Storie dalla Siria. Mohamad, sogni che neanche la guerra ha saputo distruggere

10 Marzo 2020
Mohamad, 35 anni, rifugiato palestinese dalla Siria, Beirut photo credit Sahar el-Bachir

Mohamad tiene la sua mazza da cricket in un campo di Beirut mentre aspetta i giovani che allenerà per il giorno. Crediti: Oxfam/Sahar el-Bachir

È passato tanto, troppo tempo da quando ho sentito per l’ultima volta i miei amici in Siria. Non so cosa gli sia successo e non so cosa succederà a me. Nonostante viva da sette anni a Beirut, la mia vita non è certo diventata meno dura.

Lavorare legalmente in questo Paese è impossibile per persone come me. Ottenere un permesso di lavoro è un incubo burocratico, al punto che anche una organizzazione siriana per cui ho lavorato, si è rifiutata di aiutarmi.

Ma dobbiamo andare avanti e combattere per i nostri sogni. Sono arrivato a Beirut giovedì 8 agosto 2013 alle 22:03. Mi ricordo tutto: io che strisciavo sul pavimento della mia casa a Barzeh, nel nord di Damasco, per prendere il telefono e avvisare la mia famiglia che ero ancora vivo; il suono dei proiettili; l’odore della stazione dei bus sul lato libanese del confine quando finalmente sono arrivato; il suono delle infradito di mio fratello più giovane che si avvicinava; lo sguardo del poliziotto alla frontiera che all’inizio non voleva farmi passare, perché ero un rifugiato palestinese che arrivava dalla Siria; come provai a spiegare che ero in visita alla mia famiglia e che forse mi sarei iscritto all’università per continuare i miei studi; quando il doganiere firmò il mio permesso e di come, due ore dopo, mi ritrovai a Beirut con 500 lire siriane (4 dollari) in tasca. Tutti questi ricordi sono incisi nella mia memoria. La città è un posto difficile dove vivere, quando hai dei sogni che neanche la guerra ha saputo distruggere. Ma Beirut è anche il posto dove per la prima volta sono salito su un palco; dove ho interpretato un piccolo ruolo in un film che è arrivato fino a festival di cinema internazionale. Un grande motivo d’orgoglio per me! Sapete, vorrei fare l’attore, diventare una star! Mi dicono tutti che ho un faccino innocente, ma mi fanno sempre interpretare il poliziotto cattivo. Vorrei anche diventare un famoso allenatore di cricket, uno sport ancora non molto popolare in Libano. Passo già ore ed ore ad insegnarlo ai giovani libanesi e ai ragazzi profughi e chissà, magari ci riuscirò!

Il mio viaggio è stato difficile e ancora adesso prego perché non mi chiedano i documenti quando devo passare per un checkpoint.

La mia vita è ancora incerta.

Mohamad, 35 anni, rifugiato palestinese dalla Siria, Beirut