Il Sud Sudan sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie dalla sua nascita nel 2011. Quasi 6 milioni di persone, circa metà della popolazione, affrontano livelli di malnutrizione acuta e hanno accesso sempre più scarso ad acqua pulita e servizi igienici. I drastici tagli ai finanziamenti umanitari stanno privando la popolazione del sostegno essenziale nel momento di massima necessità.
Finanziamenti ai minimi storici
Nel 2025 il Sud Sudan ha visto livello più basso di finanziamenti umanitari dall’indipendenza del Paese. A un mese dalla fine dell’anno, Solo il 41% del Piano di Risposta Umanitaria da 1,7 miliardi di dollari stanziato per il Sud Sudan è stato realmente finanziato. La riduzione dei fondi ha costretto alla chiusura diversi programmi umanitari, e arriva mentre cresce in modo drammatico il numero delle persone in crisi: oltre 2 milioni di sfollati interni a causa di conflitti e inondazioni sempre più frequenti e più di un milione di persone fuggite dalla guerra civile in Sudan.

Renk allo stremo: operazioni ridotte del 70%
A Renk, una delle città più vulnerabili del Paese e punto di arrivo per migliaia di persone in fuga dal Sudan, fino a 1.000 arrivi al giorno stanno mettendo in grave difficoltà le infrastrutture locali.
A causa dei tagli agli aiuti siamo stati costretti a ridurre le nostre operazioni umanitarie del 70% nel prossimo mese. Senza nuovi finanziamenti entro febbraio, rischiamo di dover fermare completamente le attività nella zona.
“Questi tagli sono catastrofici per milioni di persone che lottano contro fame e malattie. Siamo costretti a ridurre la risposta umanitaria e a Renk rischiamo di chiudere tutto entro meno di tre mesi. Il mondo sta voltando le spalle a chi ha più bisogno.”
— Shabnam Baloch, direttrice nazionale di Oxfam per il Sud Sudan

Acqua insufficiente, malattie in aumento
La situazione sanitaria continua a peggiorare. In un centro di transito è disponibile un solo rubinetto di acqua pulita ogni 433 persone, la metà dello standard umanitario minimo accettato. Si registrano nuovi casi di colera, diarrea acquosa acuta ed epatite E, mentre il 35% degli ospedali e delle cliniche è chiuso o funziona in modo limitato.
Maria, rientrata dal Sudan, racconta:
“Poche organizzazioni sono ancora attive. Le condizioni igieniche sono peggiorate, molti rubinetti non funzionano. Siamo preoccupati perché gli aiuti non arrivano più come prima: le famiglie cercano di centellinare l’acqua e potremmo ritrovarci senza. E l’acqua è vita.”

Quasi 6 milioni di persone in condizioni di malnutrizione acuta
Secondo l’ultimo rapporto IPC, quasi 6 milioni di persone soffrono di malnutrizione acuta, tra cui 1,3 milioni con malnutrizione molto grave e tassi di mortalità in aumento. Le previsioni per aprile 2026 stimano un aggravamento della crisi di malnutrizione, che potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 7,5 milioni di persone.
La progressiva riduzione del supporto rischia di far precipitare un numero ancora maggiore di persone in condizioni di fame catastrofiche.
Donne e ragazze sempre più esposte ai rischi
La riduzione degli aiuti sta aumentando anche la vulnerabilità di donne e ragazze, che rischiano di essere spinte verso matrimoni precoci o costrette a cercare risorse in aree pericolose, esponendosi a violenza sessuale e sfruttamento.
Fermiamo questa situazione inaccettabile!
Chiediamo ai donatori internazionali, alle Istituzioni e ai Governi di non dimenticare la crisi in Sudan e il suo impatto devastante sul Sud Sudan. Senza un rapido ripristino dei finanziamenti, milioni di persone rischiano fame estrema o un’accelerazione nella diffusione delle malattie.
È una situazione inaccettabile, a cui anche TU puoi dire BASTA.
Firma ora per chiedere ai Governi e alle Istituzioni un sostegno concreto per la popolazione sudanese e sudsudanese.







