Vaccini anti-Covid: per battere la pandemia dobbiamo superare la logica dei brevetti

18 Gennaio 2021

È possibile considerare i vaccini un bene pubblico globale? Mentre l’Europa attende l’approvazione del vaccino di AstraZeneca, molti paesi poveri saranno tagliati fuori per tutto l’anno: il punto sugli “interessi in gioco” e sul dibattito da cui dipende il nostro futuro prossimo.

È possibile considerare i vaccini un bene pubblico globale? Mentre l’Europa attende l’approvazione del vaccino di AstraZeneca, molti paesi poveri saranno tagliati fuori per tutto l’anno: il punto sugli “interessi in gioco” e sul dibattito da cui dipende il nostro futuro prossimo.Quando chiesero a Jonas Salk, lo scienziato che ha sviluppato i primi vaccini efficaci contro la poliomielite, chi ne detenesse il brevetto, lui rispose: “le persone, direi. Non c’è brevetto. Potremmo brevettare il sole?”

In un momento in cui le aziende farmaceutiche private stanno incrementando i loro utili grazie allo sviluppo e alla vendita di vaccini contro il Covid-19, queste parole sembrano quantomeno bizzarre. In realtà, al di là delle questioni filosofiche ed etiche che il tema solleva, vi sono molteplici ragioni politiche, economiche e sociali per adottare l’approccio di Salk e considerare tutti i vaccini che hanno dimostrato sicurezza e efficacia contro il Covid-19 come il sole, cioè un bene pubblico globale.

Vaccini insufficienti, così può saltare anche il piano italiano ed europeo

Il 27 dicembre in tutta Europa abbiamo celebrato il Vaccination day, che ha segnato l’avvio della campagna vaccinale anche in Italia. Nel quadro degli accordi che la Commissione europea ha stipulato con le 6 case farmaceutiche che stanno sviluppando i vaccini più promettenti, all’Italia spetterebbero più di 202 milioni di dosi. Di questi al momento solo i due vaccini di Pfizer/Biontech e Moderna sono stati approvati dall’autorità europea competente (EMA).

Ad oggi è quindi alto il rischio che anche in Italia – almeno per i primi 6 mesi del 2021 – non vi siano dosi sufficienti a vaccinare il numero di persone previsto dal piano strategico del Ministero della Salute.

A inizio gennaio, Ugur Sahin, amministratore delegato di Biontech, ha dichiarato a Der Spiegel:“la situazione non è buona, si sta creando un buco perché mancano altri vaccini approvati e dobbiamo colmare il vuoto con il nostro“.

A Bruxelles non hanno reagito bene a questa dichiarazione, tanto che la Commissaria Ue alla salute, Stella Kyriakides, ha risposto ribadendo che il “collo di bottiglia” al momento non sia tanto il volume degli ordini ma la carenza mondiale di capacità produttiva. Un elemento che Oxfam e la People’s Vaccine Alliance stanno denunciando ormai da mesi e che trova conferma nell’annuncio di Pfizer di venerdì scorso, sui ritardi nella consegna delle prossime dosi ai paesi europei.

Il rischio di una “catastrofe morale”

È possibile considerare i vaccini un bene pubblico globale? Mentre l’Europa attende l’approvazione del vaccino di AstraZeneca, molti paesi poveri saranno tagliati fuori per tutto l’anno: il punto sugli “interessi in gioco” e sul dibattito da cui dipende il nostro futuro prossimo.Se questa è la situazione europea, quella di paesi a medio e basso reddito è ancora più drammatica. Secondo i nostri dati, in 67 paesi di questi paesi si potrà vaccinare solo 1 persona su 10 contro il Covid-19 nel corso del 2021 (sempre che tutti i 6 vaccini più promettenti siano approvati nei tempi auspicati).

Il virologo camerunese John Nkengasong, a capo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie africano (Cdc-Africa), ha dichiarato che “il mondo rischia una catastrofe morale” di fronte al più che probabile arrivo tardivo in Africa dei vaccini.

Sebbene l’Africa sia il continente con uno dei più bassi livelli di contagi al mondo, gli ultimi dati sono preoccupanti: nell’ultima settimana di dicembre i casi di contagio da Covid-19 sono aumentati di circa il 20% e i decessi del 26%.

La strada intrapresa da India e Sud Africa

Per rendere i vaccini veramente disponibili ovunque nel mondo e rispondere così alla pandemia, la strada più immediata è quindi che i brevetti vengano sospesi e tecnologia, dati, know-how e proprietà intellettuale siano condivise, permettendo così ai produttori di farmaci generici di contribuire ad aumentarne la disponibilità globale.

Partendo da questa considerazione, il 2 ottobre 2020 Sud Africa e India hanno inviato all’Organizzazione mondiale del commercio una proposta congiunta con cui chiedono una deroga ai brevetti e agli altri diritti di proprietà intellettuale in relazione a farmaci, vaccini, diagnostici, dispositivi di protezione personale e le altre tecnologie medicali per tutta la durata della pandemia. Ossia finché non sia stata raggiunta l’immunità di gregge della popolazione.

Questo approccio supererebbe i limiti di breve periodo alla produzione, che derivano dalle restrizioni della proprietà intellettuale, garantendo che i vaccini siano prodotti e venduti da molti attori in un mercato competitivo e resi disponibili al pubblico al minor costo possibile.

Inoltre un accesso diffuso ed equo a vaccini, test e trattamenti avrebbe un enorme impatto economico, oltre che umano e sociale. Ricordiamo che, secondo l’OCSE, la pandemia costerà all’economia mondiale una perdita di 7.000 miliardi in termini di PIL e solo bloccarla prima possibile e a livello globale potrebbe ridurre questa perdita e permettere di avviare un processo di recovery economico.

Le resistenze ad un cambio di approccio che guardi al bene comune

E’ opinione diffusa e fortemente sostenuta da aziende farmaceutiche e governi (soprattutto dei paesi più ricchi) che i “diritti di proprietà intellettuale” debbano essere rispettati per fornire incentivi adeguati alle imprese a investire in ricerca e sviluppo.

Non si tiene conto però che, molte delle aziende farmaceutiche che hanno sviluppato vaccini contro il Covid-19 in questi mesi, hanno ricevuto enormi risorse pubbliche. Biontech per esempio ha ricevuto 100 milioni di euro dalla Banca Europea per gli Investimenti e 375 milioni di euro dal governo tedesco.

Non è più quindi accettabile – per proteggere gli interessi di un settore come quello farmaceutico – sopportare le conseguenze della direzione intrapresa in termini di vite umane, di perdite economiche, di aumento delle disuguaglianze. Interessi che, se pur legittimi, vista l’importanza del loro ruolo nell’innovazione tecnologica, devono necessariamente lasciare il passo all’interesse collettivo.

L’Italia nel 2021 può giocare un ruolo chiave

E’ quindi necessario un cambio di direzione radicale, che preveda nuove regole disegnate da governi sulla ricerca, lo sviluppo e il commercio di farmaci. Il 2021 sarà un anno fondamentale per avviare questo processo e l’Italia – che ha la Presidenza del G20 e ospiterà il World Health Summit – dovrà svolgere un ruolo chiave per passare dalle dichiarazioni di principio sui vaccini come beni pubblici globali a iniziative concrete.