30 Ottobre 2026

Gaza, la storia di Bilal: sopravvivere senza poter tornare a vivere

 

Sulla costa di Gaza City, dove i primi venti invernali scuotono le tende, Bilal Abdullah è dietro una piccola bancarella lungo la strada che costeggia il mare. Sul tavolo stretto davanti a lui ci sono alcuni articoli di prima necessità per bambini: prodotti che non bastano a mantenere una famiglia, ma possono contribuire a coprire una parte delle spese mensili.

Un cliente gli porge una banconota. Bilal la guarda per un istante, poi si scusa: non ha il resto. Poco più in là, un altro venditore rifiuta una banconota consumata e sfilacciata. Bilal esita, poi indica il telefono: pagare in digitale è più semplice. Il denaro c’è, ma riuscire a utilizzarlo non è scontato.

Bilal, beneficiario delle attività di assistenza in denaro di Oxfam a Gaza, cammina all’interno del campo improvvisato in cui vive dopo lo sfollamento. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
Bilal, beneficiario delle attività di assistenza in denaro di Oxfam a Gaza, cammina all’interno del campo improvvisato in cui vive dopo lo sfollamento. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

Bilal ha 40 anni, è padre di cinque figli e vive in una famiglia composta da sette persone. Prima della guerra lavorava come tassista nel nord della Striscia di Gaza. Oggi è sfollato sulla costa della città, dopo aver perso la sua casa nel campo profughi di Jabalia, distrutto insieme a gran parte del nord della Striscia. Dall’inizio della guerra è stato costretto a fuggire sette volte, passando da un rifugio temporaneo all’altro.

Ad agosto, la sua vita è cambiata improvvisamente. Mentre viaggiava in auto lungo la strada costiera, Bilal è rimasto ferito in un attacco israeliano. Gravi ustioni gli hanno ricoperto il lato sinistro del corpo, impedendogli di lavorare. Non ha più potuto tornare a fare il tassista e da allora dipende dal sostegno limitato dei familiari e dai piccoli guadagni della bancarella che gestisce oggi: una fonte di reddito precaria, tutt’altro che sufficiente a garantire stabilità alla sua famiglia.

Per Bilal, la guerra non significa soltanto bombardamenti e distruzione. È diventata anche una lotta quotidiana contro ostacoli apparentemente piccoli, che sommati finiscono per trasformarsi in un peso enorme.

“Il problema non è sempre che il denaro non ci sia“, racconta. “A volte hai i soldi, ma non puoi davvero comprare niente con quelli“.

I figli di Bilal, beneficiario delle attività di assistenza in denaro di Oxfam a Gaza, giocano fuori dalla loro tenda in un accampamento di fortuna a Gaza, mentre lui è seduto all’interno della tenda. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
I figli di Bilal, beneficiario delle attività di assistenza in denaro di Oxfam a Gaza, giocano fuori dalla loro tenda in un accampamento di fortuna a Gaza, mentre lui è seduto all’interno della tenda. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

A Gaza anche usare il denaro è diventato difficile

Dopo la chiusura della maggior parte delle banche palestinesi e l’interruzione del funzionamento degli sportelli automatici, i contanti sono diventati sempre più difficili da reperire. Le commissioni per prelevare denaro sono aumentate drasticamente, arrivando al 40% e, in alcuni casi, persino al 50%.

A questo si aggiunge il deterioramento delle banconote: strappate, bucate, consumate dall’uso. Molti commercianti si rifiutano di accettarle, rendendo ancora più complicato acquistare beni essenziali.

La difficoltà ha persino dato origine a una nuova attività: la riparazione delle banconote. C’è chi, in cambio di un compenso, offre di nascondere buchi e strappi per rendere nuovamente utilizzabili i soldi danneggiati.

“Ho dovuto pagare per rendere accettabile il mio stesso denaro“, racconta Bilal. “Paghi soltanto per poterlo usare“.

Anche ottenere il resto è diventato un problema quotidiano. Un acquisto semplice può trasformarsi in un’impresa.

“Non avere il resto è un problema di tutti i giorni“, spiega. “A volte non puoi prendere un taxi o comprare qualcosa di piccolo perché nessuno ha da darti il resto“.

Per aggirare questi ostacoli, Bilal ricorre sempre più spesso al portafoglio digitale sul proprio telefono: nell’economia di Gaza, dove i contanti scarseggiano, è l’opzione meno costosa. I pagamenti elettronici gli evitano l’incertezza delle banconote danneggiate e la difficoltà di trovare il resto.

Dal cessate il fuoco, racconta, anche un numero maggiore di commercianti ha iniziato ad accettare i pagamenti digitali. “Non perché siano la soluzione ideale” spiega “ma perché adesso sono più pratici“.

