22 Luglio 2026

LA GUERRA HA RIPORTATO GAZA INDIETRO DI QUASI 80 ANNI

 

In meno di tre anni, la guerra ha cancellato decenni di sviluppo umano, annientando vite, distruggendo abitazioni, servizi essenziali, infrastrutture e legami sociali che richiederanno generazioni per essere ricostruiti. Il conto economico di questa devastazione è senza precedenti: 71,4 miliardi di dollari, sette volte più del costo complessivo di tutte le precedenti ricostruzioni della Striscia negli ultimi vent’anni. È quanto emerge dal nostro nuovo report, realizzato con il Palestine Economic Policy Research Institute (MAS) e il Palestine Trade Centre (PalTrade). Con la campagna ©Palestina, tutti i diritti riservati: lanciamo un monito chiaro: senza il protagonismo delle comunità e della leadership palestinese, non potrà esistere una ricostruzione giusta, sostenibile e duratura.

LA RICOSTRUZIONE DEVE ESSERE GUIDATA DAI PALESTINESI

Una estesa serie di consultazioni tenutesi in tutta Gaza hanno fatto emergere la richiesta al Board of Peace, presieduto dagli Stati Uniti, e ai leader mondiali, di adottare un modello di ricostruzione che non sia guidato dall’esterno. La nostra proposta per la ricostruzione di Gaza è fondata non sulla beneficenza, ma sul riconoscimento della titolarità del popolo palestinese a guidare il processo in termini di visione, priorità e sequenza delle azioni.

Qualsiasi piano per la ricostruzione di Gaza è destinato a fallire, indipendentemente dalla cifra che sarà stanziata, se sarà imposto dall’alto, senza un coinvolgimento delle istituzioni locali, della società civile e degli attori economici. Bisognerà anche partire dal riconoscimento delle responsabilità di Israele, imponendo un’autentica inversione di rotta in ambito internazionale”. – spiega il nostro portavoce per le crisi umanitarie Paolo Pezzati. “Quanto successo negli ultimi 20 anni è lampante: il costo della ricostruzione dopo le guerre del 2008-09, del 2014 e del 2021 ammontava a 10 miliardi di dollari in totale (ai valori attuali), ma ogni piano è stato soffocato e reso vano dal blocco ininterrotto di Israele, dall’insufficienza di donatori e dal susseguirsi di offensive militari: chi aspettava di tornare a casa dopo l’offensiva del 2014, ad esempio, ha visto andare tutto in cenere sotto le bombe dell’ultima guerra”.

Per impedire che si ripetano gli stessi errori sarà quindi decisivo il ruolo degli Stati terzi e della comunità internazionale, la pressione che eserciteranno su Israele, dentro e fuori dal Board of Peace.

Per questo con la campagna ©Palestina, tutti i diritti riservati – continua Pezzati – chiediamo con forza al Governo italiano un cambio di linea politica, anche in sede europea, a sostegno di un processo di ricostruzione realmente inclusivo, esteso anche alle aree colpite dal conflitto in Cisgiordania e a Gerusalemme est”.

Un appello che chiunque può sostenere aderendo alla campagna su: oxfam.it/palestina-tuttiidirittiriservati

La distruzione delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza sta privando centinaia di migliaia di persone di servizi essenziali e aumentando i rischi per salute, sicurezza e dignità. Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
La distruzione delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza sta privando centinaia di migliaia di persone di servizi essenziali e aumentando i rischi per salute, sicurezza e dignità. Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

PER RICOSTRUIRE SERVIRANNO 71 MILIARDI DI DOLLARI

Secondo le stime contenute nel report, basate sui dati di Nazioni Unite, Unione Europea e Banca Mondiale, Gaza ha subito danni e perdite economiche per un totale di 57,9 miliardi di dollari, ma sarà necessario stanziarne oltre 71 per sostenerne la ripresa e la ricostruzione nell’arco dei prossimi 10 anni.

In meno di 3 anni sono stati uccisi 73 mila palestinesi, i feriti sono 173 mila e 1,9 milioni di persone sono state ripetutamente sfollate. Nel settembre 2025, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che Israele ha commesso un genocidio a Gaza.

