“Bene Pubblico o Ricchezza Privata?”: le nostre risposte

28 Gennaio 2019

La pubblicazione del rapporto di Oxfam alla vigilia del meeting annuale del Forum Economico Mondiale di Davos, intitolato quest’anno “Bene Pubblico o Ricchezza Privata?”, stimola in molti paesi, Italia compresa, un ampio dibattito pubblico. Non mancano obiezioni alle nostre analisi. Riteniamo opportuno replicare qui ad alcune delle argomentazioni sollevate.

1. Riduzione della povertà estrema

In merito alle affermazioni, sollevate da alcuni commentatori, che Oxfam non riconosca (o persino neghi) i progressi nella lotta alla povertà estrema registrati a livello globale negli ultimi decenni *, Oxfam riconosce, nero su bianco, la drastica riduzione, avvenuta negli ultimi venticinque anni, delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà monetaria, quelle che dispongono di un reddito giornaliero inferiore a 1.90 $ (PPA 2011). Nel rapporto abbiamo invece rilanciato l’allarme (si cfr. p. 39 del recente rapporto Piecing Together – The Poverty Puzzle della Banca Mondiale) sul recente rallentamento del tasso annuale di riduzione della povertà estrema. Consapevoli dell’importanza dell’obiettivo di sradicamento della povertà e dei progressi raggiunti in questo senso, il rapporto sottolinea il pericolo di non raggiungerlo se i più poveri continueranno a non godere in maniera più equa dei benefici della crescita entro il 2030 (così come enunciato dall’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite).

A proposito della misurazione della povertà estrema, riteniamo utile ricordare come la soglia di 1.90$ al giorno, pur avendo un’importante funzione di catalizzatore dell’azione politica, non costituisce una congrua stima del livello minimo di reddito necessario ad assicurare un livello accettabile di vita. Le storie che arrivano dalle periferie più disparate del mondo in cui operiamo potrebbero aiutare a capirlo: in Myanmar le lavoratrici delle filiere globali dell’abbigliamento guadagnano circa 4$ al giorno, più del doppio del livello di povertà estrema. Per vedersi corrisposta una tale retribuzione sono costrette a lavorare sei o sette giorni a settimana per 11 ore al giorno. Il loro reddito risulta insufficiente per la spesa alimentare e medica, e spesso le costringe ad indebitarsi. In India, le persone che vivono con appena 2$ al giorno mostrano un tasso di mortalità tre volte superiore alla media globale. Se 2$ non sono sufficienti per una nutrizione adeguata o per poter vivere più a lungo, è lecito chiedersi come un simile valore possa considerarsi rappresentativo di una condizione di non-povertà (estrema). Se n’è resa conto anche la Banca Mondiale, introducendo, su raccomandazione della Atkinson Commission on Poverty, ulteriori soglie, più vicine a quelle di povertà nazionale nei paesi a medio reddito.
Le linee di povertà estrema “suppletive” sono fissate a 3.20$ di reddito giornaliero pro capite per i paesi a reddito medio-basso e a 5.50$ per quelli a reddito medio-alto.
Nel 2015 (ultimo anno disponibile) circa un quarto della popolazione mondiale viveva sotto la prima soglia e 3,4 miliardi di persone non superavano la soglia di 5.50$ di reddito giornaliero.

2. Sulla concentrazione della ricchezza e gli “studenti di Harvard”

Alcuni commentatori contestano ad Oxfam di contribuire a presentare come ‘povero’ anche chi non dovrebbe essere trattato come soggetto economicamente vulnerabile. L’argomento usato è il seguente: la ricchezza netta – misura della condizione patrimoniale delle persone – ha una componente positiva (valore degli attivi mobiliari ed immobiliari) e una negativa (debiti). Un giovane studente di una prestigiosa università americana senza asset e indebitato per pagarsi gli studi risulta così più “povero” (in termini patrimoniali) di un contadino del Laos con patrimonio esiguo (ad esempio un piccolo appezzamento di terra). Eppure le prospettive di vita dello studente di Harvard sono decisamente migliori: troverà verosimilmente un lavoro ben retribuito, restituirà il debito, potrà accumulare ricchezza, ecc.