Bilal si reca in un negozio di alimentari locale a Gaza per fare la spesa dopo aver ricevuto un sussidio in denaro da Oxfam. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
Bilal si reca in un negozio di alimentari locale a Gaza per fare la spesa dopo aver ricevuto un sussidio in denaro da Oxfam. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

Gli aiuti in denaro di Oxfam per affrontare le spese quotidiane

Negli ultimi mesi Bilal ha ricevuto un aiuto economico in formato digitale attraverso un SMS inviato al suo telefono. Il messaggio contiene un codice che può essere utilizzato presso un punto di riscossione dedicato; l’importo viene quindi trasferito sul suo portafoglio digitale.

L’assistenza in denaro fornita da Oxfam ha alleggerito almeno in parte la pressione quotidiana, permettendogli di acquistare ciò di cui la sua famiglia ha bisogno senza dover affrontare tutte le complicazioni legate all’uso dei contanti.

Rispetto ai pacchi di aiuti già confezionati, Bilal preferisce ricevere denaro perché gli consente di scegliere come utilizzare il sostegno ricevuto, in base alle necessità concrete della sua famiglia.

“Con i soldi posso comprare quello di cui abbiamo davvero bisogno“, racconta. “Non tutto quello che c’è nei pacchi è adatto alla nostra situazione“.

La sua preferenza riflette anche i cambiamenti nel mercato locale. Alcuni beni sono oggi più disponibili rispetto al passato e questo gli permette di compiere qualche scelta in più, per quanto limitata.

“Quando i prodotti sono disponibili, il denaro è più utile” spiega. “Prima, quando era difficile trovare le cose, invece erano più utili i pacchi alimentari“.

L’assistenza in denaro offre una maggiore flessibilità e permette alle famiglie di rispondere alle proprie necessità. Ma il suo impatto resta limitato dalle condizioni economiche e umanitarie in cui sono costrette a vivere.

Bilal, beneficiario delle attività di assistenza in denaro di Oxfam a Gaza, cammina all’interno del campo improvvisato in cui vive da sfollato con la sua famiglia. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
Bilal, beneficiario delle attività di assistenza in denaro di Oxfam a Gaza, cammina all’interno del campo improvvisato in cui vive da sfollato con la sua famiglia. Credit: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

«Calcoliamo tutto in giorni»: il costo della vita a Gaza

Con i prezzi degli alimenti ancora elevati, la somma ricevuta da Bilal basta appena a coprire le necessità di una famiglia di sette persone per circa tredici giorni.

«Facciamo tutti i nostri calcoli in giorni», racconta. «Questa somma dura circa tredici giorni. Poi ricominciamo da capo».

È una precarietà che non lascia spazio alla pianificazione e costringe a misurare ogni spesa, giorno dopo giorno. Anche quando arriva un aiuto, la possibilità di soddisfare i bisogni essenziali rimane temporanea.

Bilal non considera queste soluzioni una risposta duratura. Riparare le banconote, pagare con il telefono e gestire una piccola bancarella sono strategie per sopravvivere, non per vivere davvero.

Quello che desidera è tornare a lavorare, vedere le banche riaprire e ritrovare un’economia capace di funzionare. Ma, prima di tutto, sottolinea, la guerra deve finire per davvero e deve iniziare la ricostruzione.

Nel frattempo, le persone hanno bisogno di luoghi sicuri e dignitosi in cui vivere, di alloggi adeguati che le proteggano dal caldo e dal freddo, come strutture abitative temporanee al posto delle tende in cui sono costrette a rifugiarsi.

“Le tende non sono case“, dice Bilal. “Ci viviamo dentro, ma non stiamo davvero vivendo“.

Chiedi lo stop al blocco a Gaza!

Quella che vive Bilal è la stessa quotidianità di 1,9 milioni di persone, il 90% della popolazione di Gaza, che da ottobre 2023 è stata sfollata con la forza.

Nonostante il cessate il fuoco le persone a Gaza continuano a vivere in spazi sempre più ristretti, sovraffollati e insalubri. Eppure, l’ingresso degli aiuti umanitari e dei materiali indispensabili per ripristinare le infrastrutture vitali continua a essere pesantemente ostacolato dalle autorità israeliane.

Firmando la petizione “Stop al blocco”, puoi chiedere insieme a noi alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al governo italiano di impegnarsi concretamente affinché gli aiuti possano raggiungere la popolazione in sicurezza, senza ostacoli e nel rispetto del diritto internazionale umanitario e la popolazione palestinese sia messa in condizione di iniziare a ricostruire il proprio futuro.

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