Malawi. Leyla Kayere, 76 anni, nel suo campo di riso. Credits: Abbie Trayler-Smith

Malawi, nel campo di riso

Stiamo vivendo una crisi alimentare gravissima. Complice la siccità che ha colpito pesantemente il Midwest americano e molte aree del mondo, i prezzi  attesi degli alimenti base salgono del 50%.  Per il Dipartimento dell’Agricoltura americano la produttività per acro del prossimo raccolto sarà la peggiore degli ultimi 17 anni. Questo quando  il 40% delle scorte di mais degli Stati Uniti è utilizzato per produrre carburanti. Il mondo sta combattendo contro un numero record di emergenze legate al cibo,  ma i fondi sono insufficienti: mancano all’appello 4,1 miliardi di dollari.

Milioni di persone tra le più povere del pianeta stanno pagando e pagheranno conseguenze gravissime  a causa dell’attuale impennata dei prezzi alimentari. La classe politica ha dato per scontato per circa 30 anni che i prezzi del cibo sarebbero rimasti bassi, ma oggi i giorni dell’ottimismo sono alle spalle.

IL CASO DELLO YEMEN
I paesi in via di sviluppo stanno subendo effetti deleteri del rincaro di mais, soia e grano. Uno dei più colpiti è lo Yemen, che acquista dall’estero il 90% del grano. Qui 10 milioni di persone soffrono la fame e circa 267.000 bambini sono a rischio di morte per malnutrizione. Le famiglie ricorrono a misure estreme per sopravvivere, finendo per far sposare le figlie anche piccole per avere una bocca in meno da sfamare.
LE STIME DELL’ONU
L’ONU stima che sono necessari circa 7.83 miliardi di dollari per rispondere alle crisi legate al cibo  nella regione del Sahel (Africa Occidentale), in Sudan, Sud Sudan, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Kenya, Zimbabwe e nello Yemen. Ma ad oggi solo 3,73  miliardi di dollari sono stati promessi dai donatori. C’è quindi un deficit di 4,1 miliardi di dollari. Con la risposta internazionale rallentata dalla crisi economica globale, l’aumento dei prezzi alimentari potrebbe esercitare ancora più pressione su un sistema già al limite.
Comunità intere che oggi vivono leggermente al di sopra o vicino alla soglia di povertà saranno trascinate in basso dai rialzi e dalla volatilità dei prezzi. Quasi un miliardo di persone sono già troppo povere per sfamare sé stesse. Le scorte mondiali di grano sono al livello più basso degli ultimi sei anni.
CRISI A CONFRONTO
Ci sono importanti differenze e analogie tra la crisi alimentare del 2008 e quella di oggi. Nel 2008 i prezzi del petrolio erano circa il 30% più alti e anche il prezzo globale del riso si alzò vertiginosamente, a differenza di quanto accade nella crisi attuale. Nel 2008 c’era anche una dannosa speculazione sulle materie prime, che potrebbe ripetersi oggi. In entrambi gli anni, i mandati di  USA e UE sui biocarburanti svolsero e svolgono un ruolo importante nel gonfiare artificialmente i prezzi. Quest’anno la crisi è stata causata dalla siccità negli Stati Uniti (il più grande esportatore mondiale di soia, frumento e mais) e altrove, siccità del tutto  coerente con le previsioni legate ai cambiamenti climatici.
IL NODO POLITICO
Una politica razionale e un sano sistema alimentare globale potrebbero far fronte sia agli effetti di questi periodi di siccità che ai cambiamenti climatici e ad altre cause  dovute all’azione umana. E’ comunque troppo presto per dire con esattezza quando e come questi aumenti dei prezzi avranno effetto a livello mondiale  nei prossimi anni. Molto dipenderà dalla velocità e dall’intelligenza della risposta dei politici – in particolare quelli dei paesi del G20 – nelle prossime settimane e mesi. Ma i precedenti in questo senso sono deludenti e non ispirano fiducia.
La storia si ripete e continuerà a farlo fino a quando non affronteremo le debolezze fondamentali che mantengono un miliardo di persone costantemente affamate. Dobbiamo fermare l’osceno spreco di alimenti,come accade quando si brucia cibo sotto forma di biodiesel nei nostri camion e automobili. Abbiamo bisogno di affrontare i cambiamenti climatici, il land grabbing e la speculazione dannosa. Dobbiamo costruire le nostre scorte alimentari e dare nuovo impulso agli investimenti a favore dei piccoli agricoltori e dell’agricoltura sostenibile in grado di resistere agli shock.

Approfondimenti

Gli Stati Uniti sono stati colpiti dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni; anche Russia, Ucraina e Kazakhstan sono stati colpiti dal clima secco di quest’anno, con conseguenze pesanti sui prezzi dei cereali.
Indaghiamo sulle cause: cambiamenti climatici, biocarburanti, petrolio, dollaro, riserve di cibo e speculazione finanziaria.
Cereali, riso, carne…l’aumento dei prezzi ha ripercussioni importantissime sull’alimentazione umana e animale, specialmente per chi usa tutto il proprio reddito per acquistare cibo.
I prezzi nel mercato mondiale e per le diverse zone del mondo