A questo proposito val la pena specificare che Oxfam, al pari di istituti di statistica e organizzazioni economiche e finanziarie internazionali, definisce la povertà monetaria attraverso il (basso) reddito a disposizione di un individuo o una famiglia in termini assoluti o relativi a un bacino demografico. L’attenzione che Oxfam rivolge alla distribuzione della ricchezza netta è legata all’importanza che la condizione patrimoniale riveste per la vita delle fasce più povere della popolazione di un paese. La ricchezza netta fornisce da una parte una misura della resilienza finanziaria (o mancanza della stessa) – ovvero della capacità di resistere a shock improvvisi come raccolti scarsi, spese mediche impreviste o perdita del lavoro, dall’altra è indicativa della capacità delle persone di investire nel futuro e nel miglioramento della qualità della propria vita. Per chi occupa le posizioni apicali della piramide distributiva, la ricchezza rappresenta al contempo una fonte innegabile di potere e influenza. Va da sé che la ricchezza movimentata ed investita può generare reddito e che il reddito permette di accumulare ricchezza. Dunque gli squilibri nella distribuzione della ricchezza possono comportare (sul come e sul quanto il dibattito economico è apertissimo) squilibri nella distribuzione dei redditi e viceversa.

Oxfam non demonizza la ricchezza in quanto tale. Accendiamo i riflettori sull’elevata concentrazione della ricchezza al vertice della piramide distributiva o sull’alta disuguaglianza dei redditi in molti Paesi, perché riteniamo che si debba discutere pubblicamente delle ragioni sottostanti alle distanze economiche tra gli individui di una società e valutare l’accettabilità sotto il profilo di eticità ed efficienza dei meccanismi che le causano. Quanto i divari economici generati sui mercati sono riconducibili a merito, talento, innovazione, propensione al rischio? Quanto peso hanno invece le rendite economiche (monopoli ed oligopoli), il clientelarismo, il condizionamento politico e le rendite di posizione sociale e ereditarie? Quanto le disuguaglianze moderne siano spiegabili da un modello (sempre più aggressivo) d’impresa shareholders-first che penalizza ed esclude un’ampia platea di stakeholder dai benefici realizzati con sforzi collettivi? Qual è il peso, nel mondo globalizzato, delle asimmetrie di potere tra diversi fattori produttivi e quello della crescente finanziarizzazione dell’economia, ma anche della digitalizzazione e dell’automazione del lavoro? Quale impatto sulle disuguaglianze hanno le politiche pubbliche, in ambito fiscale, sociale, del lavoro, della concorrenza?

I dati aggregati sulla concentrazione della ricchezza a metà 2018 ci offrono un panorama sconcertante: il 10% dei titolari di patrimoni più elevati detiene quasi l’85% del net wealth stock globale. L’1% più ricco (tra cui figurano oltre due milioni e mezzo di nostri connazionali con patrimoni netti superiori a 722.000 euro) è titolare di quasi la metà della ricchezza netta aggregata e ha beneficiato, in termini reali, di quasi il 46% dell’incremento di ricchezza nel periodo intercorso tra giugno 2017 e giugno 2018. Chi fa parte del top-1% globale? Per il 73% si tratta di cittadini residenti in Europa e Nord America. Per fare parte della metà più povera (in termini patrimoniali) del pianeta, basta oggi disporre di una ricchezza che non supera i 3.490 euro. Questo gruppo, che possiede appena lo 0,4% della ricchezza netta del pianeta, è costituito per oltre due terzi da cittadini africani, latino americani, indiani e dei paesi a basso e medio-basso reddito dell’area Asia-Pacifico.

A livello aggregato il debito rappresentava a metà 2018, secondo le stime di Credit Suisse, il 13% della ricchezza netta. La sua dispersione tra i decili della popolazione globale non è tuttavia uniforme. Nel 2018 la quota di debito detenuta dal decile più povero del pianeta (tra cui gli indebitati netti come lo studente di Harvard) rappresentava ad esempio poco più del 3% del debito complessivo. Non è un’osservazione da poco: la maggior parte del debito figurava tra le componenti negative della ricchezza netta dei decili successivi!

