G7 TAORMINA: clima, cosa farà Trump?

Clima, i leader del G7 in marcia verso Parigi, ma Trump siede da solo in disparte

Al G7 un grande nulla di fatto

Dal summit nessuna misura concreta su lotta alla fame e tutela dei diritti dei migranti

Stunt su migrazione nell’ultimo giorno G7

Con il terzo flash mob realizzato al G7 di Taormina, Oxfam accende l’attenzione sul tema della migrazione

Stunt su insicurezza alimentare dal G7 a Taormina

Stunt da Taormina: i leader del G7 “banchettano” mentre 30 milioni di persone sono minacciate dalla fame

In attesa del G7 di Taormina

I leader del G7 non possono lasciare Taormina, senza aver prima definito soluzioni politiche chiare e stanziato gli aiuti necessari per evitare una catastrofe umanitaria senza precedenti

Oxfam al G20: basta con carbone e petrolio, un clima migliore è possibile

In concomitanza col Vertice G20 di Antalya vogliamo denunciare l’investimento spropositato di questi paesi in combustibili fossili: 450 miliardi di dollari tra investimenti di stato e prestiti agevolati, 15 volte di più rispetto ai 4-5 miliardi di dollari investititi verso i paesi più poveri per permettere loro di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Entro il 2030 servirebbero invece 150 miliardi di dollari l’anno per consentire l’adattamento.


Elisa Bacciotti, Direttrice del Dipartimento Campagne di Oxfam Italia commenta: “I leader dei paesi G20 devono smettere di concedere sussidi a chi inquina e assicurarsi invece che le comunità più povere abbiano i fondi di cui hanno bisogno per adattarsi al cambiamento climatico. I dati che abbiamo ci dicono che l’Italia ha investito 390 volte di più in combustibili rispetto ai programmi di adattamento al cambiamento climatico: una decisione scandalosa per un paese che vuole darsi la priorità di lottare contro il cambiamento climatico, e anche difficilmente comprensibile dato il nostro ruolo come importatore di fonti fossili. Non ci sono più scuse e non c’è più tempo – abbiamo bisogno di un accordo ambizioso alla COP 21 di Parigi a dicembre ed il G20 può essere un summit chiave per arrivare a quest’obiettivo e prevenire un catastrofico surriscaldamento del clima”.


E sul fronte dell’elusione fiscale?
Si nota un passo in avanti grazie a un insieme di misure elaborate dall’OCSE per limitare l’elusione fiscale da parte delle multinazionali, ma serve fare di più per restituire ai cittadini del mondo le risorse che servono per avere salute, istruzione, stato sociale. Se ci riferiamo all’Italia ad esempio l’erario nel solo 2012 ha perso 4,2 miliardi di dollori di imposte non versate da parte delle maggiori multinazionali statunitensi.


Vuoi saperne di più sulle fonti fossili? Clicca qui

Vuoi saperne di più sull’elusione fiscale? Clicca qui

A New York si discute sul futuro delle risorse del pianeta

Credit: La Stampa

dall’articolo di Francesco Petrelli, responsabile Relazioni Istituzionali di Oxfam Italia su La Stampa online del 24/09/2015


Gli obiettivi «sostenibili» sono 17: la fine della povertà estrema, l’obiettivo “Fame zero”, i diritti umani, i cambiamenti climatici, la riduzione della disuguaglianza. Le questioni per invertire la rotta di un mondo dove esplodono crisi e nuove contraddizioni


È in corso a New York l’assemblea delle Nazioni Unite in cui la comunità internazionale adotterà la nuova Agenda per gli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. Gli obiettivi sono 17 e toccano tutti i temi: la fine della povertà estrema, l’obiettivo “Fame zero”, i diritti umani, i cambiamenti climatici, la riduzione della disuguaglianza. Tutte questioni decisive per invertire la rotta di un mondo che accanto a indubitabili progressi positivi ha visto esplodere crisi e nuove contraddizioni.


La conclusione positiva del processo di identificazione e definizione degli obiettivi e la convinta adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile da parte dei leader mondiali è indubbiamente un successo che va riconosciuto ma che per essere davvero tale deve ora tradursi in politiche e pratiche a livello nazionale e globale. Nel rapporto pubblicato da Oxfam alla vigilia del vertice di New York “Inequality and the end of extreme poverty”, portiamo evidenze su come l’obiettivo di sradicare la povertà estrema entro il 2030 rischia di essere vanificato se non si interviene sul contrasto alla disuguaglianza estrema e sull’adozione di politiche che permettano ai più poveri di beneficiare degli effetti della crescita economica.


