Giornata mondiale per l’igiene delle mani

Salva una vita con acqua e saponeGiornata mondiale per l’igiene delle mani

Oggi nel mondo 1,6 milioni di persone muoiono per malattie, dovute all’uso di acqua sporca.

1 persona su 3 non ha accesso a servizi-igienico sanitari ed è quindi esposta al rischio di malattie come il colera, il tifo o la dissenteria.

Un gesto semplice come la pulizia delle mani, nei soli paesi in via di sviluppo, potrebbe prevenire ogni anno la morte di 1 milione di bambini (sotto i 5 anni) sui 4 milioni che perdono la vita a causa di malattie diarroiche e polmonite.

SALVA UNA VITA CON ACQUA E SAPONE

Cosa fa Oxfam?

Oxfam porta acqua e servizi igienici nelle emergenze: i nostri kit igienico sanitari contengono tutto il necessario per l’igiene personale, quali sapone, disinfettanti, bustine potabilizzanti e contenitori.

In situazioni di crisi protratta, nei campi profughi o negli insediamenti informali installiamo fontane e lavandini, con particolare attenzione ai bisogni di donne e bambini. Come in Yemen, Siria, Sud Sudan, Burundi, dove centinaia di migliaia di famiglie, devono sopravvivere ogni giorno bevendo o lavandosi con acqua sporca, senza aver accesso a servizi igienici sicuri, perché costretti a sopravvivere in alloggi di fortuna all’interno del proprio paese o a migrazioni forzate verso campi profughi, in paesi altrettanto poveri.

Siria: emergenza epidemie

Colera, epatite, tifo, dissenteria, scabbia, Lehismaniosi. Sono solo alcune delle malattie a cui ad oggi è esposta la popolazione siriana dentro e fuori il paese. La causa principale è nella mancanza di accesso ad acqua pulita e servici igienici di cui sono vittime oltre 7,6 milioni di persone solo in Siria.

1 famiglia su 3 è costretta a rifornirsi di acqua sporca per i propri bisogni quotidiani da pozzi di fortuna o da autotrasportatori privati, perché decine di migliaia di abitazioni non sono più collegate alla rete idrica.

Nelle ultime settimane siamo stati in 50 scuole, nelle aree più povere vicino a Damasco, per spiegare a circa 30 mila bambini esattamente qual è il modo giusto per lavarsi le mani e salvarsi la vita.

Yemen: oltre metà della popolazione senz’acqua

Dopo tre anni di guerra, in questo momento oltre 16 milioni di persone su 29 devono sopravvivere con acqua sporca e non hanno accesso ai servizi sanitari di base. Ecco perché la promozione di norme igieniche tra la popolazione, a partire dal lavaggio delle mani, è oggi assolutamente prioritaria. I volontari di Oxfam spiegano anche casa per casa come purificare l’acqua e usarla per lavarsi le mani in 9 governatorati, raggiungendo più di 1 milione di yemeniti nelle comunità più povere e vulnerabili.

Tanzania e Etiopia: centinaia di migliaia di persone a rischio nei campi profughi

Oltre 420 mila profughi hanno trovato scampo dalla guerra civile in Sud Sudan verso l’Etiopia. In gran parte si trovano nei campi della provincia di confine di Gambella e rischiano di contrarre malattie mortali per via dell’acqua e delle mani sporche (l’intervento realizzato da Oxfam nel quadro del progetto Miglioramento dell’approvvigionamento idrico e delle condizioni igieniche nel campo profughi di Nguenyyiel, Gambella, in Etiopia, è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e altri donatori).

Per il 90% sono donne e bambini senza più nulla, vittime di esodi dimenticati. Fuggiti da un paese, dove oltre la metà della popolazione (5,6 milioni di persone) è esposta al rischio di epidemie come il colera, il tifo, la diarrea acuta per mancanza di accesso all’acqua pulita.

Sia in Sud Sudan che nei campi profughi di Gambella, in Etiopia, promuoviamo l’igiene delle mani, costruendo bagni, lavabi e punti per la raccolta di acqua. 430 mila sud sudanesi, di cui 150 mila bambini, sono già stati soccorsi.

Stiamo portando aiuto anche a migliaia di bambini tra i circa 320 mila profughi, che hanno trovato scampo in Tanzania, in fuga dal conflitto del Burundi, soprattutto nei campi profughi di Nduta e Nayrungusu. Qui per prevenire tifo e dissenteria abbiamo disseminato nei campi decine di kit lava-mani.

