Anazwiya, 90 anni, si è rifugiata in Libano con la sua famiglia. Credits: Oxfam

Anazwiya

Lasciare la propria casa e tentare di ricominciare. A 90 anni. Perché la guerra è anche questo.


Libano. Amy Christian, di Oxfam, ha incontrato una donna di 90 anni e le sue nipoti, che vivono in un accampamento di fortuna.  Tutti vogliono tornare a casa, e hanno paura dell’inverno. “Ho più di 20 nipoti. La maggior parte sono qui con me ma alcuni sono ancora in Siria. Siamo partiti sette mesi fa e da allora non ne ho notizie” racconta Anazwiya (il nome significa “capra”, e lei non ha idea del perché l’abbiano chiamata così). Ha il volto ricoperto di tatuaggi, una tradizione beduina. “Prima del matrimonio ti fanno i tatuaggi sul mento, e una volta sposata completano il disegno”. L’inchiostro è nero e scolorito, e le linee si confondono con le rughe della pelle.


“Per 90 anni ho vissuto a Homs. Da qui viene la mia famiglia, quelli che vedete qui. Ma Homs è stata bombardata e così siamo dovuto scappare. Quel giorno ero in visita a mio figlio e non sono nemmeno tornata a casa a riprendere le mie cose. Quando siamo arrivati qui abbiamo pensato che sarebbe stato solo per un mese, ma ne sono passati sette e non so quando potremo tornare. Mi manca casa mia, mi manca Homs, mi manca la Siria”.

Le persone che abbiamo incontrato in questo accampamento si sono dimostrate ottimiste, nonostante il trauma che hanno e stanno passando. E’ chiaro che stanno perdendo la speranza, ma in qualche modo mantengono ancora il sorriso. Seduta accanto a Anazwiya e alle sue nipoti penso che debba aver passato una vita intera di drammi, ma che questo sia  di gran lunga il peggiore.
Per me è particolarmente difficile vivere qui perché non posso camminare e ho il diabete. E’ dura avere fame. Se penso a quello che non posso più fare e al fatto di non poter camminare, sto qui seduta e piango. Giorni fa qui si è allagato tutto e tutto era bagnato. Per fortuna è uscito il sole e abbiamo messo tutto fuori ad asciugare. Ma in inverno pioverà molto di più e non ci saranno giorni di sole”.

Nonostante tutto, Anazwiya è determinata a tornare in Siria. “Se torniamo, possiamo ricostruire quello che non abbiamo più. Ma se stiamo qui abbiamo perso tutto” aggiunge, stringendo forte le mani di una nipote.

Oxfam ha dato alla famiglia di Anazwiya una cisterna d’acqua, latrine, docce e buoni in denaro per pagare l’affitto. Infatti, anche se vivono in uno spiazzo apparentemente deserto, in un rifugio costruito da loro, devono comunque pagare un affitto. Alcuni membri della famiglia sono stati in grado di trovare qualche lavoretto, ma con l’avvicinarsi della brutta stagione anche le opportunità di lavoro scarseggiano, e Anazwiya e la sua famiglia si chiedono come riusciranno a sopravvivere.

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