Su ricchezza e povertà estrema. Ecco perché Oxfam non esagera

20 gennaio 2017
Sfida l'ingiustizia

Su ricchezza e povertà estrema. Ecco perché Oxfam non esagera

Una risposta ad alcune obiezioni e critiche sollevate dai commentatori del rapporto Un’economia per il 99%

  1. Perché ci occupiamo della ricchezza e con quali dati

Ogni anno, in occasione del Forum Economico Mondiale di Davos, la confederazione Oxfam rilascia le proprie analisi sugli squilibri nella distribuzione globale della ricchezza netta (ovvero l’ammontare dei patrimoni mobiliari ed immobiliari al netto delle passività) accompagnate da un esame delle caratteristiche e dei trend distribuzionali (su diverse scale geografiche) dei redditi pro-capite.

L’attenzione che Oxfam rivolge alla distribuzione della ricchezza è legata all’importanza che la condizione patrimoniale riveste per la vita delle fasce più povere della popolazione di un paese. Nella nostra visione la ricchezza netta fornisce da una parte una misura della resilienza finanziaria (o mancanza della stessa) ovvero della capacità di resistere a shock improvvisi come raccolti scarsi o spese mediche impreviste, dall’altra è indicativa della capacità delle persone di investire nel futuro e nel miglioramento della qualità della propria vita. Per chi occupa le posizioni apicali della piramide distributiva, la ricchezza rappresenta al contempo una fonte innegabile di potere e influenza.

Le analisi sulla distribuzione globale di ricchezza condotte da Oxfam si basano sui dati, i più onnicomprensivi tra quelli disponibili al momento, presentati annualmente nel Global Wealth Databook di Credit Suisse. La metodologia di stima dell’istituto di credito elvetico fa riferimento a ricerche condotte da almeno un decennio a questa parte da autorevoli economisti accademici.

Ogni anno Credit Suisse raccoglie i dati più aggiornati sullo stato patrimoniale e gli input quantitativi delle indagini sui bilanci delle famiglie stimando lo stock totale della ricchezza netta in ciascun paese e la sua distribuzione su scala nazionale. Per ogni paese le fonti dei dati (nel caso italiano, la Banca d’Italia) vengono classificate, ricevendo uno specifico giudizio relativo alla loro attendibilità. Non deve stupire che i paesi più ricchi, in cui è concentrata la porzione più consistente della ricchezza globale, presentino dati di qualità sensibilmente migliore. La copertura di dati relativi ad aree più arretrate e rurali del globo o enclave isolate presenta indubbiamente maggiori difficoltà.
I dati nazionali raccolti sono quindi utilizzati per la costruzione di una distribuzione (stimata) della ricchezza netta globale presentata da Credit Suisse con un’analisi dei dati e conclusioni ad hoc in un rapporto (Global Wealth Report) che accompagna la pubblicazione del Databook.

La disponibilità di stime più granulari (che confluiscono nella ormai trentennale Lista Forbes) dello stato patrimoniale (netto) di chi occupa le posizioni apicali della piramide distributiva su scala globale permette un confronto emblematico del divario tra i più ricchi e coloro che occupano i decili più bassi nella distribuzione della ricchezza planetaria.

Nel gennaio 2014 un primo confronto del genere portò Oxfam a concludere come nel 2013 la ricchezza netta (in termini nominali) dei primi 85 miliardari – circa 1.700 miliardi di dollari, lo 0.7% dell’ammontare totale – fosse di poco superiore a quella ascrivibile al 50% più povero (in termini patrimoniali) degli abitanti del pianeta.

Va precisato che dal 2014 la Lista Forbes è diventata live e lo stato patrimoniale degli individui più ricchi è valutato in tempo reale. Per le sue analisi Oxfam tiene conto del livello di ricchezza netta registrato alla data di pubblicazione della Lista alla fine del mese di febbraio di ogni anno.