DONA ORA: SALVA UNA VITA CON ACQUA E SAPONE

 

 

 

 

Appello alla conferenza donatori crisi siriana

13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto in Siria

Campo profughi di Herjalleh a sud di Damasco_Oxfam al lavoro per portare acqua pulita a 14 mila sfollati della Ghouta orientale_credit Dania Kareh_Oxfam


Lo staff di Oxfam ha distribuito acqua potabile a 14.000 siriani a Ghouta.

13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto: all’indomani di uno dei peggiori anni dall’inizio della guerra in Siria, con altre sette organizzazioni che lavorano nel paese lanciamo un appello per sostenere la risposta umanitaria.

 Cosa sta accadendo in Siria

  • A oggi sono circa 7,3 milioni i siriani intrappolati in aree disseminate di esplosivi, esposti al rischio di attacchi e costretti a sopravvivere senza quasi nessun accesso ai servizi di base.
  • In sette anni vi sono state oltre 400 mila vittime e  quasi 12 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case (6 milioni di sfollati interni e 5,6 milioni di rifugiati fuori dalla Siria).
  • Con l’intensificarsi della guerra portare soccorso alla popolazione è sempre più difficile e dalle parti in conflitto viene spesso negata alle organizzazioni umanitarie la possibilità di soccorrere i civili che rimangono coinvolti negli scontri. L’anno scorso sono stati autorizzati solo 47 su 172 convogli umanitari messi in campo dalle Nazioni Unite, mentre nel 2016 ne 117 su 258 (il 43%).

La Conferenza dei donatori

Il 24 e 25 aprile a Bruxelles, i donatori e i governi  si incontreranno in occasione della seconda conferenza sulla crisi siriana. Devono produrre un risultato concreto per alleviare le sofferenze di milioni di persone allo stremo. Ad oggi la risposta umanitaria ad una delle più gravi crisi degli ultimi decenni è finanziata per il 24%, mentre i bisogni della popolazione continuano ad aumentare in modo esponenziale, anche a causa dei continui attacchi a civili inermi e a infrastrutture chiave come scuole e ospedali.

In Siria oltre 13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti per poter sopravvivere.

Il nostro appello per salvare vite

Le organizzazioni che sostengono l’appello con noi sono:

CARE International, Christian Aid, Humanity and Inclusion, International Rescue Committee, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Save the Children.

Le priorità per la comunità internazionale devono essere garantire la sicurezza dei civili e impegnarsi concretamente nello stanziamento degli aiuti; chiediamo anche un cessate il fuoco duraturo in Siria che dia  la possibilità per le organizzazioni umanitarie di lavorare in sicurezza e impedire la morte di altre persone.

Chiediamo anche un impegno maggiore sul fronte dei reinsediamenti come di altre forme di protezione umanitaria dei più vulnerabili, pari al 10% della popolazione rifugiata siriana. Ad oggi malgrado il reinsediamento venga definito come prioritario da molti governi, meno del 3% di rifugiati è giunto nelle nazioni ricche.  Gli Usa, quest’anno, ne accoglieranno solo undici.”.

Nel 2017 per ogni rifugiato siriano tornato a casa tre sono stati sfollati nuovamente.

Cosa facciamo in risposta all’emergenza siriana

Siamo al lavoro per alleviare le sofferenze del popolo siriano dall’inizio della crisi. In Siria, Libano e Giordania abbiamo già soccorso oltre 2 milioni di siriani garantendo loro acqua pulita, cibo e servizi igienico-sanitari sicuri, e contribuito a garantire un accesso sicuro in Italia a oltre mille siriani dal Libano, portando aiuto ai tanti fuggiti lungo la rotta balcanica in Serbia e Macedonia o in Grecia.

Siria: il nostro aiuto continua

Oggi è il settimo anniversario del conflitto in Siria

Dopo sette anni di guerra, la situazione in Siria è sempre più drammatica:

  • almeno 400.000 siriani sono stati uccisi;
  • più di 13 milioni hanno disperato bisogno di aiuto umanitario;
  • quasi tre milioni di persone sono intrappolate in zone assediate e difficili da raggiungere, come Ghouta orientale;
  • quasi 12 milioni di persone, più della metà della popolazione, hanno lasciato le proprie case, molti per più volte;
  • più di 5.6 milioni di rifugiati vivono nei paesi confinanti, la maggioranza in povertà estrema.

Il lavoro di Oxfam

“Forse il mio lavoro come sarta non è abbastanza per supplire a tutti i bisogni della mia famiglia, ma almeno i miei bambini avranno sempre qualcosa da mangiare, invece che soffrire la fame”

Circa due milioni di persone in Siria, oltre che rifugiati e comunità ospitanti in Giordania e Libano, hanno ricevuto acqua potabile, servizi igienici e cibo, oltre ad aiuti per avere un reddito grazie all’intervento di Oxfam.

