Ebola, stop alla quarantena di massa in Sierra Leone

9 Dicembre 2014
Ebola, stop alla quarantena di massa in Sierra Leone
Sierra Leone, dimostrazione sull'uso dei kit igienici alle persone in quarantena, Freetown. Credits: Oxfam

Distribuzione kit igienici alle persone in quarantena, Freetown

Grande preoccupazione per l’uso della quarantena in Sierra Leone: una pratica che rischia di causare disagi alla popolazione senza prevenire la diffusione della malattia.

Gli sforzi per contenere la diffusione dell’Ebola in Sierra Leone attraverso l’isolamento di intere comunità, causano inutili disagi alla popolazione e rischiano di provocare un’ulteriore diffusione della malattia. L’allarme, lanciato da Oxfam, arriva a una settimana di distanza dall’annuncio di nuove quarantene a Tonkolili, sesto distretto sui quattordici totali di tutta la Sierra Leone a essere soggetto alla misura restrittiva. (Guarda il video)

“La quarantena deve essere l’extrema ratio .- afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone C’è una legalità da rispettare e non si possono dimenticare i diritti delle persone. Una quarantena mal gestita non fa altro che rendere ancor più dura la vita di chi è già povero, marginalizzato e vulnerabile. Il pericolo è che le persone violino la quarantena, cosa che comporterebbe un aumento delle infezioni e delle morti, o tentino di curare i malati di Ebola in casa, favorendo in tal modo la diffusione dell’epidemia”.

Il sistema di quarantena ben gestito può contribuire a frenare la diffusione dell’Ebola, ma con l’uso che se ne fa attualmente in Sierra Leone le comunità sono tagliate fuori dal resto del Paese, le persone non possono guadagnarsi uno stipendio e non hanno accesso a beni essenziali come sanità, cibo e acqua. In alcune aree dove Oxfam è al lavoro, 500 persone possono arrivare a condividere lo stesso bagno pubblico. Le condizioni di vita sono intollerabili, soprattutto per persone che sono già costrette a far fronte a livelli molto alti di povertà. A Freetown, Oxfam sta distribuendo kit igienici alle persone in isolamento, dove la mancanza di cibo, acqua e condizioni igienico-sanitarie accettabili sta spingendo la popolazione a superare la linea di quarantena. L’accesso limitato a servizi igienici è la maggiore preoccupazione.


Durante una recente distribuzione di beni a Susan’s Bay, un quartiere degradato nel centro di Freetown, il 43enne Patrick Kamara ha raccontato agli operatori di Oxfam,  la propria vita all’interno di una delle aree sottoposte a isolamento: “E’ dura vivere in queste condizioni, non abbiamo acqua da bere in casa, e siamo costretti a bollirla, anche il cibo ormai scarseggia”. E se  si viola l’area di quarantena per cercare acqua e cibo, il rischio è lo stigma.“Quando andiamo a comprare cibo e acqua la gente ci evita o rifiuta. Dicono che noi siamo la gente dell’Ebola: ci stanno stigmatizzando”.


Oxfam auspica di poter collaborare con il governo e con le autorità locali al fine di garantire i bisogni di base della popolazione nelle zone di quarantena. Un intervento necessario per rendere più efficace il contributo di organizzazioni umanitarie come Oxfam al lavoro, tra mille difficoltà, per prevenire il contagio al di fuori delle zone in isolamento.


All’incontro che si è tenuto oggi a Montecitorio, promosso dalla Presidente Boldrini, Riccardo Sansone ha ricordato “Stiamo combattendo l’Ebola al buio, Lavoriamo nelle zone più povere di Liberia, Sierra Leone e Guinea, in aree isolate e con bassissimi livelli di alfabetizzazione, del tutto prive di elettricità, telefono e Internet. La radio e il porta a porta sono gli unici modi per raggiungere quelle zone. Oltre ad aver installato bagni pubblici e postazioni per la distribuzione dell’acqua, Oxfam ha formato alcuni operatori locali per diffondere le più basilari norme di prevenzione e igiene personale. Con Oxfam lavorano persone comuni come Agnes Nyantie, una volontaria dello slum di West Point in Liberia, che visita ogni giorno venti case, insegnando a vincere la paura di una malattia che nessuno capisce perché invisibile; spiegando alla gente le misure necessarie per evitare il contagio del virus. In Liberia abbiamo predisposto inoltre un servizio di geolocalizzazione che evidenzia i potenziali focolai di epidemia e i luoghi già toccati dal virus”, ha concluso Sansone.