Già due anni fa ci siamo soffermati con attenzione sul primo decile della distribuzione della ricchezza globale (gli indebitati netti), sottolineando come i fattori di rischio individuati dalla stessa Credit Suisse per trovarvisi fossero ben diversi dall’indebitamento universitario (fenomeno esistente ma marginale) o dai debiti finalizzati a investimenti produttivi in grado di garantire all’indebitato prospettive di una vita prospera. La categoria di ‘giovani, single e poco istruiti’ costituiva il profilo a rischio maggiore di povertà patrimoniale. Fattori secondari di rischio erano rappresentati dal ‘fare parte di un nucleo familiare con tre o più figli, dall’essere disoccupati o disabili’. ‘In molti paesi – si leggeva nel rapporto di Credit Suisse del 2016 – il maggior rischio è rappresentato per gli under-35, persone con pochi risparmi e all’inizio del ciclo di accumulazione della ricchezza, ovvero esposte all’indebitamento in un momento di crescita dei tassi di disoccupazione giovanile’ (con poche prospettive di una retribuzione medio-alta a breve termine). Nei paesi ricchi l’indebitamento interessa inoltre rappresentanti dei ceti più poveri (di reddito), costretti a ricorrere a prestiti per la sopravvivenza. Riproponiamo ai nostri lettori i dettagli della pregressa analisi.

3. Servizi equi anche nel privato, è possibile?

In terzo luogo, ci preme soffermarci su un argomento ricorrente nelle critiche sollevate al lavoro di Oxfam – quello secondo il quale l’accessibilità dei servizi educativi, sanitari, sociali, (il loro costo diretto o indiretto per i cittadini-utenti) non dipenda affatto dalla natura del gestore, pubblico o privato, che li eroga. Oxfam contesta, con dati ed evidenze provenienti da alcuni dei 90 paesi in cui opera, questa analisi. Il terzo capitolo del nostro rapporto si sofferma sulla limitata accessibilità alle cure garantita dal servizio sanitario privatizzato in India e sul fallimento dei programmi pubblico-privati di contrasto alla dispersione scolastica nel Punjab (Pakistan). Per citare solo alcuni degli esempi.

4. Sistemi fiscali progressivi – alcune precisazioni

Un ulteriore argomento su cui alcune critiche fanno leva è la contestazione della graduale riduzione di progressività dei sistemi fiscali in molti Paesi. Alcuni commentatori rilevano che, relativamente alla tassazione dei redditi delle persone fisiche, sebbene le aliquote massime d’imposta si siano drasticamente ridotte negli ultimi 35-40 anni, come evidenzia Oxfam, la quota di gettito fiscale ascrivibile all’1% in alcuni Paesi è cresciuta. Tuttavia proprio in questi paesi il reddito è oggi molto più concentrato tra i percettori di redditi più elevati. Un’aliquota nominale più bassa su uno stock di reddito significativamente incrementato può ancora produrre un gettito fiscale maggiore rispetto a quello generato dai percettori di redditi più bassi. Succede anche nei sistemi a progressività nulla e.g. ad aliquota unica (senza deduzioni e detrazioni): la quota di gettito dei high earners è più alta di quella dei redditi più bassi. Quanto? Anche tanto, se il reddito è particolarmente concentrato.

Sul fronte delle politiche fiscali la denuncia del rapporto di Oxfam è duplice. Oltre a riflettere sullo spostamento del carico fiscale da ricchezza e redditi da capitale a redditi da lavoro e consumi e sulla riduzione del grado di progressività dei sistemi impositivi, poniamo anche l’accento sulla dimensione insostenibile degli abusi fiscali nazionali ed internazionali che ogni anno privano gli erari pubblici di miliardi di euro indispensabili al rafforzamento dei sistemi di welfare, investimenti pubblici in ricerca, il finanziamento di politiche di lotta alla povertà o politiche attive del lavoro. Accendendo i riflettori sui paradisi fiscali societari – l’estrema rappresentazione della forsennata corsa globale al ribasso in materia di fiscalità d’impresa – e sulle giurisdizioni fiscali segrete che consentono rispettivamente a grandi imprese multinazionali e individui facoltosi di “ottimizzare”, legalmente e illecitamente, il proprio carico fiscale, abbassando consistentemente le proprie aliquote contributive effettive.