Basandosi sui dati di Credit Suisse relativi al 2016, la ricchezza netta del 50% più povero (in termini patrimoniali) del pianeta si è rivelata più bassa – 409 miliardi di dollari in termini assoluti, appena lo 0,2% del totale –  rispetto alle stime precedenti. I primi 8 miliardari della Lista Forbes 2016 presentavano cumulativamente un ammontare di asset aggregato (al netto delle passività) pari a 426 miliardi di euro.

Quella del ‘numero dei miliardari che possiedono la ricchezza netta della metà più povera del pianeta’ è la headline statistic di Oxfam, l’estremizzazione della sconcertante statistica sull’insostenibile concentrazione della ricchezza su scala globale che vede dal 2015 l’1% più ricco della popolazione mondiale possedere più del restante 99%. Un dato suscettibile solo a fluttuazioni marginali, secondo la stessa Credit Suisse, nei tassi di cambio tra le valute (la ricchezza è stimata in dollari): dal 2010 in poi il 50% più povero non avrebbe mai posseduto oltre l’1,5% dello stock della ricchezza globale, mentre la quota dell’1% più ricco non sarebbe mai scesa sotto il 46%.  Per l’Italia il dato 2016 di Credit Suisse rileva che la metà più povera della popolazione era in possesso di appena il 7,3% della ricchezza nazionale netta.

Il calo della quota di ricchezza della metà più povera del pianeta registratosi l’anno scorso è riconducibile al miglioramento della qualità dei dati relativi a Cina ed India che mostrano una precedente sovrastima della ricchezza nei decili più bassi della popolazione dei due paesi, dovuta a un maggior indebitamento nei gruppi più poveri e in un declino nell’ammontare e nel valore degli asset dei percentili 30-50%.

2. Debito e ricchezza negativa

Una frequente critica rivolta a Oxfam riguarda il fatto che nei decili più bassi (meno ricchi in termini patrimoniali netti) della popolazione mondiale si trovino anche persone che non potremmo considerare come povere e strutturalmente vulnerabili.
E’ il caso, specificano i nostri detrattori, di individui molto indebitati o persino in condizioni di indebitamento netto (ricchezza negativa), come – citando un esempio ricorrente – una cospicua parte degli studenti che si laureano alla prestigiosa Università di Harvard: soggetti che hanno prospettive a breve-medio termine di un’occupazione a reddito medio-alto (e dunque non appartenenti ai decili più bassi della distribuzione globale di reddito e non considerabili come income-poor, poveri di reddito) ma in condizioni di temporaneo indebitamento (a copertura delle elevate rette universitarie nel caso dei neolaureati di Harvard) e dunque poveri, talvolta poverissimi, sotto il profilo patrimoniale.

Casi del genere – e Oxfam ne è perfettamente consapevole – esistono e continueranno a presentarsi. Tuttavia, su scala demografica globale la categoria è numericamente trascurabile. Quasi il 70% della metà più povera (in termini patrimoniali) del pianeta è costituito da cittadini che vivono in paesi a basso reddito (Africa, la macroregione indiana e l’area Asia-Pacifico nel breakdown geografico dell’ultimo rapporto di Credit Suisse).

Grafico - Breakdown regionale del 50% più povero (in termini patrimoniali) della popolazione mondiale

Appena l’8% della metà più povera della popolazione è rappresentata da europei e solo l’1% dai nordamericani. Aree geografiche, spesso citate nelle critiche al rapporto, come esemplificative di mercati del credito meglio funzionanti (in cui è più facile avere accesso al credito e indebitarsi).

Val la pena osservare come l’indebitamento complessivo del bottom-50% (di cui si tiene conto nel calcolo della ricchezza netta del gruppo) costituisca appena lo 0.4% della ricchezza globale netta (1.100 miliardi di dollari nel 2016). Se solo per un momento trascurassimo la ricchezza negativa del primo decile, l’ammontare complessivo della ricchezza della metà più povera del pianeta arriverebbe a 1.500 miliardi di dollari. Il numero dei miliardari la cui ricchezza aggregata arriva a superare di poco tale ammontare è pari a 56. Se, come passo ulteriore, provassimo a non prendere del tutto in considerazione la componente negativa della ricchezza dei percentili 11-50% e considerassimo (pur in maniera approssimativa) una debt-to-asset ratio uniforme del 50% (un esercizio per rendere solo sulla carta più ricchi il secondo, il terzo, il quarto e il quinto decili, scontando i loro debiti) il valore complessivo della ricchezza detenuta dal 50% più povero non arriverebbe all’1,2% della ricchezza globale (255.000 miliardi di dollari nel 2016).

