15 Giugno 2026

PROFITTI DI GUERRA

 

I miliardari dell’energia del G7 incassano 300 milioni di dollari al giorno dall’inizio della guerra contro l’Iran, mentre oltre 30 milioni di persone precipitano nella povertà. In parallelo, i Paesi del G7 tagliano 48 miliardi di aiuti allo sviluppo — una cifra che le élite economiche hanno intascato in appena nove giorni. È il momento di agire: tassare i profitti in eccesso e i grandi patrimoni, sospendere il debito dei Paesi più poveri e rafforzare gli aiuti.

Sulle pittoresche rive del Lago Léman, a Evian, i nostri attivisti impersonano i leader del G7, disposti intorno a un bidone della spazzatura traboccante di enormi fascicoli scartati. Dietro alle strette di mano, le priorità scartate: clima, disuguaglianze, giustizia fiscale. Foto: Axel Duret/Oxfam
Sulle pittoresche rive del Lago Léman, a Evian, i nostri attivisti impersonano i leader del G7, disposti intorno a un bidone della spazzatura traboccante di enormi fascicoli scartati. Dietro alle strette di mano, le priorità scartate: clima, disuguaglianze, giustizia fiscale. Foto: Axel Duret/Oxfam

ENERGIA DALLA GUERRA

Il patrimonio aggregato di 41 miliardari del settore energetico dei paesi del G7 è cresciuto di 23,5 miliardi di dollari – pari a più 300 milioni al giorno o 1.000 dollari ogni 0,3 secondi – nei primi due mesi e mezzo della guerra illegale condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Nel complesso dal 2020 i miliardari di tutto il mondo hanno incrementato la propria ricchezza di 9.800 miliardi di dollari.

Prezzi di energia e cibo alle stelle stanno mettendo in ginocchio milioni di famiglie, soprattutto nei Paesi più fragili. Ma mentre la crisi colpisce i più vulnerabili, i profitti esplodono: le grandi compagnie petrolifere si avviano verso 416 milioni di dollari al giorno e anche i colossi dei fertilizzanti registrano guadagni record. Una crisi per molti, un affare per pochi: questa la denuncia del nostro nuovo report, pubblicato oggi, in occasione dell’apertura del G7 di Evian, in Francia.

I profitti delle sei maggiori compagnie petrolifere a livello globale cresceranno infatti dell’80% in più, rispetto alle previsioni pre-belliche, e di questo passo raggiungeranno i 152 miliardi di dollari nel 2026, pari a 416 milioni di dollari al giorno. Una crescita che non si limiterà al solo settore petrolifero: anche le 3 maggiori aziende mondiali di fertilizzanti dovrebbero vedere i propri profitti aumentare del 23%, ossia di ben 928 milioni di dollari, rispetto a quanto si poteva prevedere prima dell’inizio della guerra all’Iran.

Gli extra-profitti complessivi di alcune delle maggiori società dei paesi del G7 dovrebbero superare le proiezioni precedenti al conflitto in media di ben 413 milioni di dollari.

I conflitti in corso stanno devastando interi paesi, spezzando decine di migliaia di vite e rischiano di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone, eppure per alcuni sono straordinariamente redditizi. – ha dichiarato il nostro portavoce Francesco PetrelliStiamo facendo i conti con un sistema globale, che ridistribuisce la ricchezza solo verso l’alto: dai lavoratori agli azionisti, dai più poveri ai più ricchi, da chi ha meno potere a chi ne ha già fin troppo”.

IL PREZZO DELL’INERZIA SONO VITE UMANE

I governi restano inerti dinnanzi alla quinta crisi economica mondiale dal 2020, e il prezzo di questa inerzia viene pagato da chi è già vulnerabile.

