Lancio della campagna Control Arms a Trafalgar Square. Credits: Crispin Hughes/Oxfam

Le armi uccidono una persona al minuto

Per impedire massacri come quello in Siria occorre dare vita ad un solido Trattato sul Commercio delle Armi entro la fine di luglio. Inutile continuare a imporre divieti quando le stragi sono già avvenute

I leader politici hanno la storica opportunità di far vincere i diritti umani e le ragioni umanitarie sugli interessi di parte e sul profitto. Iniziano infatti oggi alle Nazioni Unite i negoziati finali per il Trattato sul commercio internazionale delle armi e la Coalizione Control Arms – di cui fanno parte Amnesty International, Oxfam e altre organizzazioni in oltre 125 paesi – chiede ai governi di concordare un trattato con regole certe che assicurino il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario.
Per decenni in ogni parte del mondo si sono subite le conseguenze del commercio delle armi che vale più di 60 miliardi di dollari e  alimenta conflitti armati, violenza, corruzione. A causa di ferite da arma da fuoco muore in media una persona al minuto, mentre sono migliaia i mutilati e i feriti ogni giorno. “In Siria e nella regione dei Grandi Laghi in Africa, il mondo assiste continuamente agli effetti terribili del commercio delle armi irresponsabile e non trasparente. Quanti milioni di persone devono ancora essere uccise prima che i leader mondiali si sveglino e prendano decisioni per mettere davvero sotto controllo gli scambi internazionali di armi?”, afferma Brian Wood di Amnesty International. “I negoziati sul Trattato per il commercio delle armi sono per i leader politici un test per affrontare la realtà e concordare regole che pongano fine a traffici irresponsabili che alimentano gravi violazioni dei diritti umani.”
Abbiamo la storica opportunità di rendere il mondo un luogo più sicuro; questo Trattato può essere lo strumento per porre limiti a un commercio del tutto fuori controllo al momento”, avverte  Anna Macdonald di Oxfam. “Dal Congo alla Libia, dalla Siria al Mali, si assiste a un’infinita teoria di violenza e distruzione. Nelle prossime settimane i negoziatori alle Nazioni Unite possono cambiare il mondo o rinunciare, per l’ennesima volta. ”
Attualmente non esistono trattati vincolanti a livello globale che regolino il commercio di armi convenzionali, mentre vuoti e lacune permangono nelle legislazioni nazionali e regionali. Per essere efficace, il Trattato sul commercio delle armi deve chiedere ai governi di regolamentare in modo severo la vendita e il trasferimento di tutte le armi,  munizioni e delle attrezzature utilizzate per operazioni militari e sicurezza interna: dai veicoli corazzati ai missili, dai velivoli alle piccole armi, dalle granate alle munizioni. Ai governi deve essere richiesto di valutare con molta attenzione il rischio prima di autorizzare una transazione o un trasferimento internazionale di armi. I governi dovrebbero inoltre essere obbligati a rendere pubbliche tutte le autorizzazioni e i trasferimenti.

E’ assurdo che esistano regole globali per il commercio della frutta e delle ossa di dinosauro, ma nessuna regola per il commercio di fucili e carri armati”, dichiara Jeff Abramson, della campagna globale Control Arms. E’ cruciale che in queste settimane, persone e attivisti di tutto il mondo facciano sempre più pressione sui loro leader affinché raggiungano un trattato efficace entro la conclusione dei negoziati, prevista per la fine di luglio.
Amnesty International sottolinea come i “Sei Grandi” fornitori di armi – Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e USA – forniscano grandi quantitativi di armi a governi repressivi in tutto il mondo, a dispetto de rischio che le armi siano usate per commettere gravi violazioni dei diritti umani. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno fornito armi a Egitto e Bahrein.
La maggior parte dei governi vuole un trattato forte entro il 27 luglio, ma alcuni stati hanno provato a indebolire le regole. Stati Uniti, Cina, Siria ed Egitto si sono di recente detti contrar a regolare anche il commercio delle munizioni. La Cina vuole escludere dal trattato le piccole armi e i “regali”, mentre diversi governi del Medio Oriente sono contrari ai criteri adottati dal trattato in tema di diritti umani.
Per ulteriori informazioni;
Negli Usa:
• Control Arms Campaign – media@controlarms.org +41 79 239 23 66
• Amnesty International: Tom Mackey +44 7904 398 285 tom.mackey@amnesty.org
• Oxfam Louis Belanger +1 917 224 0834, louis.belanger@oxfaminternational.org
A Roma:
Mariateresa Alvino Cell: 348.9803541 email: mariateresa.alvino@oxfamitalia.org.
Gabriele Carchella Cell: 320.4777895 – email: gabriele.carchella@oxfamitalia.org.

