La nostra risposta ad alcune critiche sul report “Il virus della disuguaglianza”

29 Gennaio 2021

Facciamo chiarezza: dopo la pubblicazione sul Foglio dell'articolo “Più poveri e più uguali: la scomoda verità che Oxfam non dice”Facciamo chiarezza: dopo la pubblicazione sul Foglio dell’articolo “Più poveri e più uguali: la scomoda verità che Oxfam non dice”

Da qualche anno il giornalista del Foglio Luciano Capone e Carlo Stagnaro, senior fellow e direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale del think tank “Istituto Bruno Leoni”, dedicano considerazioni particolarmente critiche alle pubblicazioni che Oxfam rilancia sul tema delle disuguaglianze globali in occasione del meeting annuale del World Economic Forum di Davos. Anche quest’anno l’articolo “Più poveri e più uguali: la scomoda verità che Oxfam non dice” (pubblicato il 26 gennaio sul Foglio) ripropone alcune argomentazioni a cui riteniamo di dover replicare, nell’interesse di una comprensione del nostro lavoro.

I dati utilizzati e le fonti

Gli autori si chiedono come mai quest’anno Oxfam non abbia fatto ricorso “ai dati di Credit Suisse”. Com’è noto le stime distribuzionali della ricchezza netta a livello nazionale, regionale e globale di cui si avvale Oxfam derivano dal Global Wealth Databook, allegato quantitativo del Global Wealth Report (GWR) pubblicato da Credit Suisse, e da una condivisione diretta di dati con revisioni attualizzate da parte degli estensori del GWR. La pubblicazione del Databook relativa al primo semestre del 2020, come gli autori dell’articolo sanno o dovrebbero sapere, è stata posticipata al 2021 e non è ancora disponibile. Quando riceveremo i dati distribuzionali potremmo discuterne pubblicamente, come abbiamo sempre fatto.

Del tutto falsa è invece l’affermazione degli autori, secondo cui Oxfam ignora sistematicamente i loro richiami sull’uso dei dati di Credit Suisse, tacciato come “disinvolto”. A tali critiche abbiamo sempre replicato nel merito pubblicamente, l’ultima volta in un articolo su VITA lo scorso gennaio. Un articolo in cui riflettiamo sui cortocircuiti, errori e riduzionismi, che caratterizzano le critiche dei due autori.

Sulla ricchezza dei miliardari in tempo reale, appare incomprensibile l’“appunto” circa la valutazione di Oxfam dello stato patrimoniale dei miliardari. Gli autori affermano infatti che “si tratta di un dato virtuale, a meno che i miliardari non vendano le proprie azioni”. Un vero e proprio nonsense. Dovremmo forse ritenere che anche nelle indagini campionarie sui bilanci delle famiglie (comprensive di poste patrimoniali), le attività finanziarie per essere imputate devono essere liquidate?

La nostra lettura

È la povertà che conta, non la disuguaglianza. È il messaggio di fondo che di anno in anno i due opinionisti (e molti altri ancora e non solo in Italia) ci ripropongono. Per noi non è così, sono fenomeni diversi e contano entrambi. L’abbiamo spiegato esaustivamente negli anni (rinviamo ancora all’articolo di VITA). I due autori del Foglio sembrano sistematicamente concentrarsi sui divari economici ignorando le molteplici manifestazioni della disuguaglianza (nell’accesso ai servizi, di riconoscimento, ecc,) e senza prestare sufficiente attenzione alle disparità orizzontali (territoriali, di genere, per classe di età, ecc.). Temi peraltro sempre trattati nell’approfondimento dedicato all’Italia del rapporto su cui non vi è mai stato alcun commento.

Sull’evoluzione internazionale delle disuguaglianze post-pandemia, i due autori affermano che a dispetto della narrazione di Oxfam, il premio Nobel Angus Deaton, in un suo recente intervento, stima che la pandemia ridurrà la disuguaglianza . In tale intervento Deaton fa riferimento alla disuguaglianza internazionale dei redditi le cui dinamiche tengono conto, sia dell’andamento delle disparità reddituali all’interno dei singoli Paesi, che delle differenze tra i Paesi in termini di distanza tra i redditi pro-capite. I risultati del sondaggio di opinione promosso da Oxfam tra economisti di oltre 70 paesi e pubblicato nel rapporto Il virus della disuguaglianza, riguarda le prospettive (allarmanti) di crescita a breve termine della disuguaglianza di reddito all’interno dei singoli paesi. Già in passato abbiamo “invitato” i due autori a distinguere bene tra la componente within e quella between della disuguaglianza internazionale e a riflettere su cosa ciascuna componente implichi in termini di rilevanza per un cittadino o un decisore politico in un dato paese. Inoltre, Deaton afferma che se nel confronto tra i Paesi, si tenesse conto del peso della popolazione, la disuguaglianza internazionale sarebbe in crescita a seguito della pandemia. Un passaggio “dimenticato” dagli autori.

Sul valore sociale creato dalle multinazionali. Nell’articolo del Foglio si riconosce  come a trarre grande vantaggio (in termini patrimoniali) dalla pandemia siano stati gli azionisti delle multinazionali BigTech. Un punto su cui siamo d’accordo: già a settembre 2020, sulla base di dati societari semestrali, Oxfam stimava che 32 grandi multinazionali avrebbero registrato a fine anno extra-profitti per 109 miliardi di dollari rispetto alla media dei 4 esercizi precedenti, e l’88% di questi sarebbe andato agli azionisti. Tuttavia i due giornalisti affermano che quel “surplus di patrimonializzazione” è “poca cosa” rispetto al valore sociale creato dalle stesse: “immaginate il lockdown senza internet, senza Amazon, senza home delivery…”.

Vien da chiedersi cosa pensino gli autori dei target di 260 pacchi all’ora da confezionare o dei 30 chilometri giornalieri percorsi in media a piedi da un magazziniere Amazon. Per dare un’occhiata al backstage della “creazione di valore”, consigliamo di guardare il video in apertura della web-page della campagna internazionale #MakeAmazonPay.

Le nostre proposte

Secondo gli autori la ricetta di Oxfam è solo “tasse, tasse, tasse”. Falso. I nostri rapporti hanno sempre preso in esame diverse dimensioni della disuguaglianza raccomandando interventi di natura pre-distributiva e ridistributiva, ben più ampi del solo tema fiscale (si veda ad esempio Disuguitalia 2021), improntati alla creazione di sistemi economici più giusti ed inclusivi e alla promozione di società più eque, mobili e dinamiche. In cui le traiettorie e le distanze socio-economiche tra gli individui, non siano frutto dell’esercizio di potere indebito e non derivino da vantaggi ingiustificabili.