A FIANCO DI CENTINAIA DI DONNE TOSCANE VITTIME DI ABUSI

30 Giugno 2021

Focus group su prevenzione e tutela delle persone vittime di violenza di genere nel contesto delle migrazioni 

Nel 2020 oltre 2500 donne si sono rivolte ai Centri Antiviolenza in Toscana. 14 mila tra il 2013 e il 2019. Il punto sul lavoro realizzato da Oxfam assieme al Centro di Salute Globale e al Centro Anti-violenza La Nara (Alice) e le nuove sfide per contrastare il fenomeno, nell’incontro aperto al pubblico domani 1 luglio alle 18.30 a San Casciano in Val di Pesa.

Prevenire e contrastare la violenza di genere nei contesti familiari, in ambito lavorativo o causata da situazioni di sfruttamento, offrendo un aiuto concreto alle tante donne straniere arrivate in Toscana, dopo viaggi pericolosi e indicibili per gli abusi e le violenze subite. In una regione dove, secondo gli ultimi dati disponibili, dal 2013 al 2019 più di 14.000 donne si sono rivolte al Codice Rosa in risposta a situazioni di violenza e, durante il lockdown nel 2020, in oltre 2500 hanno chiesto aiuto ai Centri Antiviolenza del territorio.

Con questo obiettivo il progetto Net Care – promosso da Oxfam, Centro di Salute Globale e cooperativa Alice dallo scorso autunno ha supportato l’accesso ai servizi offerti dal territorio ed il percorso di ripresa di oltre 120 donne straniere sopravvissute a violenza; formato 40 mediatrici culturali che adesso potranno lavorare nei centri anti-violenza e anti-tratta, servizi sociali e ospedali del territorio; svolto un forte lavoro di sensibilizzazione assieme alle comunità migranti.

Un lavoro cruciale realizzato in un periodo come quello della pandemia, dove gli episodi di violenza soprattutto in contesti di isolamento familiare non sono affatto diminuiti, ma anzi si sono aggravati a causa dell’instabilità lavorativa – aggravata dalla crisi economica – che impedisce di fatto di uscire dalle mura domestiche in cui si subiscono maltrattamenti. Basti pensare che in Toscana circa il 40% delle donne italiane e oltre il 60% di quelle straniere sopravvissute a violenza, non può contare su un’occupazione stabile. In molti casi, senza un aiuto le donne migranti non riescono a rompere la spirale di violenza da cui provengono e continuano a subire sfruttamento dopo l’arrivo nel nostro paese, trovandosi ad affrontare in una situazione ancor peggiore se costrette in una situazione di clandestinità, a causa della legislazione vigente.

Non riesco a trovare aiuto, vogliono la residenza ma io non ce l’ho e adesso vivo in una casa abbandonata. Non voglio tornare a casa da mio marito perché mi picchia e non ne posso più, ma nessuno sa dirmi cosa posso fare”, raccontava agli operatori di Net Care solo pochi mesi fa Svetlana (nome di fantasia) arrivata in Toscana dall’est-Europa.

Un’occasione per fare il punto su quanto resta da fare

E proprio per fare il punto sui risultati raggiunti dal progetto e le tante sfide che ancora si pongono di fronte per affrontare l’emergenza, che domani giovedì 1 luglio alle 18.30 a San Casciano in Val di Pesa (presso l’Arena dentro le mura, in via Lucardesi 10) si terrà l’evento conclusivo del progetto dal titolo “La violenza di genere nelle migrazioni forzate”.

Una tavola rotonda, aperta al pubblico, a cui parteciperanno Roberto Ciappi, sindaco di San Casciano in Val di Pesa; Maria José Caldés, direttrice del Centro Salute Globale; Serena Spinelli, assessora della Regione Toscana al welfare, terzo settore e marginalità sociali; Cristina Moscatelli della rete regionale Codice Rosa; Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia; Francesca Ranaldi, coordinatrice del Centro Antiviolenza La Nara e Khadija Ezouatni, mediatrice culturale, che porterà la testimonianza del delicato lavoro svolto negli ultimi mesi.