I leader dei paesi G7 non stanno facendo nulla per aiutare i paesi più poveri e colpiti dalla crisi, a differenza dell’azione internazionale coordinata messa in campo all’indomani della pandemia di COVID-19 e dell’invasione russa dell’Ucraina, quando i governi sospesero almeno temporaneamente i pagamenti del servizio del debito e il Fondo Monetario Internazionale fornì prestiti di emergenza agli Stati più colpiti. – continua Petrelli – Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito devono smettere di usare la posizione di Trump come scusa per non agire. Il ‘G6’, anche senza gli Stati Uniti, ha un’enorme influenza sia a livello economico che diplomatico che sta scegliendo di non esercitare”.

Al contrario tra il 2024 e il 2025, i paesi del G7 hanno tagliato 48 miliardi di dollari di aiuti pubblici allo sviluppo (APS), la più grande riduzione di sempre. Ciò sta producendo impatti economici ed umanitari senza precedenti considerando che i Paesi del G7 rappresentano ben tre quarti degli aiuti globali. Una cifra che i miliardari dei Paesi G7 hanno guadagnato in appena nove giorni durante lo stesso periodo. Il costo umano di tutto questo è drammatico. Si calcola che dall’inizio della presidenza francese, 44 persone al minuto sono precipitate in una condizione di emergenza umanitaria”.

Da anni si assiste inoltre al sistematico smantellamento del multilateralismo mentre esplodono crisi prevenibili come la recrudescenza di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo o si consuma il genocidio a Gaza, senza che nessuno dei G7 abbia imposto un embargo sulle armi a Israele.

Nello stunt realizzato a Evian per il G7, mostriamo le questioni globali cruciali cancellate dall’agenda per garantire la partecipazione del presidente Trump. I restanti leader del “G6” – Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito – devono smettere di usare le azioni distruttive dell’amministrazione statunitense nell’economia globale e nell’alimentare i conflitti come scusa per la propria inazione. Foto: Axel Duret/Oxfam
Nello stunt realizzato a Evian per il G7, mostriamo le questioni globali cruciali cancellate dall’agenda per garantire la partecipazione del presidente Trump. I restanti leader del “G6” – Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito – devono smettere di usare le azioni distruttive dell’amministrazione statunitense nell’economia globale e nell’alimentare i conflitti come scusa per la propria inazione. Foto: Axel Duret/Oxfam

LE NOSTRE RICHIESTE AL G7

Per garantire la presenza del Presidente Trump a questo vertice, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza globale su cui servirebbero risposte condivise e coordinate. – conclude Petrelli– Sono state cancellate dall’agenda del vertice parole come ‘genere’ o ‘clima’ per compiacere Washington con buona pace degli altri paesi, tutto questo avrà conseguenze disastrose. Il G6 non può dichiararsi impotente abdicando al suo ruolo e alla sua responsabilità politica e morale. Possono cancellare il debito, tassare gli extra profitti e i grandi patrimoni. Possono promuovere una nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo, fornire maggiori aiuti, a partire da quelli umanitari. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l’irrilevanza globale“.

In questo contesto, chiediamo quindi al G7 di:

  • tassare gli extra profitti delle corporation e i grandi patrimoni per ridurre le disuguaglianze;
  • sospendere e cancellare il debito sul modello adottato per il COVID-19, sospendendo immediatamente tutti i pagamenti bilaterali del debito da parte dei paesi a basso e medio reddito; utilizzando meccanismi legislativi per costringere i creditori privati a fare lo stesso; cancellando un debito insostenibile per le economie più fragili, che costringe i governi a fare tagli devastanti ai servizi pubblici essenziali;
  • aumentare gli aiuti, rispettando gli impegni internazionali, a partire dallo stanziamento dello 0,70% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) in aiuto pubblico allo sviluppo, come riconfermato alla Conferenza ONU di Siviglia sulla “Finanza per lo Sviluppo” di appena un anno fa;
  • sbloccare la liquidità globale, sostenendo un’immediata nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo attraverso il FMI — svincolata dalle quote di partecipazione — per iniettare la liquidità necessaria nelle economie in difficoltà senza aumentare il loro carico di debito; al contempo, le istituzioni finanziarie internazionali devono prevedere finanziamenti di emergenza senza condizionalità, rispecchiando la risposta alla crisi messa in atto durante la pandemia.

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