 

* […] non è vero che la povertà sia in continua crescita. Anzi, la sua costante riduzione è forse il più importante fenomeno sociale degli ultimi decenni, e lo dobbiamo all’odiata globalizzazione e agli odiatissimi mercati. E’ curioso che a Oxfam sia sfuggito il primo grafico di uno studio della Banca mondiale, pure citato: le persone che vivono in condizioni di povertà estrema nel mondo sono letteralmente crollate da 1,9 miliardi nel 1990 (il 35,9 per cento) a 736 milioni nel 2015 (il 10 per cento). Ci vuole una bella faccia tosta a negare questi immensi progressi […] (Stagnaro, il Foglio, 23 gennaio 2019)

 

YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.
SUDAN
I rifugiati sud sudanesi sono stati ricollocati e accolti in nuovi campi o si sono stabiliti nelle zone in prossimità dei campi. La mancanza di acqua e più in generale le scarse pratiche igieniche sono la principale causa del propagarsi di malattie. Oxfam copre i bisogni principali in termini di acqua e igiene (WaSH) di 65,332 persone all'interno dei campi e nelle zone circostanti, includendo tra i beneficiari, oltre ai rifugiati sud sudanesi, anche la popolazione locale che li accoglie.
SUD SUDAN
Quasi 4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa del conflitto; l’Uganda ospita 1 milione di rifugiati, e un altro milione sono fuggiti in Etiopia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo. La maggior parte sono donne e bambini. Oxfam lavora per garantire acqua, cibo e servizi igienico sanitari ai più vulnerabili, inclusi coloro che si sono rifugiati nelle isole più remote in mezzo alle paludi. Nel 2017 ha aiutato oltre 500.000 persone.
SIRIA
Lo scorso anno Oxfam ha aiutato circa due milioni di persone nel paese e in quelli ospitanti, come Libano e Giordania, garantendo acqua potabile, servizi igienici e cibo, oltre ad aiuti per avere un reddito e agevolando l’accesso alle opportunità di lavoro e ai servizi sanitari, sociali e legali, e sostenendo i rifugiati con progetti di accoglienza o attraverso i corridoi umanitari. In Siria Oxfam ha garantito acqua pulita a più di 1.5 milioni di persone in 10 governatorati, e sta lavorando nella promozione della salute e dell’igiene, nello smaltimento dei rifiuti solidi e nel sostegno alle attività generatrici di reddito.
ITALIA
In Italia un numero stimato di 10.000 migranti, inclusi richiedenti asilo e rifugiati, vive al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni precarie, marginalizzati, senza alcuna assistenza istituzionale e con limitato accesso a cure mediche, in accampamenti informali spesso privi di acqua e servizi igienico sanitari. L’intervento umanitario di Oxfam in Italia è basato sul un approccio di protezione a sostegno dei diritti dei migranti, garantendo anche assistenza concreta in risposta a bisogni immediati. Oxfam lavora con le organizzazioni partner esperte in assistenza legale e con le associazioni sul territorio; il team mobile di Oxfam si indirizza verso i migranti più vulnerabili in Sicilia e in Liguria, a Ventimiglia, garantendo informazioni legali, orientamento in termini di servizi specializzati cercando di rispondere alle esigenze di ciascuno.
YEMEN
Dall’inizio del conflitto, nel marzo 2015, sono morti oltre 5.550 civili, e 3 milioni di persone sono state costrette a abbandonare il paese sull’orlo della carestia. Più della metà della popolazione non ha cibo sufficiente. Raid aerei, combattimenti, razzi e cecchini hanno distrutto case, scuole, ospedali, fabbriche, fattorie. Anche prima dell’ultima escalation del conflitto, più di 10 milioni di yemeniti soffrivano la fame ogni giorno. Lo Yemen era il paese più povero del Medio Oriente, e povertà e disuguaglianza erano in continua crescita. Oggi la situazione è drammaticamente peggiorata, anche perché lo Yemen è inoltre attraversato dalla più grande epidemia di colera che sia stata mai registrata. Da aprile l’epidemia si è diffusa in ogni angolo del paese, già martoriato dalla guerra, uccidendo più di 2.200 persone. Dal luglio 2015 Oxfam ha aiutato più di 2.8 milioni di persone in 9 governatorati garantendo acqua e servizi igienico sanitari, assistenza economica, e buoni per il cibo.