Forse il mio lavoro come sarta non è abbastanza per supplire a tutti i bisogni della mia famiglia, ma almeno i miei bambini avranno sempre qualcosa da mangiare, invece che soffrire la fame”.

Amina, 32 anni, vive con la suocera, nuora e i suoi cinque bambini ad Al-Kesweh, vicino Damasco. Ha iniziato da poco a lavorare da casa come sarta per garantire un reddito più stabile alla famiglia. Prima della guerra, suo marito lavorava in fabbrica, ma ora è militare, e non può quindi più provvedere alla famiglia.

L’importanza di portare acqua

Un membro della squadra di Oxfam controlla la qualità dell’acqua da una fontana dove si recano le famiglie di Herjalleh a prendere l’acqua.

Herjalleh è una comunità di 30.000 persone nel sud di Damasco, dove quasi metà della popolazione è sfollata da altri villaggi.

Il rapido aumento della popolazione di Herjalleh ha messo in grande pressione sul sistema idrico locale: un decremento del livello dell’acqua in sei pozzi ha significato una disponibilità dell’acqua ogni due settimane.

L’unico modo per avere accesso all’acqua potabile era utilizzare autobotti private. Molte famiglie erano costrette a pagare 12 dollari al mese per avere l’acqua di cui avevano bisogno: famiglie costrette a scegliere tra acqua, cibo,  medicine, combustibile o altri beni essenziali, dal momento che l’entrata media nella Damasco rurale è di circa 100 dollari al mese. Solitamente è a donne e bambini che spetta l’approvvigionamento idrico, questo li rende vulnerabili a violenze e abusi.

Oxfam ha iniziato a portare l’acqua con le autobotti nei rifugi per gli sfollati e nelle abitazioni di Herjalleh, come parte di un intervento più ampio per garantire acqua potabile ai residenti e agli sfollati. Grazie a questo, le famiglie hanno ricevuto acqua per usi domestici per due mesi.

Nel periodo compreso tra metà dicembre 2017 e metà febbraio 2018 Oxfam ha garantito 250 metri cubi d’acqua potabile al giorno per 54 giorni a più di 2.000 famiglie delle abitazioni e dei rifugi collettivi di Herjalleh, come parte di un programma di emergenza, lavorando contemporaneamente per migliorare l’infrastruttura idrica.

In Sudan si muore di diarrea

Promotrice di salute distribuisce sapone

L’epidemia di diarrea acuta che ha colpito numerose regioni del Sudan a inizio maggio è oggi il principale problema sanitario del paese.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità tra la metà di agosto del 2016 e il 9 giugno 2017 ci sono stati circa 16.600 casi di diarrea, che ha causato 317 morti. Alla fine del 2016 l’epidemia era in declino, ma è insorta di nuovo a maggio di quest’anno. Le zone colpite sono quelle del Nilo Blu, il Darfur, Khartoum, il Nilo Bianco, Gaddarif, il Sud di Gordofan e gli stati di Gazira.

Perché la diarrea è pericolosa?

La diarrea, comune in tutto il mondo, rappresenta un grave problema di salute specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni di scarsa igiene e l’uso di acqua sporca o contaminata contribuiscono alla sua diffusione. Ogni anno colpisce circa 1,5 miliardi di persone ed è responsabile del 21% di tutte le morti nei bambini in età inferiore ai 5 anni, che corrispondono a circa 2,5 milioni di morti nello stesso gruppo di età.

La diarrea è infatti particolarmente grave nei neonati e nelle persone già debilitate, come malati o anziani. Una delle conseguenze più gravi nei neonati è la disidratazione: in casi di diarrea grave o prolungata, anche se si assume acqua, questa non viene assorbita dal corpo. Inoltre la diarrea può portare a uno sbilanciamento negli elettroliti, che può causare aritmia e convulsioni.

Come si cura la diarrea?

Uno dei principali miglioramenti nella riduzione della mortalità è stata l’introduzione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità delle soluzioni reidratanti per bocca; la prevenzione resta comunque il principale mezzo per contrastarla. Questo vuol dire garantire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari.

Lavarsi le mani e bere acqua pulita sono il primo passo per combattere la diarrea, il colera e altre malattie trasmesse attraverso l’acqua.

Cosa facciamo per prevenire la diarrea e salvare vite?

Lavoriamo per garantire a tutti acqua pulita e igiene. In Sudan, il nostro staff sta lavorando per pianificare un intervento nella zona del Darfur che copra il periodo almeno fino a settembre.

