Un’imposta progressiva sui patrimoni personali netti superiori a 5,4 milioni di euro, destinata allo 0,1% più ricco della popolazione. È la nostra proposta per rendere il sistema fiscale più equo e aumentare le risorse disponibili per finanziare servizi pubblici e diritti. Per sostenerla e chiedere alla politica di attuarla firma la nostra petizione.
Perché Oxfam parla di tasse?
Perché per combattere la povertà non basta affrontarne le conseguenze: occorre intervenire anche sulle disuguaglianze nella distribuzione di risorse, opportunità e potere.
Il fisco è il principale strumento attraverso cui una società decide chi e in quale misura contribuisce a finanziare l’avanzamento di trasformazioni economiche e a garantire il sistema di welfare e protezione sociale. A tutela, in primis, dei più vulnerabili in un contesto di fragilità crescenti e disuguaglianze insostenibili.
L’Italia è un Paese in cui sempre gli stessi pagano le imposte per sostenere quel che rimane dei beni e servizi pubblici di carattere universalistico. Beni e servizi cui corrispondono diritti sociali come la sanità e l’istruzione, oggi ampiamente sottofinanziati e permanentemente a rischio di tagli. Beni erosi da categorie di contribuenti cui si consente di godere di un sistema fiscale di favore senza essere esclusi dal godimento di alcun diritto.
A fronte di una forte crescita della concentrazione della ricchezza – lo 0,1% più facoltoso degli italiani ha quasi raddoppiato la propria quota di ricchezza nazionale dal 1995 ad oggi – i contribuenti più ricchi beneficiano di aliquote effettive del prelievo minori rispetto al resto della popolazione con redditi più modesti e patrimoni più esigui.
Tassare, in modo progressivo, i patrimoni multimilionari serve ad ovviare a tale evidente ingiustizia, in contrasto con il principio di progressività sancito dall’art. 53 della Costituzione. Significa riportare l’uguaglianza smarrita nell’orbita del fisco italiano!
Una proposta che riguarda tutti, ma non è per tutti.
Parliamo di circa 50.000 persone con un patrimonio personale netto superiore a 5,4 milioni di euro. Il restante 99,9% dei contribuenti non pagherebbe la nuova imposta. Per capire concretamente cosa significa: chi possiede un patrimonio netto di 6 milioni di euro non pagherebbe nulla sui primi 5,4 milioni e verserebbe l’1% sui restanti 600.000 euro, pari a 6.000 euro l’anno. La proposta potrebbe generare circa 13 miliardi di euro all’anno, già tenendo conto dello scomputo delle imposte patrimoniali reali corrisposte dai soggetti interessati. Risorse che potrebbero essere investite in scuola, sanità, contrasto alla povertà e transizione ecologica giusta.
Il punto, dunque, non è chiedere “più tasse”. È chiedersi quanto ciascuno contribuisca in rapporto alla propria forza economica. Le analisi richiamate nella proposta mostrano infatti come anche in Italia il sistema fiscale diventi regressivo al vertice: chi dispone di patrimoni enormi può finire per contribuire, in proporzione al proprio reddito o alla propria ricchezza, meno di un’insegnante o di un’infermiera. L’imposta sui grandi patrimoni punta a riequilibrare questa situazione, in linea con il principio costituzionale di progressività.
Chiedi anche tu alla politica di sostenere la nostra proposta firmando la seguente petizione
PER APPROFONDIRE
Come funzionerebbe concretamente la proposta? Chi dovrebbe pagarla, cosa verrebbe tassato e cosa rispondere a chi teme doppia tassazione o fuga dei grandi patrimoni all’estero? Scoprilo nel dettaglio.
IMPOSTA PROGRESSIVA SUI PATRIMONI MULTIMILIONARI
1. Cos’è
Una imposta personale annuale e progressiva sui grandi patrimoni, applicata esclusivamente allo 0,1% più ricco dei contribuenti italiani, cioè circa 50.000 persone, con aliquote dall’1% al 3% sulla sola parte di patrimonio che supera 5,4 milioni di euro. Il 99,9% dei contribuenti italiani non sarebbe interessato dall’imposta, ma beneficerebbe del gettito derivante da investire in beni pubblici quali scuola, sanità, contrasto alla povertà, transizione ecologica giusta.
2. Come funzionerebbe
La proposta prevede una franchigia di 5,4 milioni di euro di patrimonio netto personale.
| Patrimonio netto | Aliquota | Chi riguarda |
|---|---|---|
| Fino a 5,4 milioni € | 0% | 99,9% dei contribuenti |
| 5,4 – 8 milioni € | 1% | fascia dello 0,1% più ricco |
| 8 – 20,9 milioni € | 2% | fascia dello 0,05% più ricco |
| Oltre 20,9 milioni € | 3% | fascia dello 0,01% più ricco |
3. Perché proprio queste soglie?
Non sono soglie arbitrarie. Corrispondono ai livelli di ingresso nelle fasce più ricche della distribuzione patrimoniale italiana:
- 5,4 milioni di euro → ingresso nello 0,1% più ricco, circa 50.000 contribuenti
- 8 milioni di euro → ingresso nello 0,05% più ricco, circa 25.000 contribuenti
- 20,9 milioni di euro → ingresso nello 0,01% più ricco, circa 5.000 contribuenti
Un esempio concreto
Una persona con un patrimonio netto complessivo di 6 milioni di euro:
- non paga nulla sui primi 5,4 milioni
- paga l’1% sui restanti 600.000 euro
Imposta annuale: 6.000 euro. 1 euro ogni 1.000 posseduti: l’equivalente, per i multimilionari interessati dall’imposta, della rinuncia ad un capo griffato.