IRAQ
4.2 milioni di persone sono fuggite dalle zone di conflitto e hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria. Oxfam lavora per ripristinare i servizi di base quali acqua e servizi igienico sanitari e promuovere attività generatrici di reddito per gli sfollati che tornano a casa. Dall’inizio del lavoro nel paese, Oxfam ha raggiunto quali 2 milioni di persone, di cui quasi 100.000 solo a Mosul.
BANGLADESH
Solo da agosto 2017, i rifugiati arrivati in Bangladesh sono stati 671.000, e centinaia continuano ad arrivare ogni settimana. Più della metà sono bambini sotto i 18 anni, e più della metà donne e bambine, ospitati in campi per sfollati le cui condizioni sono drammaticamente peggiorate con l’arrivo della stagione dei monsoni. Oxfam lavora per garantire acqua e servizi igienico sanitari, e installando impianti fognari a beneficio di 50.000 persone. Nella zona di Teknaf garantisce 300.000 litri d’acqua potabile al giorno. Fino ad ora ha raggiunto almeno 240.000 persone.
GAZA
Dal 2006, la popolazione di Gaza sta vivendo un deterioramento della propria economia, dei servizi di base ed una continua distruzione di infrastrutture a causa delle 3 guerre e del blocco imposto su Gaza tuttora in corso. Si stima che il 65% della popolazione di Gaza non abbia un accesso sostenibile all’acqua potabile e dipenda da fornitori privati spesso irregolari e senza licenza, che non rispettano gli standard igienici minimi, esponendo così la popolazione a gravi rischi per la propria salute. A causa del blocco e delle restrizioni imposte da Israele, le comunità – e soprattutto i giovani - vedono poi drammaticamente ridotte le possibilità di lavorare o avere dei redditi sostenibili. Oxfam Italia ha posto particolare attenzione sull’accesso all’acqua potabile e le condizioni igieniche e ambientali della popolazione beneficiaria, costruendo un impianto di desalinizzazione delle acque salmastre, unito a serbatoi per lo stoccaggio e punti di riempimento, che servirà 10.000 persone.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
ETIOPIA
Dopo 18 mesi di siccità causata da El Niño la regione del Corno d’Africa sta attraversando un altro periodo di assenza di precipitazioni, che ha colpito comunità di agricoltori e pastori aggravandone le condizioni già drammatiche. I raccolti sono seccati e il bestiame ha cominciato a morire, mentre la mancanza d’acqua causa l’insorgere di malattie come il colera e la diarrea: a marzo si sono già registrati 21.000 casi in Etiopia, dove 8.5 milioni di persone soffrono la fame, specialmente nella regione Somali del Sud. La mancanza di acqua e cibo hanno aggravato la condizione dei rifugiati e degli sfollati: con più di 780.000 rifugiati, l’Etiopia è uno dei paesi africani che ne ospita di più. Oxfam garantisce aiuto nelle zone più remote della regione Somali del Sud, la regione più colpita e la meno interessata dagli aiuti internazionali. Fino a oggi oltre 653.000 persone hanno ricevuto acqua e aiuti in denaro, e 212.000 capi di bestiame sono stati vaccinati.
Cibo per la mente
Gli alunni analizzano le disparità del sistema alimentare globale per imparare, pensare e agire come cittadini globali attivi.
Educazione interculturale attraverso gli studi religiosi
Educazione interculturale per favorire il rispetto delle identità culturali, sociali e religiose.
Make the Link. Tecnologia e Scienza Contro la Povertà
Sviluppa le competenze scientifico-tecnologiche degli alunni inserendoli nel contesto dell’attualità globale per comprendere i problemi che affrontano i paesi in via di sviluppo.