Ecco il testo della petizione e, sotto, le firme delle personalità che hanno aderito fin’ora.

Caro Segretario Generale,
ogni anno su questo pianeta vengono prodotte una media di due pallottole a persona. Ci sono così poche norme generali che disciplinano il commercio delle armi, che nessuno sa veramente dove andranno a finire tutti quei proiettili – o quali vite spezzeranno.
Con il sistema attuale, ci sono meno controlli globali sulle vendite di pistole e munizioni che su quella di banane e acqua in bottiglia. Questo è ridicolo.
La prossima settimana tutto questo potrebbe cambiare. Tutti i governi del mondo si riuniranno alle Nazioni Unite di New York, durante un mese di trattative per concordare un trattato internazionale sul commercio di armi – il primo nel suo genere.
Se i leader mondiali si impegneranno, questo nuovo trattato potrebbe contribuire a porre fine a loschi affari di armi ed impedirne i trasferimenti, contribuendo direttamente a risolvere gravi violazioni dei diritti umani, crimini di guerra e povertà.
In quanto sostenitori di Amnesty International e di Oxfam, esortiamo i governi a farsi avanti e a fornirci un robusto ed efficace trattato che protegga i diritti umani. Un trattato che metta fine alle morti inutili e agli incidenti che si verificano ogni giorno a causa della violenza armata e dei conflitti.
Le decisioni che si prenderanno su questo trattato sono davvero una questione di vita o di morte.
Gillian Anderson Attore, USA.
Aterciopelados Musicista, Colombia.
Gael Garcia Bernal Attore, Mexico.
Harry Belafonte Cantautore, attore e attivista, USA
Jane Birkin  Attrice, UK.
Miguel Bose Cantante, Spagna.
Rahul Bose Attore, India.
Helena Christensen Fotografa e modella, Danimarca.
Chris Martin, Guy Berryman, Jonny Buckland, Will Champion
Membri dei Coldplay – Rock band, UK.
Jennifer Connelly Attore, USA.
Paul Conroy fotografo di guerra, UK.
Sophie Dahl scrittrice e modella, UK.
Kristin Davis Attrice, USA.
Los Fabulosos Cadillacs Musicista, Argentina.
Livia Firth Film Produttrice cinematografica e direttrice creativa di Eco-Age, UK.
Anjelica Huston Attrice, USA.
Eddie Izzard Attore e scrittore, UK
Bianca Jagger Capo della Bianca Jagger Human Rights Foundation, UK.
Emmanuel Jal Musicista e attivista, South Sudan
Scarlett Johansson Attrice, USA.
Angelique Kidjo Cantante, Benin.
Keira Knightley Attrice, UK.
Annie Lennox Cantautrice, UK.
Baaba Maal Cantante e musicista, Senegal.
Bill Nighy Attore, UK
Yoko Ono Artista, autore e attivista di pace, Japan.
Emma Pooley Ciclista olimpico, UK.
Tim Roth Attore e regista, UK.
Kevin Spacey Attore, regista e produttore, US.
Dave Stewart Musicista e produttore, UK.
Imelda Staunton Attore, UK.
Vivienne Westwood Fashion designer, UK.