrebbe essere la capitale della solidarietà e della fratellanza…e questa non è solamente la storia della Repubblica Democratica del Congo, ma è anche quella della Siria, della Repubblica Centrale Africana, del Sud Sudan, e ora della Nigeria – tutti luoghi dove ci sono state guerre, e dove sono stati fatti torti terribili. I gruppi delle donne in ogni parte del mondo ogni giorno si adoperano per  raddrizzare alcuni dei torti nelle loro comunità, anche se non hanno provocato questi conflitti. Questo è quello che facciamo. Raddrizziamo i torti, quando le nostre vite sono capovolte.
Gbowee ha ricevuto il premio da Oxfam “Right the Wrong”, nella Giornata Internazionale della Donna all’inizio dell’anno. Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2011 ed è Ambasciatrice Globale di Oxfam.