Casebook
Fornisce strumenti concreti per il lavoro quotidiano degli orientatori professionali, formatori di orientatori professionali, studenti universitari e profili che lavorano nell’integrazione lavorativa dei migranti.
Mobnet
Un progetto di mobilità finanziato dalla Commissione Europea che vuole incoraggiare uno scambio transfrontaliero di conoscenze, esperienze e capitale umano fra giovani e aspiranti imprenditori della sponda nord e sud del Mediterraneo.
Be your own boss
Educazione e imprenditorialità, per uno sviluppo incrociato e trasversale del lavoro e un percorso di apprendimento creativo e dinamico, capace di lasciare i futuri imprenditori liberi di lanciare il loro progetto aziendale con successo.
Mednet
Un progetto finanziato dalla Regione Toscana per rafforzare la consapevolezza e il lavoro di associazioni giovanili della sponda nord e sud del Mediterraneo che vogliono giocare un ruolo attivo nella comprensione dei processi di cambiamento culturale, economico, politico e sociale.
Douglas
La prestigiosa catena di profumerie anche quest’anno ospiterà i volontari Oxfam per fare i pacchetti di Natale, per sostenere le nostre attività nelle principali emergenze umanitarie.
Huawei
L’azienda quest’anno ha sostenuto per il secondo anno consecutivo, in diverse scuole italiane il progetto “Make the Link, Technology Supporting Emergencies” per evidenziare il ruolo della tecnologia nelle emergenze. L’azienda ha coinvolto anche i propri dipendenti e devoluto il ricavato del Huawei Christmas Concert 2016 a favore di Oxfam Italia.
Molino Rossetto
La storica azienda di Padova, impegnata con noi dal 2015 in Ecuador, ha risposto al terremoto che ha colpito il Paese nel giugno del 2016 con attività di raccolta fondi e sensibilizzazione, e con l’impegno personale di Chiara Rossetto, CEO dell’azienda di famiglia e testimonial Oxfam.
Lavazza
A fianco di Oxfam Italia da molti anni, conferma il proprio sostegno alle attività dell’organizzazione e in particolare la propria sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Yoga Essential
A fianco di Oxfam Italia da alcuni anni, anche con una linea di abiti dedicata, ha risposto ancora una volta con entusiasmo alla richiesta di appoggiare la raccolta fondi per reagire alle emergenze. Fondamentale l’entusiasmo della sua fondatrice, Elena Vitale, nel creare occasioni ad hoc per coinvolgere un pubblico sempre più vasto di sostenitori.
Aveda
In Italia Aveda prosegue la sua collaborazione con Oxfam con la quale dà vita a numerose attività volte ad accrescere l’attenzione e la visibilità della campagna per il Mese della Terra e a incrementare la raccolta fondi per intervenire nelle più gravi emergenze del mondo portando acqua potabile.
Fondazione Zegna
Insieme nei Territori Occupati Palestinesi per migliorare la condizione di vita della comunità beduina dando voce ai loro diritti e per rilanciare il ruolo delle donne e dei giovani.
Fondazione Lavazza
Ci aiuta a sostenere le attività dell’organizzazione con una particolare sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Aziende al nostro fianco
Alessandro Enriquez, Alessi, Artoni Trasporti, Aveda, Banner Boutique, Barilla, Chopard, Coin, Coop, Cordenons, Costa Crociere, Damiani, Edenred, Expo 2015, Fao & Ifad, Ferrero, Fidenza Village, Fondazione Cariplo, Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza, Fondazione Intesa Sanpaolo, Fondazione Telecom, Fondazione Zegna, Goodyear, Gucci, Huawei, Il Gufo, Intesa San Paolo, Io Donna, Iswa, Kedrion, Lario Hotels, Lavazza, Lebole Gioielli, Living, Metroweb, Mondelez, Molino Rossetto, Montblanc, Next Economia, Nielsen, Okite, Private Griffe, Qc Terme, Qvc, Roger Vivier, The Circle Italia, Torrefazione Marchi, Trevalli Cooperlat, UBS, Uila, Wearessential.
filarete srl
Digital Agency Firenze