É questa la misura della sperequazione che diventa di anno in anno sempre più accentuata e che allarma la nostra organizzazione e molti osservatori istituzionali internazionali.

Accertato tale squilibrio e appurato che oltre due terzi della metà più povera del pianeta vive in paesi a basso reddito, torniamo a dare uno sguardo più approfondito al decile più basso della popolazione mondiale, i più poveri in termini patrimoniali, in condizione di indebitamento netto (pura ricchezza negativa).  Si insiste sul fatto che la maggior parte dei ‘poverissimi in termini patrimoniali’ non siano necessariamente poveri di reddito o che non sono cittadini di paesi a basso reddito.

È assolutamente vero che la condizione di indebitamento netto riguardi principalmente le economie avanzate. Sul totale dei 1.100 miliardi di debito netto, 371 miliardi sono riconducibili al Nord America e ben 612 miliardi al vecchio continente. Non è corretta tuttavia la conclusione che si tratti di persone potenzialmente a reddito medio-alto (dunque non income-poor) come i contraenti di debiti universitari o debiti finalizzati a investimenti produttivi (a media o alta redditività). Il Global Wealth Report del 2016 si sofferma in dettaglio su questo gruppo, concludendo che i ‘fattori di rischio’ per trovarsi in tale gruppo sono rappresentati ‘dall’essere giovani, single o poco istruiti’. Fattori secondari di rischio sono costituiti dal ‘fare parte di un nucleo familiare con tre o più figli, dall’essere disoccupati o disabili’. ‘In molti paesi – si legge nel rapporto di Credit Suisse – il maggior rischio è rappresentato per gli under-35, persone con pochi risparmi e all’inizio del ciclo di accumulazione della ricchezza, ovvero esposte all’indebitamento in un momento di crescita dei tassi di disoccupazione giovanile’ (con poche prospettive di una retribuzione medio-alta a breve termine). Nei paesi ricchi l’indebitamento interessa inoltre rappresentanti dei ceti più poveri (di reddito), costretti a ricorrere a prestiti per la sopravvivenza.

Ai fini di un’esposizione completa va precisato che i dati di Credit Suisse rilevano un indebitamento netto anche al di fuori del perimetro dei paesi ricchi: circa il 10% di altre regioni geografiche, comprese la Cina, l’India, e l’Africa presenta ricchezza negativa. I dati non permettono ancora di estrapolare con precisione le ragioni dell’indebitamento in queste aree del globo che possono essere ricondotte a iniziative produttive finanziate tramite il microcredito, mercati di credito più solidi o accumulazione di debito per i consumi.

  1. Squilibri nella distribuzione dei redditi e riduzione della povertà estrema

Alcune critiche accusano Oxfam di concentrarsi esclusivamente sulla ricchezza, trascurando i trend migliorativi nella distribuzione globale del reddito pro-capite. Chi le solleva non ha prestato sufficiente   attenzione ai contenuti del rapporto Un’Economia per il 99%, pubblicato pochi giorni fa, e della pubblicazione che lo ha preceduto, Un’Economia per l’1%, nel gennaio del 2016.

In entrambi i rapporti Oxfam riconosce apertamente i progressi nella riduzione della povertà estrema su scala globale. Meno di tre decadi fa, nel 1990, il 35% della popolazione mondiale viveva sotto la soglia della povertà estrema. Si stima che nel 2015, meno del 10% della popolazione del pianeta viveva sotto tale soglia, calibrata a un reddito pro-capite disponibile di 1.90$ al giorno (a parità del potere d’acquisto del 2011). Gli squilibri nella distribuzione del reddito globale sono meno marcati di quelli manifestati dalla distribuzione della ricchezza e mostrano un trend di attenuazione su scala planetaria. A crescere però sono le disuguaglianze fra i Paesi e, dato più allarmante, all’interno di molti Paesi, Italia inclusa. I due rapporti menzionati di Oxfam analizzano le proprietà delle distribuzioni dei redditi totali (capitale e lavoro), presentando analisi sugli squilibri (e sulle loro cause) nella distribuzione dei redditi da lavoro (wage inequality) su scale geografiche disparate e per alcuni settori dell’economia.