IL RUOLO DELL’ITALIA E DEGLI STATI

Questi dati presentano un quadro che non è frutto del destino – continua Pezzati – Sono l’occupazione e il blocco illegali da parte di Israele, insieme all’impunità di cui gode, a produrre lo stesso risultato, guerra dopo guerra. Gli stati, inclusa l’Italia, che hanno armato, coperto direttamente o indirettamente la distruzione di Gaza da parte di Israele, hanno precise responsabilità e devono contribuire alla riparazione dei danni. Il rapporto infine mostra come i costi non siano solo economici, perché questa guerra ha cancellato ciò che nessuna valutazione dei danni può quantificare: il sistema di istruzione e culturale, di assistenza pubblica a qualsiasi livello. Inoltre ha inquinato l’ambiente, ha disgregato qualsiasi legame comunitario e tessuto sociale”.

Gaza City dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre. Da allora, decine di palestinesi continuano a morire. Foto: Ghada Alhaddad/ Oxfam
Gaza City dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre. Da allora, decine di palestinesi continuano a morire. Foto: Ghada Alhaddad/ Oxfam

DANNI IMPOSSIBILI DA QUANTIFICARE

  • La cancellazione del sistema di istruzione e culturale: quasi tutte le scuole sono state distrutte o danneggiate, le università rase al suolo, migliaia di insegnanti, professori e ricercatori sono stati uccisi, mentre le biblioteche e gli archivi di storia palestinese sono andati perduti.
  • L’assistenza a qualsiasi livello ricade quasi interamente sulle donne: ad oggi a Gaza circa 58.600 nuclei familiari sono guidati da donne, mentre la disoccupazione femminile si attesta al 92%. La maggior parte delle donne dedica dalle 8 alle 12 ore al giorno – alcune fino a 16 – ad attività di cura non retribuite: mettersi in fila dalle 5 del mattino per procurarsi l’acqua necessaria per sopravvivere, cucinare su fuochi a legna o bruciando rifiuti, assistere i feriti.
  • L’inferno quotidiano vissuto dalle persone con disabilità: oltre 50.000 persone necessitano attualmente di riabilitazione a lungo termine e si stima che l’83% delle persone con disabilità non possa fare affidamento su una qualche forma di assistenza. Molti vivono in tende o rifugi costruiti per ospitare 2.000 persone ma che arrivano a contenerne fino 20.000, con 650 persone che condividono un unico bagno.
  • Una terra avvelenata: frutteti che hanno richiesto decenni per crescere, serre e raccolti sono andati distrutti; i terreni agricoli sono stati contaminati da metalli pesanti e residui di esplosivi; la falda acquifera costiera sta collassando mentre le acque reflue non trattate si riversano in mare, riportando ai massimi livelli il rischio che si diffondano malattie un tempo debellate, tra cui la poliomielite.

CHIEDIAMO IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE

La proposta che presentiamo oggi definisce un quadro quinquennale per la ripresa e la ricostruzione e parte dal riconoscimento del diritto inalienabile del popolo palestinese di decidere del proprio presente e futuro in ogni fase della ricostruzione, potendo esprimere un’unica visione nazionale che colleghi Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est. In questa direzione è perciò cruciale che non venga imposto dalla comunità internazionale alcun modello che escluda l’autonomia palestinese, frammenti ulteriormente il suo territorio e affidi la gestione di Gaza ad un’amministrazione transitoria internazionale. Al contrario chiediamo che venga attuato un processo che – in coordinamento con l’UE, l’Egitto, gli Stati arabi del Golfo, l’ONU e le agenzie internazionali – resti saldamente ancorato al rispetto del diritto internazionale rifuggendo da modelli di ricostruzione meramente orientati al profitto”.

In vista dell’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dei prossimi summit dei Paesi donatori, l’appello rivolto al Board of Peace e alla comunità internazionale è quindi di:

  • trasferire immediatamente l’amministrazione di Gaza ai palestinesi;
  • smantellare il blocco e le restrizioni che hanno soffocato ogni precedente tentativo di ricostruzione;
  • lavorare per garantire che Israele risponda del genocidio commesso;
  • impegnarsi a favore di un orizzonte politico che ponga fine all’occupazione e garantisca l’autodeterminazione palestinese, attesa da decenni.

Il report pubblicato oggi parte dall’ascolto di ciò che la popolazione di Gaza vuole, chiede e si immagina per il proprio futuro. – conclude Pezzati – Un processo che potrà avere successo solo se sarà ascoltato davvero. Tutti noi possiamo mobilitarci e sostenere questo diritto perchè sia davvero l’ultima volta che Gaza viene ricostruita”.

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