La nostra posizione

5 Agosto 2014

Quale è la posizione di Oxfam nel conflitto tra Israele e Palestina?

Cosa sta facendo Oxfam nei Territori Occupati Palestinesi e in Israele?

Oxfam lavora nei Territori Palestinesi Occupati dagli anni 1950, e dagli anni 80 ha un proprio ufficio nel paese. Lavorando con organizzazioni partner Israeliane e Palestinesi, Oxfam si prefigge l’obiettivo di migliorare la vita dei palestinesi più poveri e vulnerabili, che vivono a Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.

Il nostro lavoro si concentra su sviluppo agricolo, emergenza, salute, istruzione, protezione dei civili e diritti delle donne. Ad esempio, sosteniamo le cooperative di donne produttrici di olive, perché migliorino la qualità del loro olio e posano ampliare i canali di vendita a nuovi mercati. Lavoriamo inoltre con le organizzazioni per i diritti umani che promuovono i diritti civili e politici e si adoperano per porre fine alle politiche che causano povertà e ingiustizia.

Qual è la posizione di Oxfam sul conflitto?

Vogliamo che tra israeliani e palestinesi vi sia un accordo equo e duraturo, che ponga fine all’occupazione, e  pace, sicurezza e prosperità per entrambi, israeliani e palestinesi.

Oxfam chiede una soluzione globale negoziata, basata sul diritto internazionale; sostiene la soluzione basata sul riconoscimento di due stati distinti, così come richiesta dalla comunità internazionale.  Condanniamo la violenza contro i civili da qualsiasi parte essa provenga, e crediamo che sia gli Israeliani che i Palestinesi meritino di vivere dignitosamente, senza timore di violenze o di oppressione.

Perché Oxfam è contro gli insediamenti?

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono ampliamente riconosciuti dai governi internazionali come una violazione del diritto internazionale e un grave ostacolo alla pace. Nel nostro lavoro vediamo ogni giorno l’impatto negativo degli insediamenti israeliani sulle vite e sulle attività economiche di imprenditori, agricoltori e pastori palestinesi. Gli insediamenti sono una delle principali cause di povertà per i Palestinesi, e negano quegli stessi diritti che cerchiamo di tutelare con il nostro lavoro. Gli insediamenti continuano ad espandersi attraverso la Cisgiordania – negli ultimi 20 anni la popolazione dei coloni è più che raddoppiata, arrivando oggi a oltre 520.000 unità. Questo ha portato alla confisca delle terre e delle risorse palestinesi e ha alimentato la povertà. Gli insediamenti minacciano inoltre la stessa possibilità di un futuro stato palestinese, lasciando la Cisgiordania erosa in 167 enclave disconnesse. Oxfam sostiene la soluzione dei due stati, ma gli insediamenti rappresentano una diretta minaccia per una tale soluzione.
Ma gli insediamenti offrono anche posti di lavoro per i palestinesi, non è vero?
L’occupazione, di cui gli insediamenti israeliani in Cisgiordania rappresentano una larga parte, è una causa di povertà. Secondo la Banca Mondiale, le restrizioni sull’accesso dei Palestinesi all’Area C – il 61% della Cisgiordania che si trova sotto il pieno controllo del governo israeliano, in cui si trova la maggior parte degli insediamenti – costano all’economia palestinese circa 3,4 miliardi dollari l’anno.

La disoccupazione in Cisgiordania è aumentata a conseguenza dell’occupazione. Quasi un Palestinese su tre sotto i 29 anni in età lavorativa è disoccupato. Alcuni palestinesi riescono a trovare un impiego nelle aziende agricole e nelle fabbriche negli insediamenti israeliani, ma questo spesso accade perché viene loro impedita la ricerca di altri mezzi di sostentamento e hanno poca altra scelta.

Oxfam lavora con gli olivicoltori e con gli allevatori che vivono nelle vicinanze degli insediamenti in Cisgiordania. Queste persone non possono accedere a parti della loro terra, e ricevono molta meno acqua a persona rispetto ai coloni israeliani. I Palestinesi che vivono nell’Area C hanno bisogno del permesso di Israele per costruire nuove case, pozzi, sistemi di irrigazione o rifugi per animali, ma oltre il 95 per cento delle domande vengono respinte. Allo stesso tempo, gli insediamenti israeliani continuano ad espandersi.

Circa 800.000 ulivi sono stati sradicati, e l’anno scorso sono state demolite oltre 660 case e proprietà palestinesi. Solo la produzione di olio d’oliva palestinese è crollata del 40% negli ultimi dieci anni. Impossibilitati a guadagnarsi da vivere sulla propria terra, l’unica opzione disponibile per molti palestinesi è spesso la ricerca di un impiego nelle fabbriche degli insediamento e nelle aziende agricole che ricevono sostegno da parte del governo israeliano.

Oxfam appoggia il boicottaggio di Israele?

No. Ci opponiamo al commercio con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, perché sono costruiti illegalmente nei territori occupati, perché aumentano la povertà tra i palestinesi, e minacciano la stessa possibilità di una soluzione a due stati. Tuttavia, non siamo contrari agli scambi con Israele e non sosteniamo il boicottaggio di Israele, o di qualsiasi altro paese.

Noi non finanziamo attività che chiedono un boicottaggio, disinvestimenti o sanzioni. Oxfam ritiene che una società civile vivace sia il modo migliore per superare la povertà globale e l’ingiustizia, e sappiamo che una società civile forte avrà in sé molteplici opinioni e molteplici, diversi approcci. Lavoriamo con più di 30 partner israeliani e palestinesi differenti, e non ci aspettiamo che tutti siano d’accordo con noi su tutte le questioni politiche. Alcuni di loro possono sostenere un boicottaggio, ma noi non finanziamo questa parte del loro lavoro.
Oxfam inoltre non finanzia né sostiene nessuna organizzazione che promuova pratiche antisemite o comunque discriminatorie, o che appoggi la violenza. Crediamo che il commercio con gli insediamenti, o con aziende situate negli insediamenti, contribuisce a legittimare la loro presenza e a negare i diritti dei Palestinesi. Promuoviamo il consumo etico e sosteniamo il diritto dei consumatori di conoscere l’origine dei prodotti che acquistano. Chiediamo pertanto al governo israeliano di garantire la corretta etichettatura dei prodotti israeliani e dei prodotti degli insediamenti in modo che i consumatori possano distinguerli.