Gaza, Salama. Credits: Al Baba/Oxfam

Salama

I bambini di Gaza hanno visto tanto, troppo. E i loro ricordi si trasformano in incubi. Sta a noi fermare tutto questo.


Salama Shamali ha appena sei anni, ed è sopravvissuto a tre guerre. L’ho incontrato giorni fa in una piccola scuola tenuta da una chiesa locale, dove lui e la sua famiglia hanno trovato rifugio dopo che la loro casa è stata bombardata.


“Non sono felice” mi ha detto “La mia casa è distrutta. I missili hanno distrutto la mia camera, il mio letto è bruciato. Mi piaceva la mia camera. Voglio stare a scuola e studiare, e giocare con gli altri bambini, non voglio viverci”.   Salama aveva appena sette mesi quando scoppiò la prima guerra della sua vita, l’operazione israeliana “Cast Lead”, alla fine del 2008. Durante un’incursione aerea, uno shrapnel e dei frammenti di vetro lo ferirono alla mano. E’ un miracolo che sia sopravvissuto, mi dice la madre.


Nel 2012, quando Salama aveva 4 anni è iniziata la seconda guerra, “Pillar of Defense”. L’impatto psicologico dei bombardamenti è durato moltissimo. “Non ha potuto dormire per mesi – mi ha detto la madre – “Si svegliava la notte e correva fuori casa, cercando di scappare dalle bombe che immaginava lo stessero colpendo”. Quest’anno, quando sono cominciati i bombardamenti, Salama ha smesso di mangiare e ha cominciato a dire di avere dolori al petto. “Ero così preoccupata, pensavo morisse letteralmente di paura”.


Un’intera generazione di bambini a Gaza sta crescendo come Salama – non conoscendo nulla al di fuori dei raid, dei bombardamenti e delle macerie. Le Nazioni Unite stimano che almeno 360.000 bambini a Gaza avranno bisogno di supporto psicologico per cercare di superare i traumi subiti.


Dopo un mese di guerra le scuole a Gaza sono strapiene di centinaia di migliaia di persone che vi cercano protezione e rifugio. Le condizioni sono orribili – affollatissime, con pochissimo cibo e acqua- e le persone sono terrorizzate. Nonostante ospitino intere famiglie, anche le scuole sono state bombardate. Oxfam, con i partner locali, distribuisce acqua nella scuola dove Salama e la sua famiglia si sono rifugiati, ma è molto difficile sopperire agli enormi bisogni della gente. Le condutture d’acqua sono state danneggiate e l’unica centrale elettrica di Gaza è stata distrutta, per cui le pompe d’acqua non funzionano.


Quando ho fatto una foto a Salama, ho pensato anche ai miei nipotini e alle mie nipotine, e ai bambini dei miei amici. Tutti hanno visto e subito più di quanto dovrebbe farlo un bambino di sei anni. Questa guerra deve essere l’ultima, lo dobbiamo alle future generazioni.

Arwa Mhanna