Il rapporto Poverty and Shared Prosperity della Banca Mondiale (2016) ha prestato particolare attenzione al ruolo che le politiche di riduzione della disuguaglianza esercitano nella riduzione della povertà estrema e nel miglioramento delle condizioni di vita dei più poveri (in termini di reddito) nei singoli paesi. Nello stesso rapporto la Banca Mondiale ha suonato un campanello d’allarme. I livelli nazionali di disuguaglianza mettono in pericolo i risultati raggiunti dall’umanità negli ultimi decenni. Le più alte aspirazioni, tra cui l’eradicazione della povertà estrema (su cui i governi si sono impegnati sottoscrivendo l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile nel settembre 2016), sono oggi a rischio. Nazioni con livelli di disuguaglianza poco pronunciati tendono ad avere economie più efficienti. Governi che investono in politiche di riduzione della disuguaglianza vanno verosimilmente incontro a periodi di crescita duratura, si legge nel rapporto. In condizioni di rallentamento della crescita, la povertà può essere ridotta, secondo gli economisti della World Bank, attraverso interventi di carattere redistributivo volti a rendere meno accentuati gli squilibri distribuzionali di reddito.

Con il riferimento al quarto di secolo 1988-2011 in cui il numero delle persone in condizioni di povertà estrema si è ridotto consistentemente, i successi da celebrare vanno di pari passo con gli squilibri nella ripartizione del surplus di reddito globale (il dato per l’Italia non è difforme, sebbene meno accentuato): i redditi del 10% più povero al mondo è aumentano mediamente di appena 3$ l’anno nel periodo di riferimento, mentre l’1% più ricco ha beneficiato di un incremento annuo medio 182 volte superiore. Il dato, che si basa sulle analisi del World Income Distribution Database, sottostima i redditi degli individui più ricchi.

Recenti ricerche dell’Overseas Development Institute rilevano, coerentemente con le analisi della Banca Mondiale e in contrasto con quanto di fatto accaduto, che se i redditi del 40% più povero della popolazione nei paesi in via di sviluppo fossero cresciuti a un tasso superiore alla media di appena il 2%, la percentuale delle persone in povertà estrema nel 2010 si sarebbe attestata ad appena il 5,6% della popolazione globale: 700 milioni di persone in più si sarebbero potuti affrancare dalla povertà estrema nel ventennio 1990-2010.

Non va infine dimenticato che la linea della povertà estrema su scala globale rappresenta una soglia bassissima, indicativa della capacità di una famiglia di avere mezzi sufficienti per la sussistenza. In molti Paesi la soglia di povertà assoluta nazionale è significativamente superiore al livello della povertà estrema. In Italia (con i suoi oltre 4 milioni e mezzo di poveri assoluti nel 2015) la soglia supera di almeno dieci volte il threshold dell’estrema povertà globale: si va dai 552,39 euro al mese per gli adulti soli sotto i 59 anni che vivono in piccoli comuni del Mezzogiorno fino agli 819,13 euro mensili per chi vive in un’area metropolitana nel Nord del Belpaese.

Rapporto “Un’economia per il 99%”

DISUGUITALIA: I dati sulla disuguaglianza economica in Italia.
Inserto del rapporto “Un’Economia per il 99%” a cura di Oxfam Italia

Scheda dati e messaggi chiave del rapporto “Un’Economia per il 99%”

Metodologia (in inglese)

Il Community Center di Arezzo e la sala intitolata ad Alessandra Appiano

Siamo felici di aver dedicato ad Alessandra Appiano un luogo in cui ogni giorno vengono svolte attività, legate ai valori in cui lei ha sempre creduto

