Sul suo telefono, nel centro di Gaza, Rawya Qassem legge un breve messaggio di testo seguito da una serie di numeri. È il codice che le permette di ricevere un contributo in denaro: soldi di cui ha bisogno non per vivere più comodamente, ma per alleviare il dolore.
Si reca a un punto di riscossione vicino, mostra il messaggio e osserva mentre l’importo viene trasferito sul suo portafoglio digitale. Una parte di quella somma scomparirà presto tra commissioni, medicine e le spese quotidiane necessarie per restare in vita. Ma, almeno per il momento, il saldo sullo schermo le restituisce la possibilità di scegliere.

Avere una malattia in un Paese in guerra
Rawya, 47 anni, è rimasta vedova un anno prima dell’inizio della guerra. Viveva a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, prima che la città venisse quasi completamente distrutta insieme alla sua casa. Da allora è stata sfollata quasi venti volte. Oggi vive nella tenda del fratello, ad Al-Zawayda, nel centro della Striscia, condividendo quel piccolo spazio con lui e i suoi figli.
Già prima della guerra Rawya soffriva di osteoporosi e di una grave carenza di calcio. Aveva subito interventi chirurgici alle mani e necessitava di cure odontoiatriche regolari. Con il conflitto, le sue condizioni sono peggiorate. La scarsità di cibo, l’impossibilità di seguire controlli medici e lo stress continuo hanno trasformato il dolore in una presenza costante nella sua quotidianità.
“La guerra, la mancanza di cibo e l’impossibilità di farmi visitare regolarmente dai medici hanno peggiorato tutto”, racconta. “I miei denti hanno iniziato a deteriorarsi e il dolore è aumentato sempre di più.”

Quando la lista della spesa è una questione di sopravvivenza
Dopo aver ritirato il denaro, Rawya si dirige verso un supermercato vicino. Paga utilizzando il suo portafoglio digitale, avvicinando il telefono invece di consegnare contanti. Compra innanzitutto prodotti per l’igiene personale e della casa — sapone, assorbenti, detergenti — beni che i pacchi di aiuti non riescono a garantire. Poi cerca alimenti che possano aiutarla a rafforzare il suo organismo, debilitato da mesi di malnutrizione.
“Non tutti gli alimenti fanno bene alla mia salute”, spiega. “Cerco di scegliere quelli che possono rendermi più forte, per quanto le mie possibilità economiche lo permettano.”

Pagare le cure in un’economia senza contanti
Il telefono che tiene in mano è diventato lo strumento con cui affronta un’economia dove il contante è sempre più difficile da reperire. Ma non elimina tutti gli ostacoli. Ambulatori e farmacie continuano infatti a richiedere che una parte del pagamento avvenga in contanti. Così Rawya si ritrova spesso a negoziare non il costo delle cure, ma il modo in cui può pagarle.
“Cerco di pagare il più possibile tramite l’app», dice, «così evito di dover prelevare contanti.”
Durante la guerra, prelevare denaro ha significato perdere una parte consistente dell’importo. Le commissioni hanno oscillato tra il 30% e il 40%, arrivando in alcuni casi persino al 50%.
“Per ogni 100 shekel che prelevo non ricevo mai l’intera somma”, racconta Rawya. “C’è sempre una perdita.”
Per una persona che ha bisogno di cure mediche costanti, questa perdita significa meno visite, meno medicinali e più dolore.

Il costo nascosto del denaro a Gaza
Ma il problema non si ferma qui. Molte delle banconote ancora in circolazione a Gaza sono ormai strappate o perforate, dopo mesi senza essere sostituite. Negozianti e strutture sanitarie spesso si rifiutano di accettarle. È nato così un nuovo commercio di guerra: la riparazione delle banconote.
“Pago anche per rendere il denaro nuovamente accettabile”, racconta. “Perdo soldi due volte: una con le commissioni e un’altra per far riparare le banconote.”
L’assistenza in denaro di Oxfam: un aiuto concreto per affrontare ogni giorno
L’assistenza economica che riceve attraverso Oxfam arriva con un semplice SMS. Il codice le consente di ritirare il denaro e trasferirlo sul proprio portafoglio digitale pagando una piccola commissione, molto inferiore a quella che sosterrebbe prelevando contanti.
“Ricevo un codice sul telefono”, spiega. “Lo presento e trasferiscono il denaro sul mio portafoglio digitale.”
Una parte della somma viene destinata direttamente ai medicinali e alle cure odontoiatriche. Il resto viene utilizzato con grande attenzione per affrontare le spese quotidiane.

Un continuo adattamento alle difficoltà
Nei primi mesi della guerra, quando il cibo era quasi introvabile, i pacchi alimentari erano indispensabili.
“Ci hanno tenuti in vita”, ricorda Rawya.
Oggi, però, con alcuni beni tornati parzialmente disponibili sul mercato, le priorità sono cambiate.
“Il cibo è importante”, dice, “ma le cure non hanno alternative.”
Quella che Rawya vive oggi non è una soluzione, ma un continuo adattamento alle difficoltà. L’assistenza economica allevia una parte della pressione, senza eliminare l’incertezza. La malattia continua a far parte della sua vita, ma quel sostegno le permette almeno di affrontarla con un margine di scelta in più.

Difendere i diritti dei Palestinesi significa difendere i diritti di tutti
Quello di Rawya non è un caso estremo, è la quotidianità di 1,9 milioni di persone, il 90% della popolazione di Gaza, che da ottobre 2023 è stata sfollata con la forza. Intorno a loro, il governo israeliano ha deliberatamente demolito case, ospedali, scuole e infrastrutture essenziali. Intere aree abitate sono state completamente rase al suolo, eliminando di fatto la possibilità per i palestinesi di tornare a casa.
Queste non sono strategie militari, sono crimini di guerra e contro l’umanità. Tollerare o giustificare violazioni così gravi, significa aprire la strada a nuove violazioni, ovunque.
Scopri la campagna ©Palestina, Tutti i Diritti Riservati e unisciti alla mobilitazione! Chiedi il rispetto dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale.







