Gaza, una clinica mobile per le famiglie che hanno perso tutto

13 Agosto 2014

 

Il dispensario della clinica mobile di Oxfam

Il dispensario della clinica mobile di Oxfam

Una clinica mobile finanziata da Oxfam cura centinaia di sfollati che hanno trovato rifugio nelle scuole. La testimonianza del medico e dei pazienti.


“Diciamo ai nostri bambini che le scuole servono a realizzare le loro speranze e i loro sogni. Ma oggi a Gaza le scuole sono diventate luoghi di disperazione – l’ultimo approdo per le famiglie che non hanno altro posto dove andare.

 


Tre settimane fa, Najah Abu Ouda e i suoi bambini sono fuggiti dai bombardamenti e hanno trovato rifugio in una scuola a Beit Lahia, nel nord della striscia di Gaza. Durante un breve cessate il fuoco di 72 ore, si sono avventurati fuori per verificare in che stato fosse la loro casa. “Sono rimaste solo macerie, era completamente distrutta. I miei figli sono tornati nella scuola a pezzi”, ci ha detto Najah.

 


La scuola, pensata per 250 studenti, è adesso rifugio per 4.000 persone che dormono ovunque trovino un po’ di spazio: nelle classi, nei corridoi, e in cortile. Non c’è stata elettricità per giorni così le pompe hanno smesso di funzionare, e gli scarichi sono finiti sul pavimento. La spazzatura si accumula all’ingresso; non c’è quasi più cibo e acqua e in queste condizioni le malattie si diffondono rapidamente.

 


Gaza, uno dei piccoli pazienti della clinica

Gaza, uno dei piccoli pazienti della clinica

Una lunga fila si snoda intorno all’edificio. Dozzine di madri, padre e bambini aspettano di essere visitati alla clinica mobile sostenuta da Oxfam, e gestita dalla Palestinian Medical Relief Society (PMRS).


Oggi, in solo poche ore, abbiamo esaminato 171 persone, ha detto il dottor Ihab Dabour che è a capo della clinica mobile con un’infermiera e due volontari, spostandosi tra le scuole per offrire cure di base. “105 di questi erano bambini – colpiti da diarrea, febbre e influenza. Abbiamo avuto anche due casi di meningite, e li abbiamo immediatamente trasferiti in ospedale”.


Il Dottor Ihab ha vissuto in prima persona quello che hanno vissuto i suoi pazienti. “Quando sono iniziate le operazioni di terra, le strade sono state chiuse e sono rimasto intrappolato in casa per giorni prima di poter fuggire con la mia famiglia. E’ stato il periodo più difficile per me. Sapevo che c’erano tantissime persone che avevano bisogno di cure, e io sarei dovuto essere lì ad aiutarle, ma ero intrappolato. Dopo giorni sotto le bombe, ho deciso di correre il rischio e aiutare quelli che avevano trovato rifugio nelle scuole. Quando mi sono mosso, una bomba è esplosa accanto a me e la mia macchina è stata colpita da uno shrapnel. Non posso ancora credere di essere sopravvissuto”.


Per le famiglie ospitate nelle scuole, il lavoro del dottor Ihab e la presenza della clinica mobile sono vitali. Molti hanno perso tutto quello che avevano; anche se ci fosse un cessate il fuoco durevole, molti come la famiglia di Najah non hanno una casa a cui tornare.

“Ci siamo rifugiati in questa scuola da tre settimane ormai, dice Najah. “70 persone dormono in una classe e la situazione è terribile. I miei bambini non smettono di ammalarsi. Il più piccolo è stato curato già due volte per febbre alta e diarrea. Sono molto preoccupata, ma sono anche sollevata di avere cure mediche a disposizione: almeno so che cercheranno di salvare la vita ai miei figli quando si ammaleranno di nuovo”.

Arwa Mhanna


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