People's Climate March Roma, 21 settembre 2014

People's Climate March Roma, 21 settembre 2014

9,2 miliardi di dollari sono stati impegnati per il finanziamento del Fondo Verde per il Clima. Un notizia che va accolta positivamente, ma che rappresenta soltanto il minimo necessario per la capitalizzazione di questo Fondo.


L’appello di Oxfam e di molti altri Paesi era di arrivare ad un finanziamento complessivo di 10-15 miliardi di dollari prima del prossimo round negoziale sul clima che si terrà a dicembre a Lima. L’ammontare di finanziamenti ad oggi impegnato è inferiore quindi al target atteso.

Gli impegni finanziari sono stati annunciati durante la conferenza dei donatori svoltasi il 19 e 20 novembre a Berlino. Alcuni Paesi come Australia, Austria, Belgio, Canada e Irlanda non hanno ancora espresso il loro impegno. E l’Italia? 250 milioni di euro l’impegno finanziario del nostro Paese, dopo che il Premier Renzi al Summit sul Clima indetto da Ban Ki Moon lo scorso settembre aveva annunciato che l’Italia era pronta “a contribuire con una dotazione significativa al Fondo Verde delle Nazioni Unite”. L’impegno effettivamente ora si concretizza e questa è senza dubbio una buona notizia da accogliere positivamente.

Se comparato con le dotazioni messe in campo dai Paesi UE con maggiore dimensione economica, l’Italia ha sicuramente tracciato un trend molto più positivo della Spagna ma è ancora molto distante dall’impegno assunto da Francia e Germania. In una simulazione che confronta l’ammontare stanziato dai Paesi donatori e lo rapporta al PIL di ciascun Paese, l’Italia per raggiungere lo stesso impegno assunto dalla Germania avrebbe dovuto stanziare 541 milioni di dollari, mentre quanto effettivamente  impegnato è circa la metà.

Le persone più povere in tutto il mondo subiscono le conseguenze del cambiamento climatico ed hanno bisogno di mezzi per poter fronteggiare periodi di siccità sempre più lunghi, ed eventi climatici estremi come tempeste ed alluvioni sempre più frequenti. I Paesi sviluppati devono dimostrare di assumere seriamente il proprio impegno a favore dei piccoli produttori agricoli, di pescatori e imprenditori che su piccola scala sono i veri leader nella risposta globale al cambiamento climatico. Questi impegni possono aiutare l’avvio del Fondo ma non sono che un primo modesto passo. Ogni dollaro investito nella resilienza al cambiamento climatico implica un risparmio fino a sette dollari sui costi futuri derivanti dall’impatto dei cambiamenti climatici.

Il Fondo Verde per il Clima intende aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni di anidride carbonica e a prepararli per fronteggiare gli inevitabili impatti del cambiamento climatico in corso, contribuendo così al loro sviluppo sostenibile. I Paesi sviluppati si erano già impegnati a mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno in finanziamenti per il clima entro il 2020, gran parte dei quali da far confluire nel Fondo Verde.

I negoziati a Lima dovranno ora portare a nuovi progressi in tema di finanza per il clima e assicurare che si realizzi l’impegno dei 100 miliardi di dollari entro il 2020 definendo le modalità e i tempi di effettivo esborso di questi finanziamenti, chiarendone la natura per stabilire se si tratta di prestiti, o se sono riallocati da aiuti già esistenti o altro ancora.

Il sostegno finanziario da parte dei Paesi sviluppati deve poter rappresentare una pietra miliare da cui partire per costruire l’accordo globale sul clima, non un ostacolo. Molti Paesi donatori hanno corrisposto dando la possibilità al Fondo Verde di stare in piedi, ma molto di più è necessario per la sua piena efficacia.