  • In particolare nel Sud Darfur, dove secondo i dati del Ministero della salute vi sono stati 376 casi e 27 morti, vogliamo aumentare le analisi dei campioni dell’acqua, anche a livello familiare. Sarà quindi necessario pulire le cisterne e i container, e disinfettare i pozzi. Vogliamo anche sostituire 200 latrine contaminate, e disinfettare quelle delle scuole e delle famiglie nella zona di Kalma, monitorandone pulizia e igiene. Con l’aiuto di promotori di salute appositamente formati organizzeremo sessioni informative per sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle pratiche igieniche di prevenzione, distribuendo sapone e kit igienici.
  • Nel Nord Darfur lavoriamo nei campi per sfollati di El Salam e Abu Shouk, dove i promotori di igiene si sono recati presso le famiglie raggiungendo circa 5.000 persone tra donne, uomini e bambini, disseminando pratiche di prevenzione. Nella città di Kebkabiya sono state disinfettate 18 cisterne e 6 pozzi, e organizzata una campagna di pulizia.
  • A partire da metà luglio abbiamo iniziato inoltre a lavorare nel Darfur orientale, formando 28 promotori di salute che si recano quotidianamente nelle abitazioni del campo di El Nimir per coinvolgere le famiglie in attività di informazione e prevenzione.
Aiutaci a combattere la diarrea

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

Aiutamo i civili esausti e traumatizzati, in fuga da Tal Afar e dal’ISIS, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua. Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Un milione di sud sudanesi trova rifugio in Uganda

Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda offre rifugio a un milione di rifugiati. Eppure, tra i paesi ospitanti, è tra quelli che ricevono meno fondi

Yemen, il colera è il colpo finale

Sono già salite a più di 1300 le vittime del colera che ha colpito la popolazione yemenita, già gravemente debilitata dalla fame e dalle ferite della guerra.

Lavarsi le mani salva la vita

Acquistando una saponetta Il Gufo porterai acqua e igiene nelle emergenze

Lavarsi le mani salva la vita

Oggi in tutto il mondo si celebra un gesto semplice, che tutti noi compiamo quotidianamente ma che nel Sud del mondo non è così scontato – e che permette di salvare milioni di vite: lavarsi le mani! Acqua e sapone rappresentano una vera barriera contro germi e batteri, che ogni giorno costano la vita di 800 bambini, vittime di diarrea, polmonite e malattie causate dalla scarsa igiene.

748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) vivono senza accesso all’acqua potabile e 2,5 miliardi sono prive di servizi igienico-sanitari a causa di guerre e catastrofi naturali. 

Acqua e sapone sono anche le nostre “armi” in ogni situazione di emergenza, dai campi per rifugiati in Giordania fino al Sud Sudan dove il colera è endemico.

Cosa puoi fare tu

Scegli i regali solidali

Sostieni il nostro lavoro nel porre fine alla povertà nel mondo.

Salva e ricostruisci insieme a noi la vita delle persone nelle emergenze. Aiuta le comunità a costruire il proprio futuro. Affrontiamo insieme le cause della povertà: disuguaglianza, discriminazione contro le donne e cambiamento climatico.

Biglietto Acqua e sapone per portare acqua e igiene nelle emergenze

Lavarsi le mani è il primo gesto per impedire la trasmissione di malattie potenzialmente mortali. Insieme al sapone, insegniamo a tutti come farlo, e perché è così importante.

Scegli questo regalo e porta acqua e servizi igienico sanitari nelle emergenze.

Dacci #20SECONDS

Oggi insieme con l’azienda Il Gufo lanciamo #20SECONDS: un’iniziativa che vuole sensibilizzare mamme e bambini su un gesto semplice, come lavarsi le mani insieme, che può aiutare a salvare delle vite in situazioni di emergenza.

Acquistando una saponetta Il Gufo porterai acqua e igiene nelle emergenze

Acquistando una saponetta – con una donazione responsabile di 10,00 Euro – in tutti i punti vendita Il Gufo e online sul sito oxfamitalia.it tutto il ricavato della vendita sarà devoluto a sostegno dei nostri progetti per impedire il diffondersi di epidemie e quindi l’aggravarsi di situazioni di emergenza nel mondo date da eventi climatici estremi, conflitti e malattie.

Aderiscono all’iniziativa i punti vendita di Milano, Roma, Treviso, Parigi e gli outlet di Marcianise, Noventa di Piave e Serravalle.

Il Gufo

Il Gufo è un marchio italiano di abbigliamento haut de gamme per bambini, specializzato nella produzione e distribuzione di collezioni da 0 a 14 anni.

