Continuano gli sbarchi dei profughi libici a Lampedusa.

Sbarchi a Lampedusa

Oxfam Italia ritiene che la protezione dei civili sia di importanza essenziale e condivide le preoccupazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per l’incolumità e il benessere dei civili in Libia, che rischiano di essere colpiti dalle forze armate. Considerata l’instabilità della situazione, c’è forte preoccupazione per la sorte dei civili che sono esposti alle violenze. Per questo Oxfam chiede con urgenza che qualsiasi tipo di azione militare non minacci la vita dei civili.


La decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve essere utilizzata come un‘occasione per accelerare una risoluzione politica della crisi. A questo fine,  gli attori chiave a livello internazionale – il Consiglio di Sicurezza, i membri della Lega degli Stati Arabi e l’Unione Africana – devono intensificare gli sforzi diplomatici affinché sia raggiunta una soluzione politica che assicuri il pieno rispetto dei diritti politici ed economici della popolazione libica.


Qualsiasi intervento della comunità internazionale deve realizzarsi entro i limiti stabiliti dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza e deve essere attuato in modo da garantire la protezione dei civili in tutte  le aree coinvolte dal conflitto. Questo tipo di operazioni sono complesse e imprevedibili e devono essere intraprese con molta cautela. Per questo Oxfam chiede alla comunità internazionale di monitorare la condotta di tutte le parti coinvolte nel conflitto in Libia e di verificare che il Consiglio di Sicurezza sia regolarmente informato.


Desta preoccupazione il fatto che le Nazioni Unite e le altre agenzie non siano riuscite a portare assistenza umanitaria nella regione occidentale della Libia. E’ compito della comunità internazionale fare pressione sulle parti in conflitto affinché sia garantito l’accesso agli aiuti umanitari. Visto il potenziale flusso di rifugiati, è necessario migliorare la capacità di intervento umanitario, in particolare lungo il confine tunisino e quello egiziano e negli altri luoghi di accesso o di sbarco dei rifugiati.