I siriani in fuga dalla guerra sono 3 milioni

Infografica - 3 Milioni di Siriani sono fuggitiOxfam chiede ai governi dell’occidente di aprire le proprie frontiere per far fronte a questa tragedia umana

E’ di oggi l’annuncio dell’UNHCR che il numero di profughi siriani ufficialmente registrati ha raggiunto i 3 milioni. Solo l’apertura delle frontiere dei paesi occidentali – e di quelli più ricchi in generale – potrà dare una speranza di salvezza a una popolazione allo stremo. L’appello di Oxfam è che bisogna agire con urgenza per arginare la crisi di un’intera regione piegata dallo spostamento in massa di milioni di persone, dalla mancanza di fondi, dall’insufficienza di servizi e infrastrutture dei paesi confinanti con la Siria, ormai al collasso dopo oltre 3 anni di crisi.

Solo 5.000 siriani hanno trovato una sistemazione lontano dai paesi limitrofi, vale a dire un irrisorio 0,16% dell’intera popolazione di profughi.

Infografica - Rifugiati Siriani

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Nel frattempo l’appello umanitario delle Nazioni unite rimane penosamente inascoltato, avendo raggiunto meno della metà dei fondi necessari. Sebbene fino a oggi i paesi vicini, come Libano, Giordania e Turchia, abbiano fornito aiuto ai rifugiati, la loro generosità si sta esaurendo perché spesso sono le comunità più povere a portare il peso della crisi siriana. La comunità internazionale deve fare la sua parte e impegnarsi per dare protezione ai profughi, fornendo supporto ai paesi confinanti in modo che essi possano continuare a tenere le frontiere aperte per la popolazione siriana in fuga dalla guerra.

Il numero dei profughi cresce e gli aiuti sono insufficienti – ha dichiarato Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam ItaliaI paesi confinanti stanno esplodendo e sono prossimi a un punto di rottura. E’ scandaloso che negli oltre tre anni di  questa tragedia che non accenna ad arretrare, su 3 milioni di profughi che lottano ogni giorno per la sopravvivenza,  i paesi più ricchi abbiano trovato sistemazione solo per 5.000 rifugiati. La comunità internazionale dovrebbe prendere l’iniziativa e lavorare con l’ONU per offrire un’ancora di salvezza ai più vulnerabili, innanzitutto dando loro una nuova patria. I rifugiati con cui lavoriamo vorrebbero tutti tornare in Siria ma non possono perché la soluzione politica alla crisi rimane lontana.

La significativa mancanza di fondi ha già costretto le agenzie umanitarie a tagliare programmi e a circoscrivere gli aiuti, lasciando senza supporto molti profughi. In Giordania, per esempio, Oxfam ha dovuto sospendere la distribuzione di denaro a 6.500 rifugiati nelle comunità ospitanti. A giugno 2014, le Nazioni Unite hanno ridotto i fondi destinati ai rifugiati da 4,2 a 3,74 miliardi di dollari, a causa del mancato arrivo di denaro dai donatori.

Infografica - Distribuzione rifugiati siriani a fine agosto 2014

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Il fatto che 3 milioni di siriani siano oggi rifugiati è solo una parte del quadro di sofferenza umana. Con i 10,8 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto dentro la Siria e gli attacchi indiscriminati che colpiscono i civili, facendo vittime ogni settimana, sempre più famiglie saranno costrette a cercare rifugio – ha aggiunto Sansone – I profughi stanno dando fondo ai propri risparmi, visto che le opportunità di lavoro nei paesi confinanti sono limitate o inesistenti. Molti non sanno letteralmente come provvedere ai bisogni delle proprie famiglie in futuro. Senza un sostenibile supporto per un’adeguata risposta umanitaria e in assenza di un piano per dare una sistemazione ai più vulnerabili, la strada che abbiamo di fronte è davvero sconfortante”.

In Giordania, l’insediamento di migliaia di rifugiati siriani in un’area dove c’è poca acqua genera grande pressione sulle poche risorse idriche. I profughi con cui Oxfam lavora nel campo di Zaatari devono farcela con 35 litri di acqua a persona al giorno per bere, lavarsi e pulire, una riduzione drammatica dai 70-145 litri a cui erano abituati in Siria. Con l’aumento delle temperature estive, il rischio di malattie incombe, mentre Oxfam e le altre agenzie umanitarie lottano per far fronte ai bisogni essenziali, lavorando alla costruzione di una rete idrica che dia sufficiente acqua ai residenti di Zaatari.

Il quadro umanitario: la distribuzione dei profughi fuori dalla Siria

Dei 10,8 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza, su una popolazione totale di 22 milioni, gli sfollati interni sono ad oggi circa 6,4 milioni, mentre 4,7 milioni di persone che necessitano di aiuti, si trovano  in aree “difficili da raggiungere”, incluse circa 241.000 persone che vivono in aree attualmente assediate dalle forze governative o di opposizione. Tragico anche il quadro delle vittime. Secondo le Nazioni Unite sono oltre  191.000 dall’inizio del conflitto partito nel marzo 2011, mentre sono sempre di più profughi siriani in fuga per lo più nei paesi limitrofi. Quelli registrati a fine agosto come rifugiati dall’UNHCR sono così suddivisi:  1.169.846 in Libano, 832.508 in Turchia, 612.737 in Giordania (di cui oltre l’80% nei  due campi: Azraq e Zaatari, 215.369 in Iraq (numero in netta diminuzione negli ultimi due mesi),  139.040 in Egitto, 23.367 in Nord Africa ( tra Marocco, Algeria e  Libia) e 123.600 in Europa.

Il lavoro di Oxfam nel 2014

Dall’inizio dell’anno, abbiamo raggiunto quasi mezzo milione di rifugiati in Giordania e in Libano fornendo loro acqua potabile e beni di prima necessità (coperte, stufe per l’inverno e forniture igieniche in estate). Stiamo inoltre fornendo assistenza medica e legale alle famiglie siriane. Nei campi profughi di entrambi i paesi, così come negli insediamenti informali o lungo le rotte percorse dai profugi in fuga dalla guerra, abbiamo inoltre lavorato per fornire servizi igienici, e al momento è in fase di progettazione e sviluppo la realizzazione di sistemi di acqua corrente per il campo profughi di Zaatari in Giordania e la comunità di accoglienza situata nella valle della Bekaa in Libano.

Stiamo inoltre fornendo acqua pulita alla popolazione colpita dal conflitto all’interno della Siria sia attraverso la riabilitazione delle infrastrutture, sia fornendo acqua potabile, che attraverso la riparazione di pozzi, portando assistenza nel complesso a circa un milione di persone.

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