Nata da una piccola realtà artigianale, oggi Il Gufo è un’azienda internazionale, con sede ad Asolo e con una distribuzione in oltre 45 paesi, che non ha mai perso di vista il proprio DNA espresso chiaramente nel payoff “Bambini vestiti da bambini”. Qualità dei materiali, costante ricerca tessile e attenzione ai minimi dettagli, sono i valori che ancora oggi sono alla base della filosofia del brand.

Gaza senz’acqua

Un camion carico d’acqua a Gaza.

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua abbiamo pubblicato il rapporto Gaza senz’acqua per denunciare che a due anni e mezzo dal conflitto del 2014, oltre 1,8 milioni di abitanti hanno un limitatissimo accesso all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari.

L’emergenza idrica a Gaza

Il sistema straordinario disegnato dalla comunità internazionale per la ricostruzione post-bellica (il cosiddetto Gaza Reconstruction Mechanism-GRM) non riesce ancora a rispondere ai bisogni dei quasi 2 milioni di abitanti della Striscia “intrappolati” in una delle zone più densamente popolate del mondo.

Il 95% della popolazione – anche solo per bere e cucinare –  dipende dall’acqua marina desalinizzata fornita dalle autocisterne private. A questo si aggiunge un sistema fognario del tutto inadeguato con oltre un terzo delle famiglie che non è connesso al sistema delle acque reflue. Una situazione di carenza idrica di cui fanno le spese soprattutto donne e bambini, che in molti casi sono costretti a lavarsi, bere e cucinare con acqua contaminata e si trovano esposti così al rischio di diarrea, vomito e disidratazione.

Una situazione drammatica, aggravata degli effetti del decennale blocco di Israele sulla Striscia.

Il blocco di Israele sulla Striscia di Gaza

Siamo di fronte a una situazione di “stallo”, nel processo di ricostruzione, considerando che:

  • una lista di ben 2.950 materiali necessari per ricostruire le infrastrutture essenziali per la fornitura di acqua e di servizi igienico sanitari ancora è in attesa di approvazione per poter entrare nella Striscia;
  • solo il 16% dei materiali destinati a progetti di ricostruzione di infrastrutture idriche, sottoposti all’approvazione dell’attuale sistema, hanno passato il blocco imposto dalle autorità israeliane;
  • per la maggior parte dei materiali necessari per le infrastrutture idriche –  che sono ritenuti utilizzabili sia per scopi civili che militari dalla autorità israeliane- si deve attendere tra i 61 e i 100 giorni per il responso di idoneità e poter entrare a Gaza;
  • meno della metà dei progetti per la ricostruzione delle infrastrutture idriche e per l’erogazione dei servizi igienici essenziali, previsti dall’attuale sistema di ricostruzione, sono stati completati.

Cosa chiediamo al governo di Israele:

  • di porre fine immediatamente al blocco sulla Strscia
  • di aprire tutti i valichi da e verso Gaza
  • di rimuovere con urgenza dalla “dual use list” materiali fondamentali per progetti umanitari e di sviluppo.

Cosa chiediamo all’Autorità palestinese e le autorità politiche che de facto controllano Gaza:

  • di dare priorità alla riconciliazione
  • di favorire la comunicazione e il coordinamento tra Gaza e la Cisgiordania
  • di assumere un ruolo di leadership più forte nella ricostruzione e nello sviluppo.
Sostieni l’intervento di Oxfam a fianco della popolazione di Gaza, attraverso la campagna #Savinglives

Fame e sangue a Gaza

2 milioni di abitanti intrappolati nella Striscia di Gaza, in maggioranza rifugiati, sono ormai allo stremo. Quasi la metà della popolazione non ha cibo a sufficienza. Oxfam al momento sta aiutando 258.000 persone fornendo cibo, acqua e servizi igienici vitali, ma la situazione umanitaria è disperata.

Uragano Irma, migliaia di sfollati

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico…

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

Aiutamo i civili esausti e traumatizzati, in fuga da Tal Afar e dal’ISIS, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua. Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Ad Aleppo per pianificare nuovi aiuti

Il 20 dicembre scorso una nostra squadra si è recata presso il distretto di Masaken Hanano, ad Aleppo, in cui si trovano oggi circa 19.000 persone, per valutare i bisogni idrici e igienici dei civili siriani, sfollati in questa zona che alla fine di Novembre è stata ripresa dall’esercito siriano e dai suoi alleati. La squadra, composta da 5 membri, ha effettuato un sopralluogo in 16 edifici su 150, quasi tutti gravemente danneggiati. La maggior parte delle cirsterne sono andate distrutte a causa dei combattimenti, e la maggior parte dei rubinetti negli appartamenti sono inutilizzabili.

