22 Giugno 2026

GAZA: “IL TEMPO DELLE DICHIARAZIONI È FINITO”

 

La storia ricorderà se questo Consiglio ha agito con urgenza, coraggio e umanità. Ma le persone a Gaza non possono aspettare un giudizio futuro”. Con queste parole Bushra Khalidi, nostra Global Humanitarian Policy Lead, ha aperto il suo intervento il 18 giugno davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, denunciando il fallimento del cessate il fuoco e il perdurare della crisi umanitaria nella Striscia.

UNA CRISI UMANITARIA SENZA TREGUA

Bushra Khalidi, madre palestinese originaria di Gerusalemme, con familiari intrappolati a Gaza e residente in Cisgiordania, ha portato al Consiglio una testimonianza diretta delle condizioni di vita della popolazione civile a Gaza:
I palestinesi sono privati delle condizioni basilari per sopravvivere”, ha affermato, sottolineando come sfollamento, separazioni familiari e perdita siano parte di una realtà quotidiana condivisa. Il cessate il fuoco infatti è solo una facciata; l’emergenza umanitaria nella Striscia non sta migliorando:
Il cessate il fuoco sta fallendo. I civili restano intrappolati, sfollati, affamati e senza protezione”.

Gaza – ha ricordato Khalidi – non è un contesto isolato, ma parte di un sistema più ampio segnato da restrizioni ai movimenti, accessi limitati e divisione delle famiglie, legato all’occupazione.

Sono una delle poche donne palestinesi che possono accedere a questa sala. Condivido questo non perché la mia storia sia eccezionale, ma perché riflette una realtà palestinese più ampia. Gaza non è separata da Gerusalemme o dalla Cisgiordania. È governata dallo stesso sistema di occupazione illegale da parte di Israele. Un sistema che regola e limita i movimenti, restringe gli accessi, minaccia le abitazioni e divide le famiglie. Non possiamo muoverci liberamente.
E Gaza è il luogo in cui questo sistema raggiunge la sua espressione più devastante

LA PACE SI ALIMENTA DI AZIONI

La pace” ha sottolideato Khalidi “non può essere misurata dalle dichiarazioni. Deve essere misurata dalla possibilità per le persone di vivere:

  • se i genitori possono nutrire i propri figli,
  • se le famiglie possono dormire senza paura,
  • se le persone hanno accesso ad acqua pulita,
  • se i pazienti ricevono cure mediche,
  • se le comunità possono ricostruire.

Il vero metro di valutazione degli aiuti umanitari deve essere l’impatto concreto sulla vita delle persone. “Il progresso deve essere misurato in risultati umanitari”, ha affermato Khalidi, indicando come parametri reali la possibilità per gli ospedali di funzionare, per le infrastrutture idriche di essere riparate e per le comunità di vivere senza paura.

In partenariato con l’Aisha Association for Women and Child Protection, distribuiamo kit igienico sanitari donne e ragazze nei campi per sfollati in tutta Gaza e nel Nord di Gaza. Foto: Mosab Al-Borno / Alef Multimedia/ Oxfam
In partenariato con l’Aisha Association for Women and Child Protection, distribuiamo kit igienico sanitari donne e ragazze nei campi per sfollati in tutta Gaza e nel Nord di Gaza. Foto: Mosab Al-Borno / Alef Multimedia/ Oxfam

LA CONOSCENZA NON BASTA: SERVE AZIONE

Nel suo appello al Consiglio di Sicurezza, Khalidi ha evidenziato come la comunità internazionale sia pienamente consapevole della situazione:Questo Consiglio conosce la devastazione. Ricevete aggiornamenti da quasi tre anni. La conoscenza non è il problema. È l’azione.

L’APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

L’intervento si inserisce nel contesto delle responsabilità degli Stati membri rispetto alla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza, che – ribadiamo – deve essere pienamente applicata per garantire protezione ai civili e accesso umanitario effettivo.

Chiediamo dunque:

  • un impegno politico concreto per fermare la violenza
  • un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli
  • la tutela dei civili e dei servizi essenziali
  • responsabilità e rispetto del diritto internazionale

Il messaggio finale di Khalidi è chiaro: il tempo delle dichiarazioni è finito. Di fronte a una crisi che dura da anni, la comunità internazionale è chiamata a dimostrare se è in grado di tradurre la consapevolezza in azione concreta. “Le persone a Gaza non possono aspettare” rimane il monito che chiude il suo intervento – e che richiama con forza la responsabilità collettiva di agire ora.

FIRMA ORA

Condividi l’articolo:
oxfam facebook oxfam Twitter oxfam Linkedin

Articoli correlati