L’escalation del conflitto in Medio Oriente sta provocando conseguenze umanitarie sempre più gravi, con il rischio concreto di un collasso che potrebbe colpire oltre 60 milioni di persone in tutta la regione, in particolare Libano e Gaza, dove la popolazione civile è già allo stremo.

LIBANO SULL’ORLO DEL COLLASSO: MEZZO MILIONE DI PERSONE COSTRETTE A FUGGIRE
In Libano la situazione umanitaria rischia di precipitare – ed è già oggi prossima al collasso – a causa dei bombardamenti e dell’invasione israeliana. Le violenze in corso stanno provocando nuovi e massicci sfollamenti di massa: mezzo milione di persone è stato costretto a fuggire, mentre oltre 117 mila hanno trovato rifugio in strutture di emergenza.
“L’espansione dell’occupazione israeliana e i bombardamenti in corso sul Libano stanno già avendo conseguenze devastanti sulla sopravvivenza delle fasce più vulnerabili di una popolazione che non si era ancora ripresa dall’ultima ondata di violenze – ha detto Paolo Pezzati, nostro portavoce per le crisi umanitarie – Ancora una volta, intere famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie case sotto i bombardamenti”.
GAZA ALLO STREMO: PREZZI ALLE STELLE E ACCESSO ALL’ACQUA RIDOTTO AL MINIMO
Parallelamente, la situazione a Gaza continua a peggiorare. I prezzi del carburante e dei beni di prima necessità sono schizzati alle stelle, aggravando una crisi umanitaria già catastrofica. La popolazione, già privata di tutto, fatica a trovare cibo e forniture essenziali, ormai quasi introvabili nei mercati locali.
In alcune aree di Gaza City, oggi si sopravvive con appena 2 litri di acqua al giorno a persona, una quantità insufficiente persino per i bisogni vitali. L’accesso all’acqua pulita resta uno dei problemi più urgenti e critici.

LA NOSTRA RISPOSTA SUL CAMPO
Per rispondere all’emergenza in Libano, siamo al lavoro per assistere le migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case.
Nel sud del governatorato del Monte Libano e nella Bekaa, i nostri team stanno distribuendo acqua pulita, coperte e kit igienico-sanitari alle famiglie che si sono rifugiate in strutture di emergenza. In caso di ulteriore allargamento del conflitto, siamo pronti a intervenire in tutti i Paesi in cui già lavoriamo, a partire da Gaza, dove dall’ottobre 2023 abbiamo già raggiunto oltre 1,3 milioni di persone con aiuti umanitari essenziali.
IL RISCHIO DI UNA CATASTROFE UMANITARIA REGIONALE
“Il rischio – prosegue Pezzati – è che le conseguenze umanitarie di questa escalation si estendano ben oltre i confini libanesi, anche a causa dell’inerzia della comunità internazionale. I primi a pagarne il prezzo saranno 60 milioni di persone che già oggi dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere”.
L’aumento dei prezzi del carburante, le difficoltà nel reperimento dei beni e i numerosi ostacoli fisici e burocratici stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema di risposta umanitaria, che rischia di arenarsi. Senza un intervento immediato, il Medio Oriente potrebbe affrontare un vero collasso sanitario e socio-economico.
L’APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
Alla luce dei recenti attacchi ingiustificati e illegali di Stati Uniti e Israele e delle azioni di rappresaglia dell’Iran, lanciamo un appello urgente alla comunità internazionale affinché vengano accertate le responsabilità, garantite conseguenze severe per tutte le violazioni del diritto internazionale e messe in campo tutte le iniziative possibili per porre fine a questa nuova ondata di violenza.
È prioritario garantire la protezione dei civili, difendere il diritto internazionale e lavorare su percorsi diplomatici concreti verso la pace. Oxfam sollecita inoltre Stati Uniti, Israele, Iran e tutte le parti coinvolte a porre immediatamente fine agli attacchi, evitando che nuove azioni militari inneschino un ulteriore ciclo di violenze.
COME SOSTENERE LA RISPOSTA UMANITARIA
Fino al 31 marzo è possibile sostenere la nostra risposta umanitaria inviando un SMS al 45593 oppure donando sul sito. Un gesto concreto per portare acqua pulita, assistenza e dignità alle persone colpite dal conflitto in Medio Oriente.