Per venire incontro ai bisogni idrici più urgenti, la Croce Rossa arabo siriana ha installato 20 cisterne con capacità di 5.000 litri ciascuna, che riforniscono circa 6.600 persone, secondo fonti Unicef. Per gli altri civili della zona, rimangono le autobotti e i pozzi. Alcune organizzazioni locali hanno cominciato a distribuire aiuti, come pasti caldi, abiti, alimenti e denaro.

Stiamo pianificando un intervento in 62 edifici, tra cui i 16 visitati durante il sopralluogo (ciascuno dei quali ha 5 piani, con 4 appartamenti per piano di 2 o 4 stanze). Questi palazzi ospitano 41 famiglie (200 bambini, 60 donne, 40 uomini). Dieci famiglie sono tornate dopo che il governo ha ripreso il controllo della zona, mentre gli altri sono sfollati da varie parti di Aleppo Est.

C’è un enorme bisogno di taniche per l’acqua, kit igienici, porte e finestre per le abitazioni, scaldabagni, anche in previsione ai mesi invernali più freddi che attendono gli sfollati di Aleppo.

Alaa, 10 anni, ha perso suo padre due anni fa, e vive con la madre e otto fratelli e sorelle. Si sono rifugiati qui a Masaken Hanano da poco, fuggendo da est Aleppo, assediata dall’esercito siriano e dai suoi alleati per mesi. Ricorda la sua vita a Est Aleppo come paura e povertà. Senza l’unica persona che potesse provvedere a loro, la famiglia ha lottato per sopravvivere. Hanno venduto le poche cose che erano loro rimaste, dal momento che il cibo che ricevevano di tanto in tanto non era mai sufficiente. Spesso, Alaa e la sua famiglia andavano a letto a stomaco vuoto. Ora a Masaken Hanano abitano in un appartamento vuoto senza acqua o mobili. Ogni giorno, Alaa deve fare più di un’ora di fila per riempire la sua tanica d’acqua. Subhi invece ha 55 anni, ed è uno dei proprietari degli appartamenti recentemente tornati a Masaken Hanano.

Anche Ahmad, 52 anni e quattro figli, è tornato da poco a Masaken Hanano. Per quattro anni si è spostato con la famiglia da un luogo a un altro. Nel 2012, ha lasciato la sua casa per la prima volta per andare in un’altra zona di Aleppo, dove però non riusciva a pagare l’affitto; si è quindi spostato in un residence universitario, dove l’intera famiglia viveva in una stanza garantitagli dall’ente per cui lavorava. Oggi è tornato in una casa quasi interamente distrutta, ma è felice di avere un tetto sulla testa finalmente suo.

 

Haiti in ginocchio dopo il passaggio dell’uragano Matthew

Gli effetti dell’uragano nella zona in cui lavoriamo a Ganthier

Man mano che le squadre di Oxfam si avvicinano alle zone più colpite dall’uragano Matthew, ad Haiti, i danni diventano più evidenti, così come i bisogni delle comunità. Secondo la protezione civile, i morti sono più di 300 solo nel dipartimento del Sud, il più colpito, ma il numero delle vittime è destinato ad aumentare. In totale, si parla di più di 900 morti. In migliaia hanno perso le proprie case, solo nel Sud 29.000 abitazioni sono state distrutte e si stimano 350.000 persone bisognose di assistenza.

Jean Claude Fignole, direttore dei programmi di Oxfam ad Haiti, ha dichiarato: “Abbiamo paura che questi numeri aumentino considerevolmente. Il bisogno più urgente riguarda la disponibilità di acqua potabile, per prevenire la diffusione di malattie, così come cibo e altri beni essenziali.

Nel lungo periodo il pericolo è l’aumento dei casi di colera, e di malnutrizione, dovuta alla perdita dei raccolti. E’ assolutamente necessario che la comunità internazionale si mobiliti a fianco della popolazione haitiana.”

Il nostro personale ha iniziato la distribuzione degli aiuti nelle città di Saint Louis du Sud, Maniche, Les Cayes e Cavaillon, le zone più colpite dall’uragano, in cui lavora direttamente anche Oxfam Italia. Abbiamo distribuito Kit igienico sanitari, bustine potabilizzanti e materiale da costruzione, e ripareremo o installeremo anche cisterne per la distribuzione dell’acqua. Una delle zone colpite è anche quella di Ganthier, al confine con la Repubblica Dominicana, dove lavoriamo per assistere i piccoli produttori e i venditori nei mercati binazionali della frontiera, favorendo la nascita di imprese e cooperative e promuovendo i diritti dei lavoratori informali.