Il nostro impegno concreto non si ferma

È necessario rinnovare e rafforzare il sostegno ad Oxfam e a tutte le realtà, laiche e confessionali, a livello nazionale e internazionale, che lottano quotidianamente contro povertà e disuguaglianze; perché chi ne soffrirebbe davvero, ancora una volta, sarebbero i più poveri e vulnerabili nelle periferie del mondo

Assemblea dei soci di Oxfam Italia

In agenda la discussione e approvazione del Rapporto e del Bilancio di esercizio 2017-18, l’elezione del Revisore e la conferma delle nomine alla Commissione di Governance.
Seguirà, a partire dalle ore 12, una Tavolo Rotonda su L’impegno di Oxfam sulla disuguaglianza

YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.
SUDAN
I rifugiati sud sudanesi sono stati ricollocati e accolti in nuovi campi o si sono stabiliti nelle zone in prossimità dei campi. La mancanza di acqua e più in generale le scarse pratiche igieniche sono la principale causa del propagarsi di malattie. Oxfam copre i bisogni principali in termini di acqua e igiene (WaSH) di 65,332 persone all'interno dei campi e nelle zone circostanti, includendo tra i beneficiari, oltre ai rifugiati sud sudanesi, anche la popolazione locale che li accoglie.
SUD SUDAN
Quasi 4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa del conflitto; l’Uganda ospita 1 milione di rifugiati, e un altro milione sono fuggiti in Etiopia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo. La maggior parte sono donne e bambini. Oxfam lavora per garantire acqua, cibo e servizi igienico sanitari ai più vulnerabili, inclusi coloro che si sono rifugiati nelle isole più remote in mezzo alle paludi. Nel 2017 ha aiutato oltre 500.000 persone.
SIRIA
Lo scorso anno Oxfam ha aiutato circa due milioni di persone nel paese e in quelli ospitanti, come Libano e Giordania, garantendo acqua potabile, servizi igienici e cibo, oltre ad aiuti per avere un reddito e agevolando l’accesso alle opportunità di lavoro e ai servizi sanitari, sociali e legali, e sostenendo i rifugiati con progetti di accoglienza o attraverso i corridoi umanitari. In Siria Oxfam ha garantito acqua pulita a più di 1.5 milioni di persone in 10 governatorati, e sta lavorando nella promozione della salute e dell’igiene, nello smaltimento dei rifiuti solidi e nel sostegno alle attività generatrici di reddito.
ITALIA
In Italia un numero stimato di 10.000 migranti, inclusi richiedenti asilo e rifugiati, vive al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni precarie, marginalizzati, senza alcuna assistenza istituzionale e con limitato accesso a cure mediche, in accampamenti informali spesso privi di acqua e servizi igienico sanitari. L’intervento umanitario di Oxfam in Italia è basato sul un approccio di protezione a sostegno dei diritti dei migranti, garantendo anche assistenza concreta in risposta a bisogni immediati. Oxfam lavora con le organizzazioni partner esperte in assistenza legale e con le associazioni sul territorio; il team mobile di Oxfam si indirizza verso i migranti più vulnerabili in Sicilia e in Liguria, a Ventimiglia, garantendo informazioni legali, orientamento in termini di servizi specializzati cercando di rispondere alle esigenze di ciascuno.
YEMEN
Dall’inizio del conflitto, nel marzo 2015, sono morti oltre 5.550 civili, e 3 milioni di persone sono state costrette a abbandonare il paese sull’orlo della carestia. Più della metà della popolazione non ha cibo sufficiente. Raid aerei, combattimenti, razzi e cecchini hanno distrutto case, scuole, ospedali, fabbriche, fattorie. Anche prima dell’ultima escalation del conflitto, più di 10 milioni di yemeniti soffrivano la fame ogni giorno. Lo Yemen era il paese più povero del Medio Oriente, e povertà e disuguaglianza erano in continua crescita. Oggi la situazione è drammaticamente peggiorata, anche perché lo Yemen è inoltre attraversato dalla più grande epidemia di colera che sia stata mai registrata. Da aprile l’epidemia si è diffusa in ogni angolo del paese, già martoriato dalla guerra, uccidendo più di 2.200 persone. Dal luglio 2015 Oxfam ha aiutato più di 2.8 milioni di persone in 9 governatorati garantendo acqua e servizi igienico sanitari, assistenza economica, e buoni per il cibo.