Luci e ombre di un paradosso
Quindici anni dopo il lancio degli Obiettivi del Millennio e a dieci anni dai solenni impegni del G7 di Gleneagles di “consegnare la povertà alla storia”, ancora oggi 1 miliardo di persone vive in una condizione di povertà estrema con meno di 1,25 dollari al giorno. Se da un lato è vero che negli ultimi quindici anni si è dimezzato il numero di persone che vivono in estrema povertà, facendo registrare già nel 2011 il raggiungimento del primo obiettivo del millennio, alcuni dati recenti dell’Overseas Development Institute dimostrano che il risultato sarebbe stato ancora migliore se il reddito dell’ultimo 40% più povero della popolazione fosse cresciuto più velocemente della media nazionale nei vari paesi. In questo caso avremmo a livello globale un tasso di povertà estrema più basso: pari al 13% invece dell’attuale 16%. In particolare se tutti i paesi in via di sviluppo avessero adottato dal 1990 al 2011 politiche di sostegno attivo alle fasce più povere della popolazione, il risultato sarebbe stato di avere già oggi 700 milioni di persone fuori dalla trappola della povertà.


La disuguaglianza killer della crescita
Il punto centrale quindi è il contrasto alla disuguaglianza e la ripartizione più giusta ed equa dei benefici della crescita che già in questi anni si è prodotta in tanti paesi del mondo con l’emergere delle nuove potenze economiche mondiali.
Secondo le proiezioni della Banca Mondiale, anche contando sulle più ottimistiche previsioni di crescita globale, non sarà possibile eliminare la povertà estrema entro il 2030 stando ai livelli disuguaglianza attuali. Eppure, non si tratta di un obiettivo impossibile da raggiungere. Esiste una via: affrontare la disuguaglianza attraverso una decisa azione politica e un piano efficace e concreto. Solo così – sempre secondo la Banca Mondiale – sarà possibile evitare che altri 200 milioni di persone cadano in una condizione di povertà estrema, allontanandoci dallo storico obiettivo dello sradicamento globale del fenomeno.


Questi numeri ci dimostrano che il famoso “effetto a cascata” – la crescita ha un prezzo ma alla fine a beneficiarne saranno anche i poveri, secondo l’assunto neo-liberista – è destituito di fondamento. Al contrario la crescita senza politiche di inclusione e di redistribuzione aggravano le differenze e sono un freno per le crescita, pregiudicando la qualità dello sviluppo.  
Proprio nei paesi dove la crescita ha visto una più equa ripartizione dei benefici per il 40% più povero e nel quale redditi e salari sono cresciuti più velocemente per queste fasce della popolazione rispetto alla media totale, registriamo i più grandi successi nella diminuzione della povertà. Emblematica la comparazione fra due economie emergenti come Cina e Vietnam che vede il primo paese, futuro leader dell’economia mondiale, fermo ad una percentuale di povertà estrema del 9%, mentre il secondo, attraverso una politica di ricadute della crescita più uniformi, ha registrato negli ultimi anni una significativa riduzione della povertà pari ora al 4%.


Sviluppo sostenibile: cosa fare globalmente… e in Italia
La sostenibilità economica e sociale dell’Agenda vuol dire quindi creare le condizioni di riequilibrio delle opportunità. Diversamente il rischio è che persino chi è uscito dalla povertà sia sostituito da nuovi poveri, magari in diverse aree del pianeta. Come dimostrato dal rapporto Oxfam dello scorso gennaio “Grandi disuguaglianze crescono” l’1% della popolazione, con le attuali tendenze, nel 2017 sarà detentore di più del 50% della ricchezza mondiale. Già oggi 80 super ricchi possiedono lo stesso ammontare di ricchezza di quello posseduto da 3,5 miliardi di persone, metà della popolazione mondiale.


Raggiungere gli obiettivi nel 2030 richiede un’azione urgente di attuazione dell’Agenda fin dal giorno dopo la sua adozione. Alcune richieste prioritarie che ai leader mondiali: ridefinire le regole della governance fiscale globale verso una maggiore equità e trasparenza mettendo fine agli abusi fiscali perpetrati da super ricchi e imprese transnazionali che sottraggono enormi risorse alla società; investire in servizi essenziali come sanità, istruzione, servizi pubblici. Allocare risorse in questi ambiti è strategico per la riduzione della povertà ed è fondamentale per la vita delle fasce povere delle popolazioni di tutti i paesi; assicurare che il lavoro degli uomini e delle donne più poveri sia compensato con giusti salari e svolto in condizioni sicure e dignitose, costituendo l’opportunità principale di uscita con le proprie forze dalla povertà estrema.


