LA NUOVA DIRETTIVA UE NON GARANTISCE ADEGUATA TRASPARENZA FISCALE DELLE MULTINAZIONALI

2 Giugno 2021

Un mondo più giusto è possibile solo se si lavora per il bene comune

Oltre tre quarti dei paesi extra-Ue restano fuori dagli obblighi di rendicontazione pubblica sulla tassazione societaria, non essendo inseriti nelle liste dei paradisi fiscali stilate a livello comunitario.

L’accordo raggiunto ieri sera tra Commissione europea, Consiglio e Parlamento sulla proposta di direttiva sulla rendicontazione pubblica paese per paese (country-by-country reporting o CBCR) per grandi multinazionali che operano nell’Unione Europea, rappresenta un passo in avanti ma non ancora sufficiente per poter parlare di una vera trasparenza fiscale per le mega-corporation. Così Oxfam a commento del disegno sulla normativa emersa dal negoziato tra le istituzione europee.

Per come era originariamente concepita, la misura avrebbe dovuto imporre l’obbligo di pubblicazione, su base annua, di alcuni dati societari, tra cui il fatturato, gli utili (o le perdite) realizzati, le imposte versate (o differite), il numero dei dipendenti, in maniera disaggregata, per ciascun Paese in cui una grande multinazionale opera tramite proprie entità di gruppo. Una forma di rendicontazione che può aiutare ad identificare casi di sospetta elusione fiscale, in cui enormi profitti compaiono a bilancio delle multinazionali in giurisdizioni a fiscalità privilegiata, a fronte di una modesta attività economico-finanziaria e l’impiego di forza lavoro estremamente ridotta in tali paesi.

“L’accordo di ieri, a oltre 5 anni dalla presentazione della proposta di direttiva, è purtroppo al di sotto delle aspettative. – commenta Misha Maslennikov, policy advisor di Oxfam Italia sui dossier di giustizia fiscaleLa disaggregazione dei dati non riguarda tutti i paesi ma vale solo per gli stati membri e i Paesi extra-UE, inseriti per almeno due anni consecutivi sulle deboli liste nera e grigia dei paradisi fiscali dell’Unione. Per oltre tre quarti dei paesi del mondo i dati potranno essere rendicontati in forma aggregata, offrendo alle multinazionali ampie opportunità di fare ricorso a pratiche elusive e ai paradisi fiscali. In nome della tutela del segreto commerciale, l’accordo di oggi prevede inoltre la possibilità di omettere dalle rendicontazioni, senza vaglio preventivo delle autorità fiscali, alcune informazioni societarie relative a una o più giurisdizioni fiscali. Le informazioni omesse – di per sé indesiderabili – potrebbero rimanere tali fino a 5 anni, un tempo davvero eccessivo per il profilo di sensibilità di qualsiasi informazione commerciale”.


L’accordo di oggi è quindi il risultato di un compromesso, con la più ambiziosa posizione dell’Europarlamento che si è piegata a quella del Consiglio europeo, estremamente conservativa.

“Riconosciamo al Parlamento UE il merito di aver a lungo cercato di tenere alta l’asticella dell’ambizione sul disegno del CBCR pubblico. – conclude Maslennikov – Una posizione ampiamente apprezzata dalle organizzazioni non governative e sindacali europee e da tanti rappresentanti della comunità degli investitori attenti alla responsabilità fiscale d’impresa. Le lacune del disegno finale della misura sono purtroppo riconducibili alle posizioni ribassiste di molti stati membri disposti a poche e marginali concessioni nel negoziato. Piuttosto deludente è apparsa la cautela nel posizionamento del Governo italiano, che non ha avallato, a differenza di qualche altro paese dell’Unione, le istanze migliorative avanzate dalle organizzazioni impegnate nella promozione della giustizia fiscale e delle migliaia di cittadini italiani ed europei che hanno espresso inequivocabile supporto a un CBCR degno di tale nome”.