IRAQ
4.2 milioni di persone sono fuggite dalle zone di conflitto e hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria. Oxfam lavora per ripristinare i servizi di base quali acqua e servizi igienico sanitari e promuovere attività generatrici di reddito per gli sfollati che tornano a casa. Dall’inizio del lavoro nel paese, Oxfam ha raggiunto quali 2 milioni di persone, di cui quasi 100.000 solo a Mosul.
BANGLADESH
Solo da agosto 2017, i rifugiati arrivati in Bangladesh sono stati 671.000, e centinaia continuano ad arrivare ogni settimana. Più della metà sono bambini sotto i 18 anni, e più della metà donne e bambine, ospitati in campi per sfollati le cui condizioni sono drammaticamente peggiorate con l’arrivo della stagione dei monsoni. Oxfam lavora per garantire acqua e servizi igienico sanitari, e installando impianti fognari a beneficio di 50.000 persone. Nella zona di Teknaf garantisce 300.000 litri d’acqua potabile al giorno. Fino ad ora ha raggiunto almeno 240.000 persone.
GAZA
Dal 2006, la popolazione di Gaza sta vivendo un deterioramento della propria economia, dei servizi di base ed una continua distruzione di infrastrutture a causa delle 3 guerre e del blocco imposto su Gaza tuttora in corso. Si stima che il 65% della popolazione di Gaza non abbia un accesso sostenibile all’acqua potabile e dipenda da fornitori privati spesso irregolari e senza licenza, che non rispettano gli standard igienici minimi, esponendo così la popolazione a gravi rischi per la propria salute. A causa del blocco e delle restrizioni imposte da Israele, le comunità – e soprattutto i giovani - vedono poi drammaticamente ridotte le possibilità di lavorare o avere dei redditi sostenibili. Oxfam Italia ha posto particolare attenzione sull’accesso all’acqua potabile e le condizioni igieniche e ambientali della popolazione beneficiaria, costruendo un impianto di desalinizzazione delle acque salmastre, unito a serbatoi per lo stoccaggio e punti di riempimento, che servirà 10.000 persone.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
ETIOPIA
Dopo 18 mesi di siccità causata da El Niño la regione del Corno d’Africa sta attraversando un altro periodo di assenza di precipitazioni, che ha colpito comunità di agricoltori e pastori aggravandone le condizioni già drammatiche. I raccolti sono seccati e il bestiame ha cominciato a morire, mentre la mancanza d’acqua causa l’insorgere di malattie come il colera e la diarrea: a marzo si sono già registrati 21.000 casi in Etiopia, dove 8.5 milioni di persone soffrono la fame, specialmente nella regione Somali del Sud. La mancanza di acqua e cibo hanno aggravato la condizione dei rifugiati e degli sfollati: con più di 780.000 rifugiati, l’Etiopia è uno dei paesi africani che ne ospita di più. Oxfam garantisce aiuto nelle zone più remote della regione Somali del Sud, la regione più colpita e la meno interessata dagli aiuti internazionali. Fino a oggi oltre 653.000 persone hanno ricevuto acqua e aiuti in denaro, e 212.000 capi di bestiame sono stati vaccinati.
Cibo per la mente
Gli alunni analizzano le disparità del sistema alimentare globale per imparare, pensare e agire come cittadini globali attivi.
Educazione interculturale attraverso gli studi religiosi
Educazione interculturale per favorire il rispetto delle identità culturali, sociali e religiose.
Make the Link. Tecnologia e Scienza Contro la Povertà
Sviluppa le competenze scientifico-tecnologiche degli alunni inserendoli nel contesto dell’attualità globale per comprendere i problemi che affrontano i paesi in via di sviluppo.
