Ong: il fundraising è un videogioco

5 Ottobre 2010
Ong: il fundraising è un videogioco

Anche giochi e simulazioni per comprendere le attività delle ong

Immagine del videogioco Food Force del World Food Program

Il gioco Food Force: 10 milioni di giocatori nel mondo

La raccolta fondi, sempre più importante per il sostentamento delle attività delle Organizzazioni Non Governative, oggi avviene per lo più con il metodo tradizionale delle lettere che arrivano via posta. Però ne arrivano troppe e ad aprirle sono principalmente anziani. Per modernizzare il fundraising e attrarre donatori più giovani, da qualche anno si è passato all’uso dei social network (facebook, twitter, youtube) e alla strategia degli sms solidali, che riesce a ottenere donazioni anche da chi ha pochi soldi e poco tempo. Ma per coinvolgere giovanissimi e adolescenti ci vuole qualcosa di più innovativo. L’investimento sul futuro è stato fatto con la creazione di giochi online che ruotano attorno al tema della solidarietà. La compagna indiana ZMQ, per esempio, ha creato dei giochi per telefonini di nuova generazione su temi sociali come il cambiamento climatico e la lotta all’Aids. Attraverso un progetto che riunisce governo, società civile, associazioni filantropiche, università e industria dell’intrattenimento online. Le applicazioni sono state spedite a circa 64 milioni di persone. L’importanza dei giochi di ruolo sta nel fatto che, pur agendo virtualmente, il giocatore comprende le conseguenze delle proprie azioni in un determinato ambiente. C’è un gioco che si chiama “Darfur is dying” nel quale – immedesimandosi nella parte di un abitante di quell’area del Sudan – bisogna svolgere alcune azioni senza essere uccisi o rapiti dalla milizia.
Il primo in ordine di tempo è stato forse Food Force, del 2005, ideato dal World Food Programme. Nell’isola virtuale di Sheylan, afflitta da guerra e carestia, il giocatore è chiamato a superare i tipici ostacoli che incontrano gli operatori incaricati di portare aiuti alimentari: si stima ci abbiano già giocato dieci milioni di persone.

Fonte:  peacereporter.net