Violenza di genere: in campo per i diritti delle donne nelle crisi umanitarie

14 Gennaio 2021

Naseej, un intervento contro la violenza di genere in paesi devastati da conflitti e disuguaglianze, come Yemen, Iraq e Palestina

“Viviamo ancora in una società patriarcale che obbliga le donne a obbedire alle regole e le vittime della violenza di genere a non chiedere un aiuto”, così Anna Anbari, infermiera iraqena, descrive la condizione femminile nel suo paese.

La violenza contro donne e bambine ancora oggi resta il principale ostacolo alla realizzazione dell’emancipazione femminile in Medio Oriente e Nord Africa (MENA), dove il tasso di violenza domestica raggiunge il 35%. Una situazione particolarmente complessa, soprattutto in paesi come Yemen, Iraq e Palestina, distrutti da conflitti atroci ancora in corso o appena conclusi, dove spesso sono le donne le prime vittime di crisi umanitarie drammatiche.

Nasce da qui il progetto Naseej (in arabo ‘tessuto’) che – nel solco del lavoro che Oxfam realizza da oltre 40 anni a tutela dell’uguaglianza di genere nell’area MENA –  fornirà un aiuto concreto a 50.000 donne e bambine in questi tre paesi,  con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di società più eque, sostenendo in primo luogo le organizzazioni della società civile locale attive nella lotta per i diritti delle donne, perché possano prevenire e rispondere efficacemente alla violenza e alle discriminazioni. Un intervento che coinvolgerà anche 1.800 uomini e ragazzi e 150 leader religiosi e sociali, con l’obiettivo di produrre un cambiamento nella mentalità e nella prassi che ancora oggi accetta e tollera la violenza contro le donne.

“La violenza di genere e sessuale in contesti così fragili non viola soltanto i diritti delle donne, ma limita il progresso di tutti verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. – spiega Carla Pratesi, coordinatrice Oxfam del progetto Naseej –  Incide negativamente sull’istruzione, la salute e la partecipazione delle donne alla vita pubblica, con conseguenze negative anche sulla stabilità sociale ed economica. Nonostante vi siano stati progressi considerevoli verso la parità di genere negli ultimi vent’anni, nella maggior parte della regione le sfide sono ancora molte”.

Uno spaccato della condizione delle donne in Yemen, Iraq e Palestina

Lo Yemen, dopo quasi 6 anni di guerra, sta affrontando la più grave crisi umanitaria del mondo con l’85% della popolazione che dipende totalmente dagli aiuti umanitari per sopravvivere. La mancanza di beni e servizi essenziali e l’alto numero di sfollati hanno aggravato la povertà e l’insicurezza alimentare di cui oggi soffrono oltre 7 milioni di yemeniti, che si trovano ad un passo dalla carestia. La conseguenza in molte comunità più povere ed isolate, si traduce nell’aumento di episodi molto gravi di sfruttamento sessuale e abusi nei confronti di donne e bambine tra cui violenza domestica, delitti d’onore e matrimoni precoci. Bambine a volte anche molto piccole sono date in sposa per riuscire a sfamare il resto della famiglia. Un contesto che ha fatto scendere lo Yemen, all’ultimo posto del World Economic Forum’s Gender Gap Index.

In Iraq, all’indomani del conflitto con l’Isis che ha messo in ginocchio il paese, c’è un bisogno crescente e sempre più sentito di affrontare il tema della violenza di genere. Nonostante lo stigma associato al fenomeno, le donne nelle zone urbane come in quelle rurali hanno cominciato a denunciare apertamente gli abusi subiti. Basti pensare che in un contesto dove femminicidi per questioni d’onore e matrimoni precoci sono spesso accettati, ben l’86% delle donne intervistate nell’ambito dell’intervento, hanno denunciato una totale disuguaglianza di diritti tra uomini e donne.

Nei Territori Occupati Palestinesi – in particolare a Gaza, Gerusalemme Est, e nell’Area C –  l’estrema povertà, la disoccupazione, la mancanza di servizi di base e il deteriorarsi della situazione umanitaria, hanno contribuito negli ultimi anni ad aggravare un quadro di violenze fisiche e psicologiche già complesso, con un deciso aumento registrato durante la pandemia. Qui il 71% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito abusi verbali e il 66% di essere state costrette a matrimoni precoci.

“Nelle ultime settimane nei tre paesi sono state selezionate 13 organizzazioni locali e altre 10 lo saranno entro marzo 2021, al fine di garantire loro accesso a fondi e competenze tecniche e organizzative, necessarie per prevenire e rispondere al fenomeno della violenza di genere. – aggiunge Pratesi –  L’intervento contribuirà così al lavoro che queste organizzazioni svolgono in prima linea per scardinare norme sociali discriminatorie e stereotipi di genere all’interno delle loro comunità; rafforzare i servizi anti-violenza e stimolare lo sviluppo di politiche pubbliche per la protezione e promozione dei diritti delle donne”.