Casebook
Fornisce strumenti concreti per il lavoro quotidiano degli orientatori professionali, formatori di orientatori professionali, studenti universitari e profili che lavorano nell’integrazione lavorativa dei migranti.
Mobnet
Un progetto di mobilità finanziato dalla Commissione Europea che vuole incoraggiare uno scambio transfrontaliero di conoscenze, esperienze e capitale umano fra giovani e aspiranti imprenditori della sponda nord e sud del Mediterraneo.
Be your own boss
Educazione e imprenditorialità, per uno sviluppo incrociato e trasversale del lavoro e un percorso di apprendimento creativo e dinamico, capace di lasciare i futuri imprenditori liberi di lanciare il loro progetto aziendale con successo.
Mednet
Un progetto finanziato dalla Regione Toscana per rafforzare la consapevolezza e il lavoro di associazioni giovanili della sponda nord e sud del Mediterraneo che vogliono giocare un ruolo attivo nella comprensione dei processi di cambiamento culturale, economico, politico e sociale.
Douglas
La prestigiosa catena di profumerie anche quest’anno ospiterà i volontari Oxfam per fare i pacchetti di Natale, per sostenere le nostre attività nelle principali emergenze umanitarie.
Huawei
L’azienda quest’anno ha sostenuto per il secondo anno consecutivo, in diverse scuole italiane il progetto “Make the Link, Technology Supporting Emergencies” per evidenziare il ruolo della tecnologia nelle emergenze. L’azienda ha coinvolto anche i propri dipendenti e devoluto il ricavato del Huawei Christmas Concert 2016 a favore di Oxfam Italia.
Molino Rossetto
La storica azienda di Padova, impegnata con noi dal 2015 in Ecuador, ha risposto al terremoto che ha colpito il Paese nel giugno del 2016 con attività di raccolta fondi e sensibilizzazione, e con l’impegno personale di Chiara Rossetto, CEO dell’azienda di famiglia e testimonial Oxfam.
Lavazza
A fianco di Oxfam Italia da molti anni, conferma il proprio sostegno alle attività dell’organizzazione e in particolare la propria sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Yoga Essential
A fianco di Oxfam Italia da alcuni anni, anche con una linea di abiti dedicata, ha risposto ancora una volta con entusiasmo alla richiesta di appoggiare la raccolta fondi per reagire alle emergenze. Fondamentale l’entusiasmo della sua fondatrice, Elena Vitale, nel creare occasioni ad hoc per coinvolgere un pubblico sempre più vasto di sostenitori.
Aveda
In Italia Aveda prosegue la sua collaborazione con Oxfam con la quale dà vita a numerose attività volte ad accrescere l’attenzione e la visibilità della campagna per il Mese della Terra e a incrementare la raccolta fondi per intervenire nelle più gravi emergenze del mondo portando acqua potabile.
Fondazione Zegna
Insieme nei Territori Occupati Palestinesi per migliorare la condizione di vita della comunità beduina dando voce ai loro diritti e per rilanciare il ruolo delle donne e dei giovani.
Fondazione Lavazza
Ci aiuta a sostenere le attività dell’organizzazione con una particolare sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Aziende al nostro fianco
Alessandro Enriquez, Alessi, Artoni Trasporti, Aveda, Banner Boutique, Barilla, Chopard, Coin, Coop, Cordenons, Costa Crociere, Damiani, Edenred, Expo 2015, Fao & Ifad, Ferrero, Fidenza Village, Fondazione Cariplo, Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza, Fondazione Intesa Sanpaolo, Fondazione Telecom, Fondazione Zegna, Goodyear, Gucci, Huawei, Il Gufo, Intesa San Paolo, Io Donna, Iswa, Kedrion, Lario Hotels, Lavazza, Lebole Gioielli, Living, Metroweb, Mondelez, Molino Rossetto, Montblanc, Next Economia, Nielsen, Okite, Private Griffe, Qc Terme, Qvc, Roger Vivier, The Circle Italia, Torrefazione Marchi, Trevalli Cooperlat, UBS, Uila, Wearessential.
filarete srl
Digital Agency Firenze