“Il progetto Net Care è nato dopo un attento lavoro di ascolto delle sopravvissute a violenze e di indagine delle principali criticità esistenti sul territorio, dando vita ad un protocollo di intesa tra 18 associazioni del terzo settore istituzioni e Regione Toscana per promuovere la mediazione culturale nella risposta ai casi di violenza su donne e minori migranti e rifugiate.-  ha detto Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam – Quella che ci troviamo di fronte è una situazione complessa che richiede un team di supporto alle vittime, in grado di identificare e comprendere da subito il profilo delle donne sopravvissute a violenza e poter indicare un percorso di uscita da situazioni taciute per anni e che le stesse donne hanno paura a denunciare. Sicuramente il lavoro svolto insieme negli ultimi mesi offre oggi un’ottima occasione per potenziare i servizi offerti dal territorio, ma siamo convinti che sia importante continuare a consolidare le diverse reti territoriali e replicare le buone pratiche esistenti”.

“Riteniamo sia fondamentale diritto di tutte le vittime ricevere sostegno da operatori e operatrici formati per poter svolgere al meglio il difficile e complesso compito di supporto, nel pieno rispetto delle culture di provenienza. – aggiunge Francesca Ranaldi, coordinatrice del Centro Antiviolenza La Nara  Il racconto della violenza subita da parte delle tante donne straniere che ne sono vittime in Toscana e le parole che lo accompagnano non devono essere soltanto tradotte, ma profondamente comprese in un lavoro congiunto tra mediazione culturale, Centri Antiviolenza e Enti della Rete territoriale. Solo un impegno forte ed integrato permette la buona riuscita dei percorsi di aiuto, tutela e protezione delle vittime. Ci auguriamo che questo non sia solo il punto di arrivo di un lavoro comune, quanto il punto di partenza per consolidare competenze e per stabilire nuove e importanti collaborazioni”.

“Mai come in questo momento è necessario costruire e rafforzare reti che permettano di compiere un salto di qualità per aiutare e supportare, con interventi mirati e capillari effettuati da personale adeguatamente formato, le donne rifugiate che subiscono violenza. – continua il sindaco di San Casciano in Val di Pesa, Roberto Ciappi – Credo necessario continuare a lavorare attivamente per arrivare a sancire un passaggio determinante, quello che dal riconoscimento dell’esistenza di moltissime donne vittime di violenza e abusi, giunte in Italia attraverso il Mediterraneo, porta all’identificazione dei vari tipi di violenza, subiti nella quotidianità nel nostro paese. Si ritiene dunque fondamentale l’esigenza di conoscere approfonditamente la realtà e i contesti di origine che coinvolgono le donne rifugiate e definire le azioni da mettere in campo attraverso importanti progetti, come quello promosso e realizzato da Oxam, Centro di Salute globale e Cooperativa Alice. Il percorso “Net care”, teso ad offrire supporto alle donne vessate da violenza fisica e morale, si è rivelata una risposta efficace, anche sul piano della prevenzione, che ha permesso di potenziare i servizi sul territorio attraverso la promozione degli strumenti e delle risorse della mediazione culturale. L’azione di contrasto alla violenza di genere su donne e minori migranti rifugiati è un lavoro che dobbiamo portare avanti contando sulla forza delle collaborazioni. Professionalità e competenze nel settore sono necessarie a mettere in moto quella catena di trasmissione tra sistema dell’accoglienza e servizi di assistenza alle donne rifugiate che ancora nel nostro paese risulta carente”.

“La violenza sessuale e di genere in ambito migratorio deve essere affrontata con un forte impegno congiunto tra istituzioni, sistema sanitario, terzo settore e attraverso un’adeguata formazione delle diverse figure professionali chiamate all’identificazione e alla presa in carico. – conclude Maria José Caldés, direttrice del Centro di Salute Globale – Il progetto Net Care può essere considerato il consolidamento di un approccio integrato al contrasto della violenza di genere che valorizza le sinergie e pone la mediazione come elemento di supporto indispensabile per un’efficace azione di prevenzione e presa in carico delle vittime di violenza”.