Il vaccino? 9 persone su 10 nei paesi poveri rimarranno senza

9 Dicembre 2020

In 69 paesi in via di sviluppo, 9 persone su 10 rimarranno senza vaccino per tutto il 2021. Le nazioni ricche invece hanno accumulato dosi sufficienti a vaccinare la loro intera popolazione quasi 3 volte: il 14% della popolazione mondiale si è già assicurata il 53% della fornitura globale.

In 69 paesi in via di sviluppo, 9 persone su 10 rimarranno senza vaccino per tutto il 2021.

Le nazioni ricche invece hanno accumulato dosi sufficienti a vaccinare la loro intera popolazione quasi 3 volte: il 14% della popolazione mondiale si è già assicurata il 53% della fornitura globale.

Il prossimo anno in 67 paesi poveri si potrà vaccinare solo 1 persona su 10 contro il Covid-19, a meno che non vengano intraprese azioni urgenti da parte dei governi e dell’industria farmaceutica, per assicurarsi che vengano prodotte le dosi necessarie a soddisfare il reale fabbisogno mondiale. Al contrario, le nazioni più ricche hanno acquistato dosi sufficienti per vaccinare la loro intera popolazione quasi tre volte entro la fine del 2021, se i vaccini attualmente in sperimentazione clinica saranno tutti approvati per l’uso. Un paese come il Canada si è assicurato dosi sufficienti a vaccinare la propria popolazione quasi 5 volte, l’Unione europea 2,3 volte.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam insieme alle organizzazioni della People’s Vaccine Alliance di cui fa parte, assieme ad Amnesty International, Frontline AIDS e Global Justice Now. Secondo l’attuale trend, siamo di fronte a un’enorme disuguaglianza nell’accesso al vaccino, il principale strumento per debellare la pandemia.

In 69 paesi in via di sviluppo, 9 persone su 10 rimarranno senza vaccino per tutto il 2021. Le nazioni ricche invece hanno accumulato dosi sufficienti a vaccinare la loro intera popolazione quasi 3 volte: il 14% della popolazione mondiale si è già assicurata il 53% della fornitura globale.

Senza un’inversione di marcia, miliardi di persone nei paesi a basso e medio reddito saranno tagliate fuori per gli anni a venire. Dall’analisi dei dati sugli accordi chiusi tra paesi e case farmaceutiche, infatti – raccolti dall’istituto di analisi e informazione scientifica Airfinity – risulta che i paesi ricchi, con il solo il 14% della popolazione mondiale, hanno già acquistato il 53% di tutti i vaccini più promettenti finora. Dall’altro lato, 67 paesi a reddito medio-basso e basso rischiano di essere lasciati indietro sebbene in 5 – Kenya, Myanmar, Nigeria, Pakistan e Ucraina – abbiano registrato quasi 1,5 milioni di contagi.

A nessuno dovrebbe essere impedito di ottenere un vaccino salvavita a causa del paese in cui vive o della quantità di denaro che possiede. Senza un’inversione di marcia, miliardi di persone in tutto il mondo non riceveranno un vaccino sicuro ed efficace contro il Covid-19 negli anni a venire.

Lo stato dell’arte vaccino per vaccino: anche Oxford/AstraZeneca potrà fornire solo il 18% delle dosi ai paesi più poveri nel 2020

Tabella: gli accordi di fornitura in tutto il mondo degli 8 vaccini candidati in fase 3.

Il vaccino Pfizer/BioNTech ha già ricevuto l’approvazione nel Regno Unito e le vaccinazioni sono iniziate in questi giorni. È probabile che riceva l’approvazione da altri paesi, inclusi Stati Uniti e Unione europea, tra poche settimane. Si prevede inoltre che due ulteriori potenziali vaccini, sviluppati da Moderna e dall’Università di Oxford in collaborazione con AstraZeneca e con l’azienda italiana Irbm, presenteranno la richiesta di approvazione dalle autorità competenti o sono in attesa del responso. Sputnik V, il vaccino russo, ha annunciato risultati positivi della sperimentazione e altri quattro candidati sono in sperimentazione clinica di fase 3.

Ad oggi, tutte le dosi di Moderna e il 96% di quelle prodotte da Pfizer/BioNTech sono state acquisite da paesi ricchi. Il consorzio Oxford/AstraZeneca si è invece impegnato a fornire il 64% delle dosi ai paesi in via di sviluppo, ma per il prossimo anno sarà in grado di rifornire al massimo il 18% della popolazione mondiale. Gli accordi di preacquisto con Oxford/AstraZeneca sono stati per lo più conclusi con alcuni dei grandi paesi in via di sviluppo come Cina e India, mentre la maggior parte dei paesi a basso reddito, non ha stretto nessun accordo. Ciò dimostra che un’azienda da sola non può sperare di rifornire il mondo intero e che solo la condivisione aperta della tecnologia tra i produttori di vaccini può renderlo possibile.

Appello urgente dalle organizzazioni della People’s Vaccine Alliance a governi e industrie farmaceutiche per rendere il vaccino un bene pubblico globale.

Da qui l’appello a tutte le aziende farmaceutiche che lavorano sui vaccini COVID-19 a condividere la loro tecnologia e i diritti di proprietà intellettuale, aderendo all’iniziativa COVID-19 Technology Access Pool, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Solo così potranno essere prodotti miliardi di dosi di vaccini sicuri ed efficaci, messi a disposizione di tutti coloro che ne avranno bisogno.

La People’s Vaccine Alliance chiede inoltre ai governi di fare tutto ciò che è in loro potere per garantire che i vaccini COVID-19 diventino un bene pubblico globaledistribuito equamente, in base ai bisogni e somministrato gratuitamente alla popolazione. Un primo passo sarebbe sostenere la proposta presentata questa settimana dal Sudafrica e dall’India al Consiglio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, di sospendere i diritti di proprietà intellettuale per i vaccini, i test e le terapie COVID-19 fino a quando tutti non saranno protetti.

I tempi sono maturi per garantire un vaccino universale. Un appello in una petizione già firmato da centinaia di sopravvissuti, operatori sanitari, attivisti, leader mondiali, economisti tra cui Cyril Ramaphosa, Imran Khan, Ellen Johnson Sirleaf, Gordon Brown, Helen Clark, Mary Robinson, Joseph Stiglitz, John Nkengasong e Thomas Piketty.

Per approfondire e conoscere le richieste di Oxfam e della People’s Vaccine Alliance, leggi il comunicato stampa.