www.filarete.eu
Lettera aperta di Oxfam ai leader dei gruppi politici che si presentano alle elezioni italiane del 4 Marzo 2018
Gentile…

Ci rivolgiamo a Lei a nome di Oxfam Italia, affiliata a Oxfam International, una delle più grandi organizzazioni non governative del mondo, che da decenni è impegnata nella lotta contro la povertà.

Ogni anno in occasione del Forum Economico Mondiale che si tiene a Davos Oxfam propone all’attenzione dei leader politici, del mondo dell’impresa e dell’opinione pubblica un rapporto (chiamato quest’anno Ricompensare il lavoro, non la ricchezza, qui allegato) in cui viene posta l’attenzione sulla crescente disuguaglianza estrema di ricchezza e reddito. Un fenomeno che tocca tutti i paesi economicamente avanzati, emergenti, in via di sviluppo, ostacolando la coesione sociale e lo sviluppo economico sostenibile.

Oggi 7 cittadini su 10 vivono in un Paese, Italia compresa, in cui la disuguaglianza è aumentata negli ultimi 30 anni. L’1% più ricco della popolazione mondiale detiene più ricchezza del restante 99%. In Italia, il 40% della ricchezza nazionale netta nel 2017 è stata appannaggio del 5% più ricco di nostri connazionali.  E il divario nella distribuzione dei redditi non è da meno: secondo gli ultimi dati Istat disponibili il 20% più povero dei cittadini italiani dispone solo del 6,3% del reddito nazionale contro il 40% posseduto dal 20% più ricco. In un sondaggio realizzato da Demopolis per Oxfam Italia la maggioranza dei cittadini italiani intervistati (61%) ha dichiarato di aver percepito un trend crescente della disuguaglianza in Italia tra il 2011 e il 2016. L’80% del campione intervistato ritiene prioritario ed urgente il contrasto alle disuguaglianze.

Per operare in questo ambito, molte misure possono essere intraprese. Il rapporto Ricompensare il lavoro, non la ricchezza ne evidenzia alcune:

In merito alla fiscalità, secondo Oxfam una maggiore progressività dei sistemi fiscali e misure di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale garantiscono una più equa distribuzione delle risorse in Italia, mentre in ambito internazionale è necessario cooperare con altri Paesi per contrastare la deleteria corsa globale al ribasso in materia di tassazione d’impresa e per la messa al bando dei paradisi fiscali.

In ambito di politiche del lavoro, secondo Oxfam un lavoro ben retribuito e tutele solide per i lavoratori sono indispensabili perchè tutti i cittadini possano beneficiare dei vantaggi derivanti dalla crescita economica che lentamente sta riprendendo anche nel nostro paese, inoltre sono auspicabili misure e incentivi a sostegno di modelli imprenditoriali virtuosi che praticano una maggiore equità retributiva e garantiscono livelli salariali dignitosi; l’introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, in modo da contenere il divario retributivo nel rapporto 20:1; l’eliminazione del divario retributivo di genere.

In tema di spesa pubblica, secondo Oxfam per ridurre le disuguaglianze sono fondamentali servizi pubblici di qualità in ambito sanitario ed educativo, adeguatamente sostenuti dal bilancio pubblico, a cui tutti i cittadini possano avere accesso senza discriminazioni di alcun tipo e senza disparità dovute al contesto territoriale in cui vivono, insieme a misure di protezione sociale per le fasce più povere della popolazione.

In qualità di cittadini, elettori e rappresentanti di una società civile attenta ai grandi problemi del nostro tempo e del nostro paese, Le chiediamo quali politiche Lei ed il suo gruppo politico intendono perseguire una volta al Governo per ridurre i livelli di disuguaglianza, in particolare sui temi sopra evidenziati: fiscalità, lavoro e spesa pubblica.

Nel ringraziare per l’attenzione, confermiamo che tutte le risposte pervenute saranno pubblicate sul sito di Oxfam Italia così da poter informare i nostri soci, donatori e sostenitori della posizione del Suo partito sui temi da noi sollevati.

Restando a disposizione, attendiamo fiduciosi una risposta. Grazie e buon lavoro,

Roberto Barbieri, Direttore Generale, Oxfam Italia
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