Anche la capitale di Haiti, Port-au-Prince, ha riportato danni, anche se in misura minore rispetto al Sud del paese. Marcele Duby, che abita nel quartiere di Truitier a Port-au-Prince, ci ha raccontato: “Se fosse successo nel mezzo della note avrei perso i miei figli. Ma era giorno, e così li ho salvati. L’acqua in casa mi arrivava alla vita.  Avevo paura, perché se l’acqua fosse salita ancora, non avremmo potuto fare niente”

60.000 haitiani vivono ancora in campi per sfollati dopo il terremoto del 2010 che causò più di 230.000 vittime. Molti di loro hanno perso il poco che avevano a causa dell’uragano. Molte strade della capitale sono completamente allagate.

Jimmy Leys, che abita nel quartiere di Ti-Ayiti, esprime le sue preoccupazioni per il diffondersi di malattie: “i bambini si ammaleranno, perché le inondazioni causano epidemie. Alcune donne incinta sono già malate. La diarrea e la malaria sono molto diffuse qui”.

Chiediamo che la comunità internazionale intervenga attraverso una risposta umanitaria immediata a sostegno della popolazione haitiana. Il governo haitiano, le organizzazioni internazionali e locali devono lavorare insieme. La priorità è quella di salvare vite. La perdita dei raccolti e gli allagamenti rendono le comunità colpite estremamente vulnerabili alla fame e alle malattie, che debbono essere prevenute a ogni costo.

 

Aleppo muore

Da oltre cinque giorni ad Aleppo, oltre un milione e mezzo di persone è senz’acqua.  Mentre intorno alle infrastrutture idriche principali la battaglia infuria e l’offensiva russo-siriana è entrata ormai nella terza settimana, è stata tagliata la corrente elettrica alle stazioni di pompaggio che permettono il rifornimento di acqua alla popolazione. Per questo motivo adesso uno dei rischi principali è che i civili contraggano malattie trasmesse attraverso l’acqua contaminata.

Al momento la popolazione in entrambe le parti della città – sia ad Aleppo est sotto il controllo dell’opposizione che ad Aleppo ovest sotto il controllo del governo – si rifornisce di acqua dai pozzi o grazie a quella consegnata dai camion, su cui spesso la popolazione non può fare affidamento e che a volte proviene da fonti contaminate. Nel frattempo due delle principali stazioni di pompaggio sono chiuse da diversi giorni: quella di Suleiman al-Halabi, che rifornisce la maggior parte della città  (dove abbiamo installato un generatore per fornire energia elettrica alla stazione per ovviare ai cali di tensione della rete elettrica) è inservibile a causa degli scontri in corso dentro e fuori alla zona; mentre  quella  di Bab al-Nairab è stata danneggiata negli attacchi aerei condotti dall’aereonautica militare russa o siriana.

Tagliare l’acqua alla popolazione è un crimine di guerra. – afferma il responsabile delle emergenze umanitarie, Riccardo Sansone – Le parti in conflitto devono immediatamente sospendere gli attacchi sulle strutture civili come scuole, ospedali, abitazioni e infrastrutture idriche. In questo momento è prioritario consentire la riparazione alla rete idrica, sospendendo la battaglia nelle aree chiave della città, per permettere l’accesso all’acqua pulita per centinaia di migliaia di civili ad Aleppo”.

“La rete idrica, in alcune aree, è danneggiata al punto che sono visibili i crateri delle bombe diventati pozzanghere di acqua e fango” – racconta Basma, 35enne residente ad Aleppo Est.

“Andare a prendere l’acqua dai pozzi ogni giorno è una scommessa – aggiunge Nassim, 65enne anche lui residente ad Aleppo Est –  Non sei mai sicuro se l’acqua sia pulita o contaminata”.

“Fare la fila per avere l’acqua è una fatica che richiede tempo, e comprare l’acqua sta diventando sempre più costoso – conclude Walid 35 enne, di Aleppo ovest –  Se vuoi avere l’acqua per primo dai camionisti devi pagare di più. L’inverno è in arrivo e non abbiamo elettricità, né carburante a disposizione. La situazione sta diventando insostenibile”.

L’esercito siriano e i loro alleati, sostenuti dai bombardamenti aerei russi e siriani, hanno lanciato un’operazione militare il 22 settembre per riprendere il controllo di Aleppo est, dove 250 mila persone sono intrappolate senza accesso agli aiuti e devono fronteggiare costanti attacchi aerei. I rapporti giornalieri parlano di feriti, vittime e danni alle infrastrutture essenziali per la sopravvivenza della popolazione.