4. Cosa verrebbe tassato del patrimonio dei super ricchi?
L’imposta si applicherebbe al patrimonio netto complessivo dei super-ricchi: fabbricati e terreni, attività finanziarie beni di lusso, detenuti direttamente o attraverso società o trust. L’obiettivo è considerare la ricchezza effettivamente posseduta, indipendentemente dalla forma attraverso cui viene detenuta, evitando che strutture societarie possano essere utilizzate per schermare patrimoni personali e sottrarli alla tassazione. Potrebbero essere previste alcune esenzioni, ad esempio per determinati beni pensionistici o di uso personale, mentre eventuali esenzioni per beni legati alle attività d’impresa dovrebbero essere definite in modo rigoroso per evitare abusi.
5. Ma i super-ricchi non versano già tanto al fisco italiano?
I super-ricchi possono versare imposte elevate in termini assoluti. Ma la questione è quanto pagano in proporzione alla loro ‘forza economica’. Chi possiede enormi patrimoni può infatti finire per destinare al fisco una quota della propria ricchezza o dei propri redditi inferiore a quella sostenuta da lavoratori e classe media. Questo accade anche perché una parte importante delle risorse dei più ricchi deriva da patrimoni, rendite e investimenti, che spesso beneficiano di forme di tassazione più favorevoli rispetto ai redditi da lavoro. Recenti analisi empiriche hanno in effetti confermato come negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, la Francia e i Paesi Bassi, i sistemi fiscali siano manifestatamente regressivi al vertice, con i contribuenti più ricchi che corrispondono, in proporzione al proprio reddito o alla propria ricchezza, meno imposte dirette, indirette e contributi di un’insegnante o un’infermiera. Un’imposta sui grandi patrimoni punta quindi non semplicemente a far pagare “più tasse” ai ricchi, ma a rendere il loro contributo più in linea con il principio costituzionale di progressività.
6. Ma non è ingiusto tassare la ricchezza che si ottiene attraverso il risparmio di redditi già tassati?
La doppia tassazione è un’opzione costituzionalmente ammessa e presente in quasi tutti i sistemi fiscali. Seguendo il ragionamento di chi muove questa obiezione, dovremmo forse osteggiare il pagamento dell’Iva in un supermercato o alla pompa di benzina su una spesa sostenuta attingendo a redditi personali già tassati? L’argomento usato non tiene inoltre conto del fatto che la tutela, costituzionalmente garantita, del risparmio, ha dei costi per lo Stato (sicurezza, giustizia, ecc.) e che dunque non sia del tutto irragionevole chiedere in cambio di tale tutela un concorso al sostenimento di almeno una parte dei relativi costi.
7. Quanto potrebbe generare l’imposta sui grandi patrimoni in Italia?
Circa 13 miliardi di euro all’anno, un valore ben oltre la metà delle risorse mobilitate dalle più recenti manovre finanziarie.
La stima tiene conto dello scomputo delle imposte patrimoniali reali già corrisposte dai soggetti interessati, che verrebbero esentati da tali prelievi.
8. Ma non c’è il rischio di fuga di capitali e di espatrio dei più ricchi?
Le evidenze disponibili sugli “espatri fiscali” sono ancora limitate e tutt’altro che univoche e non consentono di attribuire le scelte di espatrio esclusivamente alla tassazione. L’esperienza di diversi Paesi europei sembra inoltre ridimensionare il rischio di una fuga significativa dei contribuenti più ricchi. In Francia, ad esempio, il picco degli espatri netti registrato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ha coinciso con un periodo in cui il carico fiscale sui più ricchi veniva ridotto. Uno studio sui Paesi scandinavi stima invece che un aumento del prelievo sulla ricchezza del top 2% abbia prodotto nel lungo periodo una riduzione di al più il 2% dei contribuenti interessati, con effetti pressoché trascurabili su occupazione e PIL. Evidenze recenti dalla Norvegia vanno nella stessa direzione: le riforme della tassazione della ricchezza introdotte tra il 2021 e il 2024 sono state associate all’espatrio di alcune decine di ultra-ricchi, ma anche a un aumento del 71,5% del gettito derivante dalla tassazione della ricchezza, senza effetti negativi rilevabili su investimenti, innovazione e imprenditorialità.
Il rischio di fuga dei capitali o di trasferimenti all’estero non può diventare un alibi per rinunciare a tassare i grandi patrimoni. Questi fenomeni possono e devono essere contrastati con maggiore trasparenza finanziaria e cooperazione amministrativa tra Paesi, così da permettere alle autorità fiscali di ricostruire i patrimoni detenuti all’estero o attraverso società e altri veicoli. Allo stesso tempo, chi trasferisce la propria residenza fiscale può essere soggetto a forme di exit taxation o continuare, per un periodo limitato, a essere trattato fiscalmente come residente. Perché la ricchezza non si crea nel vuoto: beneficia di infrastrutture, servizi pubblici, istituzioni, lavoratori in salute e formati da un sistema pubblico che deve essere mantenuto e rafforzato. Chi ha accumulato grandi patrimoni grazie anche a questo sistema deve contribuire a sostenerlo.
9. Di quanto consenso pubblico gode la proposta in Italia?
Nella formulazione di Oxfam, l’imposta sui grandi patrimoni gode di un ampio sostegno. Il 70% degli italiani la sostiene (tra cui la maggioranza relativa degli elettori dei principali partiti del centrodestra) annoverandola tra gli strumenti più importanti per riportare maggiore equità nel nostro sistema fiscale. Link al sondaggio realizzato nel 2024 da Demopolis per Oxfam.