Al nostro Governo e al Presidente Renzi che sarà a New York, chiediamo in particolare di confermare gli impegni di un aumento delle risorse per la cooperazione e di assicurarne l’efficacia di allocazione in ambiti strategici per la riduzione della povertà come quelli della salute, dell’istruzione e degli investimenti in agricoltura. Inoltre, coerentemente allo spirito dell’Agenda chiediamo di definire un Piano Nazionale per l’Italia che si prefigga la piena realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, a partire dall’introduzione una misura nazionale contro la povertà (solo l’Italia e la Grecia in Europa ne sono privi). Dati recentissimi della Caritas ci dicono che la povertà assoluta si è fermata, ma che negli anni della crisi 2007-2013 i poveri assoluti sono raddoppiati passando dal 3,1% al 7% coinvolgendo più di 4 milioni di persone. Questi numeri, paragonabili agli effetti di un dopo guerra, e i livelli di disuguaglianza pur presenti in Italia, costituiscono un peso insostenibile per ogni prospettiva di ripresa e di sviluppo del nostro Paese.

Oxfam partecipa alla Marcia per il Clima il 28 giugno a Roma

Vi aspettiamo a Roma il 28 giugno

Domenica prossima, 28 giugno, Oxfam parteciperà a Roma alla marcia per il clima, promossa da FOCSIV, la Federazione degli Organismi di Volontariato Internazionale di ispirazione cristiana, e alla quale aderiscono numerose organizzazioni della società civile e movimenti religiosi di diverse fedi, accumunati dall’interesse per il rispetto dell’ambiente e dall’impegno per l’umanità e i più vulnerabili.


In vista della Conferenza COP 21 sul Clima che si terrà a Parigi il prossimo dicembre, la marcia rappresenta un momento fondamentale per chiedere ai leader politici mondiali di prendere impegni più seri per fermare il cambiamento climatico e per l’adozione di politiche a sostegno delle popolazioni che ne sono maggiormente colpite.


La marcia vuole inoltre sottolineare l’importanza delle parole di Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’, pubblicata lo scorso 18 giugno, dove sono chiari i richiami alla necessità di salvaguardare l’ambiente dove viviamo, per mettere fine agli effetti dei cambiamenti climatici che causano sempre maggiore povertà.


Da anni Oxfam denuncia le conseguenze che il cambiamento climatico ha sulle popolazioni più povere; eventi metereologici estremi non solo minacciano sempre di più la produzione di cibo, ma hanno effetti drammatici sull’aumento dei prezzi dei beni alimentari. Tutto questo rappresenta un enorme ostacolo per la sfida alla fame nel mondo.


La marcia sarà un evento pacifico e gioioso, con musica e performance artistiche fino all’arrivo Piazza San Pietro, in corrispondenza dell’Angelus di Papa Francesco. L’appuntamento è a Piazza Farnese alle ore 09:00. Per maggiori informazioni visita il sito http://www.unaterraunafamiglia.it/

Papa Francesco chiede di agire per tutelare il nostro pianeta

Winnie Byanyima Direttrice Esecutiva di Oxfam InternationalOxfam plaude al richiamo senza precedenti di Papa Francesco ad agire per contrastare il cambiamento climatico


La protezione dell’ambiente è al cuore all’agenda del Vaticano, come testimonia l’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, pubblicata oggi dalla Santa Sede, che per la prima volta si concentra sul tema del cambiamento climatico.
Nel testo il Santo Padre sottolinea la necessità di modificare i nostri stili di vita per prevenire le catastrofiche conseguenze dei cambiamenti del clima e per rimuovere le cause dei crescenti livelli di disuguaglianza.


Winnie Byanyima, Direttrice esecutiva di Oxfam International ha dichiarato:
“L’appello del Santo Padre, Sua Santità Papa Francesco, ci ricorda che il cambiamento climatico riguarda innanzitutto le persone; che ad esso è dovuto l’aggravarsi dell’evidente e crescente disuguaglianza tra ricchi e poveri. Le emissioni prodotte dai paesi ricchi hanno impatti catastrofici che colpiscono in misura maggiore i più poveri.


Soltanto quando i leader mondiali daranno ascolto all’autorità morale del Papa sulle questioni cruciali della disuguaglianza e del cambiamento climatico, le nostre società potranno essere più sicure, più prospere e più uguali.