“Gli orrori in corso ad Aleppo sono in costante aumento. – continua Sansone – Il fatto che il bombardamento della città sia condotto e supportato un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in disprezzo delle risoluzioni approvate, è uno scandalo che rappresenta un travisamento degli obiettivi di quello stesso organismo internazionale creato per promuovere pace, stabilità e il rispetto dei diritti umani. – conclude Sansone – Gli altri membri permanenti e non del Consiglio di Sicurezza dovrebbero appoggiare una risoluzione chiedendo l’immediata sospensione degli attacchi aerei su Aleppo, per permettere la distribuzione degli aiuti ad una popolazione allo stremo”.

Oltre ad aver istallato un generatore da 2000 KVA a Suleiman al-Halabi, noi abbiamo rifornito tre pozzi ad Aleppo ovest in grado di produrre circa 500 mila litri al giorno di acqua e installato otto sistemi per la purificazione sul fiume Qweik in grado di fornire altri 500 mila litri d’acqua. Tuttavia quattro di essi al momento devono essere riparati dopo i danni subiti a causa del conflitto. Abbiamo inoltre a disposizione 3500 kit igienici pronti per essere distribuiti nell’area di Aleppo est, ma al momento è impossibile accedere alla parte orientale della città sotto il controllo delle forze di opposizione.

Uragano Matthew, la pianificazione dell’intervento

L’uragano Matthew è arrivato, e ha colpito duramente le comunità della costa di Haiti e Repubblica Dominicana. Il nostro staff sta lavorando per valutare i danni e i possibili interventi. Alcune testimonianze confermano che nel Sud di Haiti vi sono stati gravi danni.

Siamo al lavoro per rispondere tempestivamente ai bisogni più urgenti.

Nella capitale di Haiti, Port-au-Prince, case e ponti hanno subito gravi danni ma è la punta meridionale del paese, Grande Anse, Nippes, Sud e i dipartimenti del Sudest, a subire le conseguenze dell’alluvione.
Jean Claude Fignolé, direttore della campagna di Oxfam ad Haiti ha dichiarato: “La nostra prima risposta si concentrerà su come salvare vite fornendo kit igienico sanitari per evitare la diffusione del colera. In questo momento ci sono almeno 10.000 persone sfollate e in cerca di un rifugio sicuro, acqua e cibo. “

Nella Repubblica Dominicana, quasi 22.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Da sabato, quattro sono le vittime. La parte meridionale del paese è la più colpita, comprese le province di San Cristobal, Azua, Barahona, Bahoruco e Pedernales.

Il nostro staff, insieme con i partner locali, ha iniziato la valutazione dei bisogni prioritari, soprattutto nella zona vicino al confine con Haiti.

Carlos Arenas, direttore umanitario di Oxfam in Repubblica Dominicana, ha dichiarato: “Stimiamo che ci sarà un bisogno immediato di acqua potabile e rifugi, ma il problema principale sarà l’impatto sulle persone più vulnerabili. Il paese si trova ad affrontare condizioni meteorologiche estreme e imprevedibili – abbiamo appena vissuto una grave siccità che ha danneggiato il raccolto, e ora subiamo l’estrema inondazione provocata dall’uragano.” Oxfam oltre a fornire kit d’emergenza per l’acqua potabile e igiene ai più bisognosi, si sta attivando per riparare reti idriche e fognarie per prevenire la diffusione di infezioni e malattie trasmesse dalle zanzare come Zika, Chikungunya e la malaria.
L’uragano Matthew rimane una calamità di categoria 4 con prossimo obbiettivo Cuba. Oxfam è già pronta a intervenire con una squadra per questa zona che è considerata altamente vulnerabile, ed è pronta a coordinare con il governo cubano una prima risposta di emergenza e un piano di ricostruzione.

“Ci stiamo concentrando prioritariamente sulla distribuzione di acqua potabile e kit igienico-sanitari per prevenire la diffusione di epidemie come il colera tra la popolazione – afferma Camilla Stecca, dell’ufficio emergenze umanitarie di Oxfam Italia –  In questo momento ci sono almeno 10 mila sfollati, che necessitano di ricoveri sicuri, acqua e cibo”.

“Secondo le prime stime, nell’immediato ci sarà bisogno di acqua pulita e di riparo per gli sfollati. – continua Gabriele Regio, responsabile degli interventi di Oxfam Italia tra Haiti e Repubblica Dominicana – Sarà inoltre prioritaria la valutazione dell’impatto che l’uragano Matthew ha avuto sui mezzi di sostentamento delle comunità più vulnerabili, che devono all’agricoltura la propria sussistenza. Nella regione si stanno alternando condizioni climatiche estreme ed imprevedibili, con un rapido passaggio dalla grave siccità che ha danneggiato nell’ultimo periodo i raccolti, alle alluvioni adesso causate dall’uragano Matthew”.