www.filarete.eu
Lettera aperta di Oxfam ai leader dei gruppi politici che si presentano alle elezioni italiane del 4 Marzo 2018
Gentile…

Ci rivolgiamo a Lei a nome di Oxfam Italia, affiliata a Oxfam International, una delle più grandi organizzazioni non governative del mondo, che da decenni è impegnata nella lotta contro la povertà.

Ogni anno in occasione del Forum Economico Mondiale che si tiene a Davos Oxfam propone all’attenzione dei leader politici, del mondo dell’impresa e dell’opinione pubblica un rapporto (chiamato quest’anno Ricompensare il lavoro, non la ricchezza, qui allegato) in cui viene posta l’attenzione sulla crescente disuguaglianza estrema di ricchezza e reddito. Un fenomeno che tocca tutti i paesi economicamente avanzati, emergenti, in via di sviluppo, ostacolando la coesione sociale e lo sviluppo economico sostenibile.

Oggi 7 cittadini su 10 vivono in un Paese, Italia compresa, in cui la disuguaglianza è aumentata negli ultimi 30 anni. L’1% più ricco della popolazione mondiale detiene più ricchezza del restante 99%. In Italia, il 40% della ricchezza nazionale netta nel 2017 è stata appannaggio del 5% più ricco di nostri connazionali.  E il divario nella distribuzione dei redditi non è da meno: secondo gli ultimi dati Istat disponibili il 20% più povero dei cittadini italiani dispone solo del 6,3% del reddito nazionale contro il 40% posseduto dal 20% più ricco. In un sondaggio realizzato da Demopolis per Oxfam Italia la maggioranza dei cittadini italiani intervistati (61%) ha dichiarato di aver percepito un trend crescente della disuguaglianza in Italia tra il 2011 e il 2016. L’80% del campione intervistato ritiene prioritario ed urgente il contrasto alle disuguaglianze.

Per operare in questo ambito, molte misure possono essere intraprese. Il rapporto Ricompensare il lavoro, non la ricchezza ne evidenzia alcune:

In merito alla fiscalità, secondo Oxfam una maggiore progressività dei sistemi fiscali e misure di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale garantiscono una più equa distribuzione delle risorse in Italia, mentre in ambito internazionale è necessario cooperare con altri Paesi per contrastare la deleteria corsa globale al ribasso in materia di tassazione d’impresa e per la messa al bando dei paradisi fiscali.

In ambito di politiche del lavoro, secondo Oxfam un lavoro ben retribuito e tutele solide per i lavoratori sono indispensabili perchè tutti i cittadini possano beneficiare dei vantaggi derivanti dalla crescita economica che lentamente sta riprendendo anche nel nostro paese, inoltre sono auspicabili misure e incentivi a sostegno di modelli imprenditoriali virtuosi che praticano una maggiore equità retributiva e garantiscono livelli salariali dignitosi; l’introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, in modo da contenere il divario retributivo nel rapporto 20:1; l’eliminazione del divario retributivo di genere.

In tema di spesa pubblica, secondo Oxfam per ridurre le disuguaglianze sono fondamentali servizi pubblici di qualità in ambito sanitario ed educativo, adeguatamente sostenuti dal bilancio pubblico, a cui tutti i cittadini possano avere accesso senza discriminazioni di alcun tipo e senza disparità dovute al contesto territoriale in cui vivono, insieme a misure di protezione sociale per le fasce più povere della popolazione.

In qualità di cittadini, elettori e rappresentanti di una società civile attenta ai grandi problemi del nostro tempo e del nostro paese, Le chiediamo quali politiche Lei ed il suo gruppo politico intendono perseguire una volta al Governo per ridurre i livelli di disuguaglianza, in particolare sui temi sopra evidenziati: fiscalità, lavoro e spesa pubblica.

Nel ringraziare per l’attenzione, confermiamo che tutte le risposte pervenute saranno pubblicate sul sito di Oxfam Italia così da poter informare i nostri soci, donatori e sostenitori della posizione del Suo partito sui temi da noi sollevati.

Restando a disposizione, attendiamo fiduciosi una risposta. Grazie e buon lavoro,

Roberto Barbieri, Direttore Generale, Oxfam Italia
Cras pellentesque consequat odio vel cursus. Curabitur ullamcorper rutrum suscipit. Donec semper, ex in rutrum tempus, leo neque imperdiet ligula, eget rhoncus nulla dolor nec nibh. Vivamus in felis vitae magna scelerisque luctus. Pellentesque maximus pulvinar odio, sit amet vestibulum nulla. Pellentesque rhoncus turpis risus. Mauris lacinia neque nec orci sodales, vitae vestibulum nunc convallis. Pellentesque accumsan dapibus neque eu euismod.